L’assegno di divorzio resta anche con la nuova convivenza
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2 Mar 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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L’assegno di divorzio resta anche con la nuova convivenza

L’obbligo di versamento dell’assegno divorzile viene meno solo se l’interessato dimostra al giudice che l’ex ha ormai una nuova famiglia di fatto dalla quale può trarre risorse economiche.

 

Il coniuge conserva il diritto all’assegno di divorzio anche se convive con il nuovo partner qualora la convivenza non sia stabile e continuativa e non vi sia condivisione di spese.

È quanto affermato da una recente ordinanza della Cassazione [1] in linea con l’orientamento interpretativo in materia.

 

Affinché cessi l’obbligo di corresponsione dell’assegno divorzile da parte dell’ex non basta il semplice rapporto di convivenza del coniuge beneficiario con un nuovo partner.

 

Occorre che la convivenza sia stabile e continuativa, che i soggetti abbiano un progetto di vita comune e costruiscano dunque una famiglia di fatto in cui vi è condivisione di spese e risorse. Difatti è naturale che chi si rifà una famiglia deve rinunciare al sostentamento da parte dell’ex coniuge, perché può ormai fare affidamento sulle risorse derivanti dalla nuova famiglia di fatto.

Ciò si spiega con la funzione assistenzialistica dell’assegno divorzile, volto ad evitare che, a causa del divorzio, si deteriorino le condizioni patrimoniali e vitali del coniuge economicamente più debole, almeno fino a quando egli non contragga un nuovo matrimonio o l’obbligato muoia o fallisca.

 

La nuova convivenza che abbia i requisiti della famiglia di fatto ha lo stesso valore di un nuovo matrimonio e pertanto scinde completamente ogni nesso assistenzialistico con il precedente rapporto coniugale. Ne deriva la necessità di escludere l’assegno divorzile.

Ricade però sul soggetto obbligato la dimostrazione del venir meno delle ragioni dell’assegno divorzile e quindi la prova della nuova convivenza stabile e continuativa dalla quale l’ex può trarre il proprio sostentamento economico.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 19 novembre 2015 – 2 marzo 2016, n. 4175
Presidente Dogliotti – Relatore Bisogni

Rilevato che:
1. Il Tribunale di Civitavecchia, con sentenza del 4 febbraio 2011, ha dichiarato la cessazione degli effetti civili del matrimonio fra G.D. e R.C. e ha respinto la domanda della C. intesa al riconoscimento del diritto a un assegno divorzile ritenendo la presumibile sussistenza di redditi in capo alla richiedente, che aveva iniziato una convivenza con un nuovo compagno e svolgeva lavori saltuari come donna delle pulizie, laddove il D. non aveva la disponibilità della casa coniugale e poteva disporre di un reddito di 1.000 euro mensili.
2. La Corte di appello ha riformato la decisione di primo grado riconoscendo alla C. un assegno di 250 euro mensili rilevando che a fronte del reddito lordo percepito dal D. (18.194 euro annui) la C. non ha redditi adeguati dato che svolge attività lavorativa saltuaria e “in nero”, è nella disponibilità della casa familiare in comproprietà con £1 D. ma l’assegnazione è stata revocata dal Tribunale essendo il figlio F., trentacinquenne, del tutto autonomo economicamente e non più convivente, non risulta che la relazione con il nuovo compagno sia caratterizzata da stabilità della convivenza e condivisione delle

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[1] Cass. ord. 4175 del 2.3.16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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