Multa strisce blu valida anche se nelle vicinanze non ci sono parcheggi gratuiti
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2 Mar 2016
 
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Maria Monteleone
 


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Multa strisce blu valida anche se nelle vicinanze non ci sono parcheggi gratuiti

L’obbligo del Comune di lasciare aree di parcheggio gratuito nelle zone limitrofe ai parcheggi a pagamento non si applica se si tratta di area pedonale, zona a traffico limitato o di rilevanza urbanistica.

 

Il Comune può derogare all’obbligo di affiancare ai parcheggi con strisce blu aree di sosta gratuita qualora si tratti di zone a traffico limitato, aree pedonali, zone di particolare rilevanza urbanistica come i centri storici.

Pertanto è inutile il ricorso contro la multa elevata sulle strisce blu per parcheggio non pagato qualora questo rientri in una delle zone predette.

È quanto precisato da una recente sentenza della Cassazione [1].

 

Il codice della strada [2] dispone che qualora il Comune assuma l’esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l’installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta, su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare una adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta.

 

A tal proposito le Sezioni Unite della Cassazione hanno affermato che sono annullabili le contravvenzioni elevate agli automobilisti che abbiano omesso il pagamento della sosta nelle cosiddette strisce blu, indicative di parcheggio a pagamento, qualora, nelle zone limitrofe, manchino aree di sosta gratuita, escludendo da queste le zone con disco orario, lo scarico di merci e gli stalli per disabili.

 

Tuttavia, sempre il codice della strada, prevede che l’obbligo di riservare aree di sosta gratuite non si applica per le zone definite area pedonale o a traffico limitato ed in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico.

 

Prima di impugnare l’eventuale multa è allora opportuno verificare come il piano urbano del Comune considera la zona in cui si trovano i parcheggi a pagamento: se si tratta di zone con caratteristiche di area centrale in funzione delle brevissime distanze dal centro storico, della consistente domanda di parcheggi e le cui condizioni di traffico giustificano la deroga al principio generale previsto dal codice della strada, il ricorso è sconsigliato in quanto la multa è pienamente valida e non annullabile.


[1] Cass. sent. n. 4130 del 2.3.16.

[2] Art. 7, c. 8, cod. della strada.

 


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Commenti
3 Mar 2016 Avv. Amerigo Galatola

In sostanza, le contravvenzioni sono sempre nulle se sono elevate su di un’area che non rientra tra quelle esonerate dall’obbligo di predisporre aree libere di parcheggio. Per quanto concerne queste ultime, stando alla seconda parte del comma 8 dell’art. 7 C.d.S., infatti, stiamo parlando delle zone definite a norma dell’art. 3 “area pedonale” e “zona a traffico limitato” nonché quelle definite “A” dal D.M. lavori pubblici 2/04/1968, n. 1444 (art. 2 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16/04/1968) ed altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla Giunta, nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico (in merito, Cfr. Cass. Civ. Ord. Del 3/09/2014, n. 18575).
In ogni caso, è bene precisare che, in mancanza dell’esibizione, a cura della P.A., dell’ultimo piano stradale (della via ove elevata la contravvenzione e strade adiacenti) ove si evinca la chiara determinazione della “ripartizione delle strade tra aree di sosta a pagamento e gratuite”, il Giudice dovrà dichiarare comunque l’illegittimità e conseguente nullità e inefficacia del verbale di accertamento opposto che andrà, ad ogni effetto di legge, annullato.
E’ importante tenere presente, infatti, che l’onere della prova è a carico della P.A. e non del cittadino.
Infatti, l’Ordinanza n. 18575 del 3/09/2014 della Suprema Corte di Cassazione espressamente statuisce: “nel giudizio di opposizione a verbale di accertamento di infrazione del codice della strada, grava sull’autorità amministrativa opposta – a fronte di una specifica contestazione da parte dell’opponente che lamenti la mancata riserva di una adeguata area destinata a parcheggio libero – la prova dell’esistenza della delibera che escluda la sussistenza di tale obbligo”.
Non è, quindi, un onere per il cittadino che, pertanto, non è costretto a procurarsi una pianta urbana ed improvvisarsi perito di sé stesso. Per la Cassazione, in sostanza, spetta all’Amministrazione produrre di fronte al giudice le ordinanze che regolano l’area.
Per quanto concerne l’onere della prova, nello specifico, la pronuncia costituisce attuazione del più generale principio, già espresso dal giudice di legittimità in precedenti arresti, secondo il quale, nel giudizio di opposizione a sanzione amministrativa, l’Amministrazione, sebbene formalmente convenuta in giudizio, assume sostanzialmente la veste di attrice spettando quindi alla medesima, ai sensi dell’art. 2697 c.c., fornire la prova dell’esistenza degli elementi di fatto integranti la violazione contestata, mentre compete all’opponente, che assume formalmente la veste di convenuto, la prova dei fatti impeditivi o estintivi (in merito, Cfr. Cass. Civ., sez. II, 20/01/2010, n. 927; Cass. Civ., sez. I, 07/03/2007, n. 5277).