Mutui: l’espropriazione senza pignoramento ci sarà. Ma serve l’accordo
Editoriali
3 Mar 2016
 
L'autore
Angelo Greco
 


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Mutui: l’espropriazione senza pignoramento ci sarà. Ma serve l’accordo

Pronto il decreto legislativo sulla possibilità, per le banche, in caso di mancato pagamento di 18 rate del mutuo, di mettere in vendita l’immobile senza passare dalle aste giudiziarie.

 

Il decreto legislativo, che recepisce la direttiva comunitaria sui mutui ipotecari, e che prevede la possibilità dell’esproprio degli immobili, da parte delle banche, senza la previa procedura di pignoramento, si farà: il Governo incassa le critiche, ma va comunque avanti per la sua strada.

 

Come avevamo anticipato in “Mutuo, la banca prima finanzia l’acquisto dell’immobile, poi lo vende”, con la scusa di attuare la normativa comunitaria, l’Italia e l’Europa intera stanno per fare un grosso regalo alle banche: a queste, infatti, sarà concesso di inserire, nei contratti di finanziamento, una clausola con cui si faranno autorizzare, dal cliente mutuatario, a vendere l’immobile nel caso in cui questi non paghi 18 rate del mutuo (il limite è stato innalzato, dalla precedenti 7 rate, nell’ultima versione della bozza). L’eventuale differenza tra il prezzo della vendita, le spese e gli importi ancora dovuti alla banca andrà al proprietario. Che però resterà senza casa.

 

La disposizione, dettata al fine di accelerare le vendite degli immobili in caso di morosità protratta del mutuatario (situazione che, certo, non giova comunque all’economia nazionale), finisce però per creare degli evidenti deficit di tutela nei confronti dei consumatori.

 

Il primo problema è la stima dell’immobile prima della vendita: il perito chiamato a tale compito sarà davvero così indipendente dalla banca nel determinare il valore di mercato del bene? Oppure cederà alle pressioni del creditore che, interessato all’immediata vendita, chiederà che lo stesso venga deprezzato onde rendere più agevole la ricerca di offerenti?

 

Il secondo e sicuramente più sentito problema è quello della determinazione del momento dell’inadempimento: quando potrà la banca avvalersi della facoltà di “acquisire” e vendere il bene finanziato senza ricorrere al pignoramento? In altre parole, dopo quante rate insolute scatterà l’esproprio? E soprattutto, sarà sempre possibile la vendita dell’immobile anche se la residua parte del mutuo ancora da versare risulta irrisoria rispetto invece a quella già corrisposta? Tanto per fare un esempio, il consumatore che abbia ottenuto un finanziamento di 100mila euro, da restituire in 100 rate da mille euro l’una, e abbia già restituito alla banca 90mila euro, potrà davvero perdere la casa per il semplice inadempimento delle ultime 10 rate?

 

Se non ci fossero di mezzo i diritti degli italiani ci farebbe sorridere la dichiarazione rilasciata dal Presidente dell’Abi, il quale, nel voler tranquillizzare il popolo degli indebitati, ha chiarito che il testo non riguarda i mutui passati ma solo quelli futuri e che, in ogni caso, la previsione di tale clausola “è lasciata alla libera contrattazione tra le famiglie e gli istituti bancari”. Evidentemente, il nostro caro Presidente non ha mai avuto la necessità di chiedere un finanziamento e non si è mai preoccupato di verificare, in prima persona, come avvengono quelle che lui chiama “trattative”. Trattative del tutto fantomatiche, dove il consumatore – ammesso e non concesso che abbia la preparazione tecnica o la capacità di comprendere le lunghe e spesso ostiche clausole – è posto di fronte a una sola alternativa: accettare o meno il contratto per come è stato predisposto unilateralmente dalla banca. Da un lato egli ha la casa dei suoi sogni, il nido della sua famiglia e l’immobile che spera di tramandare ai propri figli, dall’altro lato solo un cumulo di carte che – spera – il suo avvocato sappia comprendere meglio di lui, ma che, al momento della firma, costituisce solo un valicabilissimo limite al raggiungimento del suo obiettivo. Così firma. Alla faccia della trattativa.


Autore immagine: 123rf com

 


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