Pignoramento dello stipendio sul conto: quanto si prende il creditore?
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3 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Pignoramento dello stipendio sul conto: quanto si prende il creditore?

Non sono riuscito a pagare delle rate e ora aspetto il pignoramento in busta paga o sul conto corrente dove mi accreditano lo stipendio: percepisco uno stipendio di circa 2200 euro, quanto mi possono pignorare?

 

Il pignoramento dello stipendio o del conto corrente rientra tra le forme del cosiddetto pignoramento presso terzi, il quale, con riferimento ai redditi di lavoro dipendente, può operare fino a un massimo di 1/5 per quanto riguarda i creditori privati, mentre, nel caso di Equitalia, parte da un minimo di 1/10 (per stipendi fino a 2.500 euro), arriva a 1/7 (per stipendi tra 2.500,01 euro e 5.000 euro) e può arrivare massimo a 1/5 (ma solo per stipendi da 5.000,01 euro a salire). Bisogna però fare una distinzione.

 

 

Il pignoramento dello stipendio

La regola del limite massimo 1/5 dello stipendio opera sempre quando il creditore notifica il pignoramento al datore di lavoro. In tal caso, sarà quest’ultimo a decurtare il 20% della busta paga e a versarlo al creditore. Perché ciò avvenga, è necessaria la notifica prima dell’atto di precetto e, successivamente, del vero e proprio atto di pignoramento presso terzi. Quest’ultimo verrà consegnato tanto al debitore quanto al datore di lavoro (cosiddetto “debitore del debitore”). L’atto contiene l’invito al debitore e al terzo pignorato di presentarsi in udienza davanti al giudice dell’esecuzione. In quella sede, il datore di lavoro riceverà l’ordine del giudice di accantonare 1/5 su ogni busta paga e versarlo al creditore, mese per mese, fino ad estinzione totale del debito.

 

 

Il pignoramento del conto corrente

Diverso è il discorso per quanto riguarda il pignoramento del conto corrente. In tal caso bisogna operare una serie di distinzioni:

 

1 – se sul conto corrente del debitore viene accreditato solo lo stipendio e non vi è confusione con altre somme derivanti da redditi diversi si applicano le seguenti regole:

 

a) per le somme che si trovano già depositate sul conto alla data di notifica del pignoramento, il “blocco” può riguardare solo le eccedenze dell’importo pari a un triplo dell’assegno sociale. Ci spieghiamo meglio. L’assegno sociale per il 2015 è pari a 448,52. Il triplo è quindi pari a 1.345,56. Dunque il pignoramento riguarda solo le somme che vanno da 1.345,57 in poi. Pertanto, a titolo di esempio, se sul conto corrente sono depositati gli ultimi tre stipendi del lettore pari cioè a 6.600 euro (ossia 2.200 euro x 3), al creditore la banca “consegnerà” solo la differenza tra 6.600 euro e 1.345,56 che è, come detto, il minimo impignorabile. Dunque, l’importo pignorato sarà pari a 5.254,44. Se, invece, il debitore lascia sul conto solo 1.000 euro, nessuna somma potrà essere pignorata;

 

b) per le somme che verranno accreditate a titolo di stipendio successivamente alla notifica del pignoramento, vale la regola appena detta, del limite massimo di 1/5. E dunque, nel caso di specie, il 20% di 2.200 euro.

 

2 – se sul conto corrente del debitore vi confluiscono altri redditi diversi dallo stipendio, sembra doversi ritenere – in attesa di chiarimenti giurisprudenziali – che valgano le vecchie regole, che consentono il pignoramento del 100% della giacenza.


Autore immagine: 123rf com

 


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