Spese straordinarie e scolastiche per i figli: dovute anche senza accordo
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3 Mar 2016
 
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Spese straordinarie e scolastiche per i figli: dovute anche senza accordo

Iscrizione alla scuola privata: non c’è bisogno di un accordo preventivo dei coniugi se la spesa corrisponde all’interesse superiore del figlio minore.

 

Mantenimento e rimborso delle spese straordinarie per i figli: la Cassazione scrive una ordinanza [1] che alimenterà le liti, tra coniugi separati, sulla gestione della prole. In caso di genitori separati non esiste un obbligo di concertazione preventiva, tra i coniugi, al fine di potere effettuare spese straordinarie che corrispondano al maggior interesse dei figli. In pratica, secondo tale pronuncia, quando la spesa straordinaria è effettuata per l’esclusivo interesse del minore, essa non va previamente concordata tra gli ex, ma l’importo deve essere comunque diviso secondo la propria percentuale stabilita dal giudice. In buona sostanza, non conta tanto il fatto che la spesa sia ordinaria o straordinaria per definire ciò che debba essere previamente concertato tra i coniugi e ciò che, invece, non lo richiede. Al contrario è l’esigenza superiore del minore a fare la differenza.

 

Così, chiarisce la Corte, non esiste l’obbligo di concordare preventivamente le spese straordinarie quando esse corrispondono al “maggior interesse” dei figli.

Nei casi di mancato accordo tra i due, entrambi i coniugi sono comunque tenuti a versare la loro parte di quota. Nel caso di rifiuto a provvedere al rimborso della quota spettante al coniuge che ha sostenuto l’esborso, il giudice deve verificare la rispondenza delle spese all’interesse del minore. A tal fine dovrà valutare l’entità della spesa rispetto all’utilità che ne deriva ai minori e la sostenibilità della spesa stessa se rapportata alle condizioni economiche dei genitori. In altre parole, nessun dubbio che una scuola privata possa far bene al figlio indietro con gli studi, ma se il costo è superiore alle possibilità economiche di uno dei due coniugi, la spesa non può essere autorizzata.

 

Quindi, il genitore che non ha prestato il consenso a tale spesa e si rifiuti di rimborsarla deve specificare al giudice i motivi di tale dissenso, affinché il magistrato possa valutare se vi sia o meno un collegamento tra la spesa e l’interesse del minore o se sia una spesa sostenibile per le condizioni economiche dei genitori e all’utilità dei figli [2].


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 3 dicembre 2015 – 2 marzo 2016, n. 4182
Presidente Ragonesi – Relatore Bisogni

Fatto e diritto

Rilevato che:
1. Il Tribunale di Rieti, con sentenza n. 333/2013, pronunciando sull’appello avverso la sentenza n. 544/2011 del Giudice di Pace di Rieti, emessa nel giudizio di opposizione di D.V.M. al decreto ingiuntivo n. 404/2010, relativo al pagamento, in favore di F.M.R., della somma di 4.285,00 euro, a titolo di rimborso del 50% delle spese scolastiche sostenute dalla F. negli anni scolastici 2008/2009 e 2009/2010 per il figlio D.V.E. , ha dichiarato la competenza del giudice di pace non solo ad emettere il decreto ingiuntivo ma anche a conoscere il giudizio di opposizione.
2. Nel merito il Tribunale ha respinto l’opposizione e ha rilevato che l’ordinanza presidenziale, emessa nel giudizio di separazione e con la quale è stato disposto che il D.V. contribuirà al rimborso delle spese straordinarie scolastiche nella misura del 50%, non ha efficacia di titolo esecutivo, perché la misura del contributo relativo alla singola spesa non è ovviamente determinata a priori, con la conseguenza della ammissibilità del ricorso monitorio che quantifichi e documenti l’effettivo esborso.
3. Nel caso in questione, ha rilevato poi il

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[1] Cass. ord. n. 4182 del 2.03.2016.

[2] Nello stesso ordine di idee, per l’affermazione che non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione e di concertazione preventiva con l’altro in ordine alla determinazione delle spese straordinarie (nella specie, spese di arredamento della cameretta, stage per l’apprendimento della lingua inglese), trattandosi di decisione «di maggiore interesse» per il figlio e sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario, un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso, Cassazione, ordinanza 30 luglio 2015, n. 16175, che da tale premessa ha tratto la conclusione che, nel caso di mancata concertazione preventiva e di rifiuto di provvedere al rimborso della quota di spettanza da parte del coniuge che non le ha effettuate, il giudice è tenuto a verificare la rispondenza delle spese all’interesse del minore mediante la valutazione della commisurazione dell’entità della spesa rispetto all’utilità e della sostenibilità della spesa stessa rapportata alle condizioni economiche dei genitori.

Sempre nello stesso senso, non è configurabile a carico del coniuge affidatario un obbligo di informazione di concertazione preventiva con l’altro, in ordine alla determinazione delle spese straordinarie (nella specie, spese di soggiorno negli Usa per la frequentazione di corsi di lingua inglese da parte di uno studente universitari di lingue) costituente decisione « di maggiore interesse» per il figlio, sussistendo, pertanto, a carico del coniuge non affidatario un obbligo di rimborso qualora non abbia tempestivamente addotto validi motivi di dissenso, Cassazione, sentenza 26 settembre 2011, n. 19602.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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