Avvocati: cambia l’esame di abilitazione professionale
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4 Mar 2016
 
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Avvocati: cambia l’esame di abilitazione professionale

Accertamento triennale per l’esame di Stato per l’esercizio della professione forense.

 

Cambia l’esame per abilitarsi alla professione di avvocato: proprio ieri il Ministro della Giustizia ha firmato i decreti di attuazione del nuovo ordinamento forense e a breve saranno pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Le modifiche rendono più difficile la selezione per gli aspiranti avvocati e impongono regole più severe onde evitare il rischio di copiature e trasmissione degli elaborati tra i candidati. Ma vediamo le novità che – stando alle parole del Guardasigilli – dovrebbero essere introdotte già entro l’estate.

 

La novità principale dell’esame di abilitazione forense sta nella cancellazione della libertà, per coloro che valuteranno i praticanti, di effettuare domande libere all’esame orale: sarà infatti istituito un maxi database presso il Ministero della Giustizia dove saranno contenute le domande che potranno essere rivolte ai candidati. Le varie sedi delle Corti d’Appello, quindi, dovranno estrarre di volta in volta i quesiti del server centrale. In questo modo si tenta di mettere fine alle disparità tra i distretti di Corte d’Appello e di evitare favoritismi nella scelta degli argomenti da esporre verbalmente, dopo la selezione dello scritto.

Il data base e il programma informatico di estrazione delle domande saranno realizzati dal ministero della giustizia entro sei mesi dall’entrata in vigore del regolamento.

 

Per quanto invece riguarda lo scritto, i candidati potranno portare per la prova esclusivamente testi di legge stampati e pubblicati a cura di un editore, incluso l’Istituto poligrafico e Zecca dello Stato. La prova scritta deve essere inviata tramite Pec dal ministero della giustizia direttamente al presidente della commissione distrettuale in un arco temporale compreso tra i 120 e i 60 minuti precedenti l’ora fissata per l’inizio di ciascuna prova scritta.

 

 

L’esercizio continuativo della professione

In arrivo anche lo schema di decreto sull’accertamento dell’esercizio effettivo della professione, il quale impone agli ordini territoriali di effettuare un controllo periodico sul rispetto delle nuove regole: in particolare i COA dovranno verificare ogni tre anni che la professione forense venga esercitata dagli iscritti all’albo in modo effettivo, continuativo, abituale e prevalente. I requisiti essenziali e non alternativi che l’avvocato dovrà possedere sono quindi:

 

– essere titolare di partita Iva o far parte di una società o associazione professionale che ne sia titolare;

– avere l’uso di locali e una utenza telefonica destinati allo svolgimento dell’attività professionale;

– trattare almeno cinque affari l’anno;

– avere la Pec;

– avere assolto l’obbligo di aggiornamento professionale

– avere in corso una polizza assicurativa sull’attività professionale.


Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
5 Mar 2016 Giulia pelaggi

Gli avvocati sono i laureati più penalizzati. Studiano tanto per essere poi dei disoccupati , non solo, devono pagare contributi anche se non guadagnano.Perché così penalizzati? Perché non dare la possibilità di i segnare nelle scuole come tutti gli altri laureati senza fare ulteriori esami integrativi? Non è il colmo dei colmi ,dopo avere sostenuto,nel corso degli studi, vari esami di diritto non poterlo insegnare ? Ma perché tanto accanimento? Per piacere rispondete al mio commento. Grazie

 
5 Mar 2016 Diana Napolitano

Il problema cara Giulia è che a loro importa solo che siamo tanti e … siamo veramente tanti! Quindi il loro scopo è solo quello di falcidiare la classe a discapito ovviamente sempre di quelli che non hanno santi in paradiso. Diana da Napoli

 
5 Mar 2016 Avv. Roberto Castellano

I “requisiti” previsti dal Regolamento non hanno nulla a che vedere con la preparazione professionale. Nemmeno per quanto concerne l’aggiornamento, in quanto questo si consegue, semplicemente “assistendo” alle lezioni impartite da Colleghi e non in seguito ad esami terminali di “masters” universitari. In generale si vuole imporre (a sorte!!) quella “selezione” che dovrebbe avvenire in fase di ammissione alla professione, ma che – per ragioni misteriose (ma poi non tanto) – da molti anni non avviene affatto. Una nornativa incostituzionale, che cadrà o dovrà cadere sotto il giudizio del Giudice delle Leggi molto prima di quanto si pensi.

 
5 Mar 2016 Danilo Acinapura

I “paletti” messi alla prova orali sono ridicoli: accedervi è il passo più difficile, è inutile penalizzare anche chi ci riesce.