Il pignoramento dello stipendio
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4 Mar 2016
 
L'autore
Marco Borriello
 


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Il pignoramento dello stipendio

Indennità derivanti dal rapporto di lavoro; pignorabilità: modalità e limiti. Nessun minimo impignorabile.

 

Un po’ tutti sanno che un creditore ha la possibilità di pignorare lo stipendio di un lavoratore. La legge, a tal proposito, riconosce questa facoltà anche quando si tratta di somme diverse dalla paga, intesa in senso tradizionale : è il caso delle indennità.

C’è, ad esempio, quella di disoccupazione oppure quella conseguente alla cassa integrazione. Ebbene, anche di fronte a queste somme, la mannaia del creditore di turno può abbattersi tranquillamente.

Ma il potere appena descritta incontra qualche limite? Quando si tratta di somme minime, come appunto spesso avviene per le indennità, non c’è un minimo impignorabile?

Questo articolo si propone di rispondere alle predette domande.

 

Qual è il limite di pignoramento della mia indennità?

La normativa in vigore [1] stabilisce che lo stipendio, così come le indennità derivanti dal rapporto di lavoro sono pignorabili nei limiti di un quinto (1/5). La legge non opera alcuna distinzione in merito : non cambia nulla se il creditore è pubblico piuttosto che privato, non c’è nessuna differenza se si tratta di rapporto di lavoro privato oppure pubblico impiego.

In tutti i casi il limite è quello descritto.

 

Come può avvenire il pignoramento?

Sostanzialmente in due modi.

Il creditore, infatti, può scegliere di agire alla fonte, cioè nei confronti del datore di lavoro o dell’ente preposto all’erogazione dell’indennità in questione. In questo caso, sarà trattenuta a monte la quota limite sopra descritta.

Ad esempio: un’indennità di disoccupazione di 500,00 euro, verrà pignorata alla fonte per un massimo di 100 euro (1/5).

Sempre il creditore, ha l’alternativa di agire sul conto corrente del debitore. In questo caso, però, per le somme già presenti in banca, nel frattempo accumulatesi per le varie indennità ricevute, deve fare i conti con la base impignorabile. Questa si ottiene moltiplicando per tre l’ammontare dell’assegno sociale (€ 448,52 per il 2015). L’importo ottenuto dovrà essere sottratto dal totale complessivo che il debitore ha già depositato: ciò che avanzerà dalla descritta sottrazione sarà pignorabile.

Faccio un esempio pratico per facilitare la comprensione: sul conto del disoccupato ci sono 2000,00 euro, frutto dei vecchi stipendi o delle indennità accantonate nel tempo. Poiché per legge, non sono pignorabili 1345,56 euro (448,52*3), il creditore potrà aggredire soltanto la differenza (2000,00-1345,56 = 654,44).

Per le somme, invece, a titolo d’indennità, accreditate sul conto alla data o successivamente al pignoramento, opererà il limite ormai noto del 1/5 e non ci sarà alcun minimo impignorabile.

 

Più creditori possono pignorare la mia indennità?

Purtroppo la risposta è affermativa. È assolutamente possibile la concomitanza di più creditori che agiscono nei confronti del debitore di turno, con l’indennità percepita che sarà quindi oggetto delle grinfie dei medesimi.

Ciò nonostante, pur in presenza di varie azioni, l’indennità cui si ha diritto non potrà essere toccata oltre il limite della metà. In buona sostanza visto che ogni creditore non può pignorare oltre 1/5, sarà possibile sommare i vari pignoramenti fino a un certo punto.

Se quindi l’indennità cui si ha diritto ammonta ad euro 500,00, i creditori potranno al massimo espugnarla per € 250,00.

 

La mia indennità è veramente minima. Arrivo a stento a trecento euro. È mai possibile che sia legittimo pignorare un somma così bassa?

Ebbene devo deludere il lettore che ha posto questa domanda. Non c’è alcun minimo impignorabile in questo caso, se non quello relativo al pignoramento sul conto corrente descritto in precedenza.

In verità anche la Corte Costituzionale è stata investita della questione. In particolare ci si è chiesti se è ammissibile rispettare un minimo impignorabile, come avviene per le pensioni, mentre invece per stipendi ed indennità no.

Ebbene la Corte non si è fatta intenerire dalla questione, ha spiegato che per le pensioni c’è la Costituzione che legittima il minimo impignorabile per le stesse, mentre per lo stipendio e consimili dev’essere il legislatore ad intervenire (e per ora non l’ha fatto).

Quindi, in questa ipotesi, in assenza di una norma contraria, si dà spazio alle esigenze dei creditori e i trecento euro saranno pignorabili, con il solo limite del 1/5.


[1] Art. 545 cod. proc. civ – Art. 2 Dpr 180/1950.

[2] Art 52, comma 3° Dpr 180/1950.

[3] C. Cost. sent. n. 248/2015 del 03.12.2015.

 

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