La famiglia: definizione e caratteri generali
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5 Mar 2016
 
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La famiglia: definizione e caratteri generali

Cenni introduttivi sulla famiglia, diritti nascenti dai rapporti familiari, rapporto di coniugio, di parentela e di affinità.

 

Un importante campo nel quale l’assistente sociale può recare il suo valido contributo è, certamente, quello della famiglia e dei rapporti familiari in genere: ciò comporta, per l’operatore sociale, una profonda conoscenza di tutta la problematica psicologica, affettiva e morale che sta alla base di un corretto legame familiare, non esclusi quei problemi specifici della donna nella sua funzione concorrente di madre e di lavoratrice. A ciò va aggiunta una conoscenza non superficiale della normativa statale riguardante il diritto di famiglia e la possibilità, per l’assistente stesso, di poter operare in strutture specializzate (quali, ad es., i consultori) finalizzate appunto all’esame e alla soluzione dei problemi sia del singolo che della coppia nell’ambito della famiglia, da intendersi nel senso più ampio possibile.

La famiglia è la principale formazione sociale nella quale l’uomo svolge la sua personalità (secondo il dettato dell’art. 2 della Costituzione). Il diritto di famiglia comprende l’insieme delle norme che hanno per oggetto gli status familiari (coniuge, figlio, padre etc.) e i rapporti giuridici che si riferiscono alle persone che costituiscono la famiglia.

Le relazioni che sorgono in tale ambito presentano caratteri del tutto particolari. Nella famiglia il diritto, più che tutelare esclusivamente l’interesse di ciascuno dei singoli componenti, prende in considerazione l’interesse superiore dell’intero gruppo familiare.

 

Si ricordi, inoltre, che:

 

– il diritto di famiglia è regolato da numerose norme di ordine pubblico (come tali inderogabili) che limitano il principio dell’autonomia della volontà dei soggetti, caratteristico del diritto privato. Così, per esempio, un soggetto è libero o meno di sposarsi, ma se si sposa deve accettare in toto le norme che regolano l’istituto del matrimonio senza potervi apporre termini, condizioni etc.;

 

– le norme che fanno capo a tale ramo del diritto, pur dettando dei precetti, spesso sono prive di sanzione in quanto gli obbligati (es.: i genitori) sono indotti da principi etici, religiosi etc. a rispettare i comandi derivanti da tali norme, a prescindere da un intervento ab externo dello Stato.

 

Il diritto di famiglia, quindi, risulta essere quel corpus di norme che regolano i vari rapporti familiari (coniugio, filiazione, parentela ed affinità) sia sotto il profilo personale che patrimoniale.

 

 

Diritti nascenti dai rapporti familiari

Dai rapporti familiari derivano, in capo ai componenti della famiglia, diritti soggettivi che si distinguono in:

 

stato familiare, è il diritto della persona al riconoscimento ed al godimento della sua posizione nell’ambito della famiglia nucleare: comprende diritti, poteri e doveri;

 

diritti di libertà familiare, di contrarre liberamente il matrimonio e di esplicare la personalità nella famiglia;

 

diritti di solidarietà familiare, pretese a prestazioni di assistenza, fedeltà e collabora-zione;

 

potestà familiari, ossia il complesso dei poteri conferiti ai genitori per l’educazione e l’istruzione del minore e per la cura dei suoi beni.

 

I diritti familiari presentano caratteristiche del tutto particolari; tali diritti, infatti, sono:

 

– assoluti: possono, cioè, esser fatti valere erga omnes;

 

– indisponibili: non possono essere oggetto di negoziazione;

 

– imprescrittibili: anche se non sono esercitati non cadono mai in prescrizione;

 

– personalissimi: possono essere esercitati solo dal titolare (unica eccezione è il cd. matrimonio per procura);

 

– di ordine pubblico: retti cioè da norme imperative, inderogabili da parte dei privati;

 

– oggetto di una particolare tutela penale: in quanto il codice penale prevede numerosi delitti contro il matrimonio, la morale familiare etc. (cfr. artt. 556 – 574 c. p.).

 

La normativa inerente al diritto di famiglia consta sia di istituti a carattere personale (matrimonio, filiazione etc.) sia di istituti a carattere patrimoniale (es.: alimenti).

 

 

Il concetto di famiglia

Il codice civile non dà una definizione della famiglia. La Costituzione (art. 29) si limita ad affermare che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio». In tal senso si può dire che la famiglia è una formazione sociale fondata sul matrimonio, con i caratteri della esclusività, della stabilità e della responsabilità.

 

Quanto ai rapporti che legano fra di loro i componenti della famiglia, distinguiamo:

 

– il rapporto di coniugio, che lega marito e moglie;

 

– il rapporto di parentela, che costituisce, invece, un legame di sangue tra persone che discendono da un comune capostipite (genitori e figli, fratelli e sorelle, zii e nipoti: art. 74) riconosciuto fino al sesto grado, sia nel caso in cui la filiazione è avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo (tranne il caso di adozione di maggiori di età: art. 74 come modif. ex L. 219/2012).

Il grado di parentela si calcola contando le persone fino allo stipite comune senza calcolare il capostipite. Così, ad esempio, i fratelli sono parenti di secondo grado (fratello, padre che non si conta, fratello); i cugini sono parenti di quarto grado (cugino, zio, nonno che non si conta, zio, cugino).

Si distingue, poi, tra parentela in linea retta, che lega le persone che discendono le une dalle altre (es.: padre e figlio), e parentela in linea collaterale, che lega le persone che, pur avendo uno stipite comune, non discendono le une dalle altre (es.: cugini). I fratelli, inoltre, si distinguono in germani, se derivano da comuni genitori, ed unilaterali, in caso contrario (consanguinei sono i figli dello stesso padre, uterini quelli della stessa madre);

 

– il rapporto di affinità, che lega tra loro il coniuge ed i parenti dell’altro coniuge (art. 78). Nella linea e nel grado in cui taluno è parente di uno dei coniugi, egli è affine dell’altro coniuge (così suocero e genero sono affini di primo grado, il marito è affine di secondo grado col fratello di sua moglie e viceversa etc.). Nessun rapporto, invece, lega gli affini di un coniuge con gli affini dell’altro coniuge (es.: consuoceri).

 

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