L’affidamento familiare
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5 Mar 2016
 
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Edizioni Simone
 


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L’affidamento familiare

L’affidamento del minore, caratteristiche ed effetti; differenza tra l’affidamento consensuale e quello contenzioso; il diritto alla continuità affettiva.

 

L’art. 2 della L. 184/1983 prevede l’istituto dell’affidamento del minore ad un’altra famiglia, rispetto alla famiglia d’origine, quando questi sia «temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo».

L’affidamento può aiutare il bambino a superare il grave trauma dell’abbandono, ma esso non può che costituire l’ultima ratio. È per questo che la L. 184/1983 si apre con il riconoscimento del diritto del bambino ad una propria famiglia (art. 1), a tal fine prefigurandosi strumenti di aiuto alla famiglia, intesi a prevenire la situazione di abbandono. Nel disegno del legislatore, dunque, l’istituto in esame può trovare applicazione solo laddove gli interventi di sostegno e di aiuto in favore della famiglia non abbiano dato risultati (art. 2).

 

Pur se posto a tutela dei minori è un istituto completamente diverso dall’adozione, in quanto mentre l’adozione, come si vedrà, presuppone uno stato definitivo di abbandono morale e materiale l’affidamento, invece, non costituisce uno status familiare nuovo per il minore, bensì un semplice e temporaneo allontanamento del minore dalla famiglia di origine, che non è, in quel momento, in grado di occuparsi di lui, affidandolo di preferenza ad un’altra famiglia.

 

Presupposto è, qualunque sia la causa di tale difficoltà (economica, affettiva, sociale), la temporanea carenza di un ambiente familiare idoneo alla cura del minore, in quanto se detta situazione dovesse protrarsi fino a divenire definitiva non si ricorrerebbe all’affidamento, ma alla dichiarazione di stato di abbandono e all’adozione.

 

L’affidamento viene disposto in favore di una famiglia (preferibilmente con figli minori) o di una persona singola in grado di assicurare il mantenimento, l’istruzione e l’educazione di cui il bambino ha bisogno. Solo quando ciò non sia possibile, può essere disposto l’affidamento in una comunità di tipo familiare.

 

Il ricovero in istituto è ormai un rimedio in via di superamento in quanto il legislatore ha stabilito che dopo il 31 dicembre 2006 gli affidamenti potranno essere disposti solo nei confronti di famiglie o di comunità di tipo familiare (art. 2, co. 4). Il legislatore, peraltro, ha stabilito che il ricovero in istituto non è più utilizzabile per i bambini di età inferiore ai sei anni.

 

 

Effetti dell’affidamento

Gli effetti dell’affidamento sono limitati: lo status familiare del minore non viene modificato, i genitori restano i titolari della responsabilità genitoriale (salvo che ne sia stata dichiarata la decadenza ex art. 330 c.c.). La maggior parte dei poteri ad essa inerenti, tuttavia, spetta agli affidatari, i quali sono obbligati a provvedere alla cura, al mantenimento ed all’educazione del minore e nell’esercizio della responsabilità genitoriale sul minore devono attenersi non solo a quanto eventualmente disposto dall’autorità affidante, ma anche alle indicazioni dei genitori del minore, salvo che essi siano stati privati della responsabilità genitoriale. Essi, tra l’altro, gestiscono i rapporti con le autorità scolastiche e sanitarie. Devono, inoltre, mantenere e favorire i rapporti del minore con la sua famiglia, in vista del suo successivo reinserimento in essa. A vantaggio degli affidatari, la legge prevede, inoltre, alcuni benefici e misure economiche di sostegno, come gli assegni familiari e le prestazioni previdenziali relative al minore (art. 5, co. 4 e art. 80 L. ad.).

 

Nell’ipotesi di affidamento consensuale, quando, cioè, i genitori o il tutore del minore abbiano espresso il consenso all’affidamento, esso viene disposto dal servizio sociale degli enti locali (sentito il minore che abbia compiuto i 12 anni ed anche il minore di età inferiore in considerazione della sua maturità) e reso esecutivo con decreto del giudice tutelare.

Se, invece, il consenso dei genitori e del tutore manca (cd. affidamento contenzioso), l’affidamento sarà pronunciato dal tribunale dei minori con decreto motivato, a seguito di un procedimento camerale attivato dal servizio locale, dagli affidatari o d’ufficio. Si applicano, in tal caso, gli artt. 330 ss. c.c.

 

Quanto al contenuto del provvedimento, la legge prevede che esso deve indicare le motivazioni, le modalità e la durata dell’affidamento (che non può superare i due anni ed è prorogabile solo se la sospensione può arrecare pregiudizio al minore) l’indicazione dell’affidatario ed eventuali prescrizioni cui quest’ultimo deve attenersi nella cura del minore (comprese le modalità di svolgimento del rapporto con la famiglia d’origine) (art. 4, co. 3 L. ad.). Avverso il decreto è ammesso il reclamo dinanzi al tribunale dei minori.

 

Decorso il tempo previsto per l’affidamento, cessate la cause che rendevano i genitori inidonei ad occuparsi del minore o risultando l’affidamento pregiudizievole per il minore, si dispone (ad opera del giudice tutelare o del tribunale dei minori se quest’organo aveva disposto l’affidamento) la revoca dell’affidamento se ed in quanto non sia più rispondente all’interesse del minore (art. 4, co. 5).

 

Da ultimo, allo scopo di garantire il diritto alla continuità affettiva dei minori, è stata emanata la nuova legge sul diritto alla continuità affettiva dei bambini e delle bambine in affido familiare (L. 19-10-2015, n. 173), ridefinendo il rapporto tra procedimento di adozione e affidamento familiare (cd. affido). A tal fine la famiglia che ha un minore in affido non solo potrà chiederne l’adozione ma godrà anzi di una corsia preferenziale.

 

Ecco, in sintesi le novità:

 

– in caso di adozione è prevista una corsia preferenziale a favore di chi ha il bambino in affido. Il tribunale dei minori dovrà infatti tener conto, nel decidere sull’adozione, dei «legami affettivi significativi» e del «rapporto stabile e duraturo» consolidatosi tra il minore e la famiglia affidataria prima di decidere i genitori adottivi dei minori in stato di abbandono. A tal fine, il giudice, ai fini delle decisioni tiene conto anche delle valutazioni documentate dei servizi sociali, ascoltato il minore che ha compiuto gli anni dodici o anche di età inferiore se capace di discernimento.

La corsia preferenziale opera però solo se gli affidatari rispondono ai requisiti per l’adozione (stabile rapporto di coppia, idoneità all’adozione e differenza di età con l’adottato);

 

– nell’interesse del minore è garantita continuità affettiva con gli affidatari (come ad esempio il diritto di visita) anche in caso di ritorno alla famiglia di origine e adozione o nuovo affido ad altra famiglia. Il giudice peraltro, nel decidere sul ritorno in famiglia, sull’adozione o sul nuovo affidamento dovrà ascoltare anche il minore;

 

– si ampliano i diritti degli affidatari: chi ha il minore in affido è legittimato a intervenire (c’è l’obbligo di convocazione a pena di nullità) in tutti i procedimenti civili in materia di responsabilità genitoriale, affidamento e adottabilità relativi al minore. È poi prevista la facoltà di presentare memorie nell’interesse del minore;

 

– accanto ai parenti (fino al sesto grado) e alle persone legate da un rapporto stabile preesistente alla perdita dei genitori, anche l’affidatario potrà ora chiedere l’adozione di un orfano. In tal caso l’adozione è consentita anche alle coppie di fatto e alle persone singole.

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