Servizi sociali, affidamento e adozione
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12 Mar 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Servizi sociali, affidamento e adozione

Il diritto del minore alla propria famiglia, il progetto d’affidamento, il ruolo dei servizi sociali, l’equipe adozioni.

 

I minori possono essere oggetto di provvedimenti che a vario titolo vengono emessi da diverse autorità giudiziarie: Tribunale per i Minorenni (civile e penale), Procura della Repubblica presso il Tribunale dei Minorenni, Giudice Tutelare, Tribunale Civile, Ministero della Giustizia. È compito del servizio sociale dare attuazione a tali provvedimenti e anche segnalare al Tribunale le situazioni che presentano un «rischio ambientale e familiare». Tra i provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria che implicano l’intervento del servizio sociale vi sono quelli riguardanti l’affidamento e l’adozione.

Con la nuova L. 149/2001, di modifica alla L. 184/1983, viene affermato il diritto del minore alla propria famiglia, cioè il diritto del minore ad essere educato e a crescere nell’ambito della propria famiglia naturale. Vengono, così, disposti per la famiglia in condizioni di indigenza, interventi di sostegno e di aiuto. Sarà onere degli operatori verificare non solo la ricorrenza dei detti presupposti, ma accertare l’impossibilità della famiglia di ovviare alle carenze di cui soffre il minore. Competenti all’attuazione di detti interventi sono: lo Stato, le regioni, nonché gli enti locali.

Il legislatore ha precisato che detti enti devono porre in essere idonei interventi, che tali interventi devono essere realizzati nel rispetto della loro autonomia e che gli interventi stessi devono avvenire nei limiti delle risorse finanziarie disponibili. Presupposto fondamentale per procedere all’affidamento è la formulazione di un progetto che vede coinvolti il bambino, la famiglia di origine, la famiglia affidataria, i servizi sociali e sanitari e la magistratura minorile. In particolare, il progetto individua:

 

– le motivazioni che rendono necessario l’affido;

 

– le condizioni che possono consentire il rientro del minore nella famiglia di origine;

 

– il servizio sociale locale cui è attribuita la responsabilità del programma d’assistenza e di vigilanza durante l’affidamento;

 

– le forme di mantenimento dei rapporti tra il minore e la famiglia di origine;

 

– i rapporti fra famiglia affidataria e famiglia di origine;

 

– gli impegni definiti dal Servizio per la famiglia affidataria, per la famiglia di origine e per il minore;

 

– il complesso di interventi volti al recupero della famiglia di origine;

 

– la previsione della durata dell’affido;

 

– il sostegno alle due famiglie e al minore, i momenti di verifica dell’esperienza di affido.

 

L’abbinamento tra il minore e la famiglia affidataria si realizza tenendo conto delle affinità tra le caratteristiche e la disponibilità della famiglia affidataria e le caratteristiche e i bisogni del minore e della sua famiglia. Durante tutto il percorso dell’affidamento, gli operatori (assistente sociale e psicologo) mantengono il loro sostegno al minore, alla famiglia di origine e alla famiglia affidataria.

Il Comune gestisce direttamente il servizio di affido familiare attraverso il Servizio Sociale comunale. Può altresì delegare tale istituto all’ ASL di appartenenza qualora tale delega garantisca un miglioramento complessivo degli interventi di affido e di tutela solidale, sia in termini di efficacia che economici.

Il servizio sociale comunale si attiva per ogni segnalazione che documenti una situazione di pericolo o pregiudizio per il minore, e predispone una proposta di intervento che serva anzitutto a rimuovere le cause (abbandono o incuria, violenza, maltrattamento, de-privazione materiale ed affettiva) che possono determinare l’allontanamento del minore dalla propria famiglia.

Ciò attraverso la presa in carico del minore e del suo nucleo familiare in collaborazione con altri operatori costituzionali (psicologo, pediatra, medico di base, educatore); questo si traduce in una serie articolata di interventi:

 

– colloqui psico-sociali con i familiari ed il minore;

 

– sostegno alla famiglia di tipo socio-educativo, psicologico, ed economico ove possibili;

 

– sostegno educativo al minore e controllo (alimentazione, igiene, frequenza scolastica, ecc.).

 

Il servizio sociale, ricorrendo anche a collaborazioni con altri specialisti, individua la scelta ottimale per il minore ed elabora il progetto di affido o la proposta di tutela solidale; realizza il raccordo tra famiglia affidante e famiglia affidataria, e vigila sull’affido; è il referente per l’Autorità giudiziaria, mantiene i rapporti con i servizi sociosanitari del territorio e con le agenzie educative del territorio (scuole, gruppi, associazioni…).

Il servizio sociale, dopo aver esperito tutte le iniziative necessarie al sostegno della famiglia in difficoltà per permettere la permanenza del minore nell’ambito della stessa, realizza l’affido familiare allo scopo di garantire al minore le condizioni migliori per proseguire il suo processo evolutivo in un ambiente educativamente ed affettivamente favorevole.

In caso di adozione i servizi sociali degli enti locali, integrati con quelli delle aziende sanitarie locali hanno il compito di:

 

– informare la coppia aspirante sulle peculiarità dell’adozione nazionale e internazionale, sulle relative procedure e sulle funzioni svolte, nell’adozione internazionale, dagli Enti autorizzati;

 

– preparare gli aspiranti all’adozione anche in collaborazione, nell’adozione internazionale, con i predetti Enti;

 

– acquisire — in ambedue le procedure — tutti gli elementi sulla situazione personale, familiare, sanitaria e del contesto sociale, approfondendo in particolar modo le motivazioni e le attitudini degli aspiranti genitori adottivi, nonché la loro capacità a farsi carico di un’adozione, tenuto anche conto, nell’adozione internazionale, delle specifiche problematiche;

 

– riferire al Tribunale per i minorenni i risultati dell’indagine svolta con ogni elemento utile ai fini della valutazione della idoneità degli aspiranti all’adozione.

 

Sulla base degli elementi emersi, relativamente all’attuale organizzazione del processo adottivo, è opportuno definire un modello di équipe socio sanitaria integrata che sostenga e accompagni la famiglia durante tutte le fasi del percorso medesimo, attraverso un insieme coordinato di interventi, fra loro non sovrapponibili, basati su un’ampia e qualificata collaborazione tra i soggetti istituzionali in relazione alle competenze e ai tempi previsti dalla normativa vigente.

 

Le fasi più importanti consistono:

 

– nella sensibilizzazione, informazione e formazione, rivolta a gruppi di genitori aspiranti all’adozione che si rivolgono spontaneamente ai servizi territoriali o presentano la dichiarazione di disponibilità al Tribunale dei Minori. Il lavoro, rivolto a gruppi di 5-6 coppie, può essere articolato su tre incontri, condotti da psicologo e assistente sociale provenienti da Asl e Comune, avrà come obiettivo prioritario quello di fornire una informazione approfondita sul tema dell’adozione nazionale e internazionale, anche attraverso la distribuzione di materiale esplicativo;

 

– l’équipe adozioni, su incarico del Tribunale per i Minori, effettua un’indagine psicosociale che si articola in cinque/sei incontri e in almeno una o due visite domiciliari. Si conclude attraverso l’elaborazione di una valutazione scritta i cui contenuti devono essere «restituiti» alla coppia nel corso dell’ultimo incontro. Esaminiamo i principali elementi che l’assistente sociale dovrà tenere in considerazione nella sua valutazione.

Caratteristiche del rapporto coniugale

Fondamentale per un positivo inserimento di un bambino in un nuovo nucleo familiare, è la valutazione delle caratteristiche della coppia che dovrà accoglierlo. Quando vi è un reale rapporto di amore fra i coniugi, il bambino è accettato più facilmente e cresce sereno, perché può esternare il suo sentimento d’amore ad ambedue i coniugi, senza che l’uno o l’altro abbia a soffrire dell’eventuale preferenza dimostrata. In un rapporto asimmetrico, caratterizzato dal desiderio di uno o entrambi i coniugi di prevaricare l’altro, il piccolo adottato può fungere da strumento per rafforzare il potere di un coniuge nei confronti dell’altro e può essere costretto a schierarsi ora con l’uno, ora con l’altro genitore. È necessario, dunque, verificare l’assenza di competitività tra i coniugi e la loro capacità di amare il bambino continuando a vivere un rapporto coniugale soddisfacente.

Indagine sui rapporti familiari

L’assistente sociale deve verificare i rapporti stabiliti singolarmente dai coniugi adottanti nei confronti dei propri genitori e della propria famiglia d’origine, evidenziando soprattutto il tipo di educazione ricevuta, il rapporto esistente fra i genitori, le figure significative della loro infanzia e le loro idee sul rapporto coniugale e sulla famiglia. In collaborazione con lo psicologo, si cercherà di individuare gli eventuali conflitti, soprattutto di natura inconscia, legati al ruolo di figlio, ai modelli di identificazione, all’introiezione del modello di «genitore interiore», e, principalmente, le aspettative nei confronti del bambino da adottare.

Capacità di adattamento

L’adozione di un bambino, l’accettazione delle sue caratteristiche individuali, il rispetto della sua cultura di origine, la necessità di inserirlo ed integrarlo non solo nel nuovo nucleo familiare, ma anche in un diverso contesto sociale richiedono nei genitori adottivi una nuova capacità di adottamento. Essi devono essere in grado di gestire adeguatamente l’angoscia dell’ignoto, accettare le nuove situazioni e i disagi che inevitabilmente potranno crearsi ed affrontare gradatamente tutti i problemi. Pertanto, è importante riuscire a valutare la capacità di adattamento dei coniugi, la loro apertura mentale e la loro tolleranza sociale, specialmente nei casi di adozione internazionale.

Inserimento sociale

Una coppia ben inserita nel suo ambiente di vita, che gode di valide relazioni sociali ed ha stabilito rapporti interpersonali positivi sia con la propria famiglia d’origine che con altri gruppi, può facilitare l’inserimento sociale dell’adottato. In ciò la famiglia adottante può essere sostenuta ed aiutata da amici e parenti, che possono moltiplicare le possibilità di inserimento nei diversi gruppi sociali in grado di accoglierlo e di gratificarlo. L’attività dell’assistente sociale non si limita alla redazione della relazione preliminare sulla famiglia che richiede l’adozione. Durante il periodo di affidamento pre-adottivo, l’assistente sociale riveste un ruolo di consulenza e di sostegno alla famiglia affidataria. Egli deve, infatti, affiancare i genitori nella formulazione di un programma volto a rendere quanto più naturale possibile l’inserimento del bambino nel nuovo contesto familiare. Egli deve, inoltre, redigere per conto del Tribunale per i minorenni, le relazioni trimestrali e la relazione conclusiva con relativa valutazione complessiva sull’esito del periodo annuale di prova in affidamento pre-adottivo;

 

– la fase di attesa rappresenta un momento di continuità con le fasi precedenti, di supporto e accompagnamento per il genitore. L’Ente autorizzato, all’interno di questa fa-se, riveste un ruolo prioritario e viene accompagnato dagli operatori che hanno effettuato lo studio di coppia. Gli operatori interagiscono in stretta collaborazione fino all’arrivo del minore, al fine di sostenere la coppia qualora ed ogni qualvolta lo richieda.

 

– la fase post adottiva deve essere strutturata in modo preciso e riempita di contenuti con l’obiettivo di prevenire quelle situazioni problematiche alla base dei fallimenti adottivi che possono insorgere all’interno delle fasi di vita complesse (preadolescenza, adolescenza).

 

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