L’intervento della pubblica autorità a favore dei minori
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11 Mar 2016
 
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L’intervento della pubblica autorità a favore dei minori

L’abbandono morale e materiale del minore consente l’intervento della Pubblica autorità; i compiti dei servizi sociali territoriali.

 

L’art. 403 c.c., che disciplina l’intervento della Pubblica Autorità a favore dei minori, prevede che: «Quando il minore è moralmente o materialmente abbandonato o è allevato in locali insalubri o pericolosi oppure da persone per negligenza, immoralità, ignoranza o per altri motivi incapaci di provvedere all’educazione di lui, la Pubblica Autorità, a mezzo degli organi di protezione dell’infanzia, lo colloca in luogo sicuro, sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione».

 

Presupposto per l’attivazione della procedura prevista dall’articolo in esame è la sussistenza di una condizione tale da fondare un grave pericolo per la integrità psicofisica del minore.

Nel momento in cui la condizione di pericolo viene accertata, la pubblica autorità, fino al crearsi delle condizioni idonee all’adozione di provvedimenti definitivi di protezione, lo colloca in un luogo sicuro.

Per abbandono morale e materiale, si è osservato in dottrina e giurisprudenza, deve intendersi la condizione di privazione delle cure di cui un minore necessita e che sono essenziali, oltre che al suo materiale sostentamento ed alla crescita fisica, allo sviluppo della personalità anche in relazione ai rapporti che va instaurando con il contesto sociale che lo circonda.

 

Si afferma, pertanto, che lo stato di abbandono si determina tutte le volte in cui viene superata la soglia minima di cure materiali, affetto e sostegno psicologico indispensabili ad un armonico sviluppo psico-fisico del minore.

 

Va subito sottolineato che, mentre ai fini della legge 184/1983, lo stato di abbandono non deve essere transitorio o determinato da cause di forza maggiore, nel caso dell’intervento urgente ex art. 403 c.c., anche una condizione improvvisa, transitoria e del tutto involontaria può fondare l’ipotesi in esame e determinare l’intervento della Pubblica Amministrazione a tutela del minore.

 

La condizione di abbandono, poi, deve sempre essere valutata anche tenendo conto della provenienza culturale, etnica e religiosa del contesto familiare cui appartiene il minore, un’analisi questa che, attese le caratteristiche sempre più multietniche della società italiana, diviene sempre più frequente e necessaria.

In particolare, e salvo il caso nel quale il SS. agisca in condizioni di consenso da parte dei genitori del minore, l’efficacia del provvedimento amministrativo cessa laddove non venga convalidato e confermato dall’A.G. minorile che ne ha avuto notizia ed ha valutato come insussistenti i presupposti che ne hanno determinato l’adozione.

 

Qualora il provvedimento in esame venga adottato contro la volontà dei genitori, questi hanno il diritto di essere informati circa la misura assunta a tutela del minore nonché in ordine alla avvenuta segnalazione del caso alla A.G. minorile, mentre non sarà obbligato-rio informare i genitori del luogo ove il minore è stato condotto quando una tale notizia esponga a rischio il minore stesso.

 

Soggetto per eccellenza legittimato ad assumere il provvedimento previsto dalla norma in esame è costituito dal Servizio Sociale il quale provvede a collocare il minore in una struttura che, per caratteristiche e posizione, sia in grado di accoglierlo e di proteggerlo.

 

Il SS., ove il singolo caso lo richieda, può avvalersi delle FFOO, al fine di favorire l’allontanamento del minore dall’ambiente familiare, scongiurando possibili reazioni violente suscettibili di ricadere sullo stesso minore.

 

Anche gli organi di Polizia possono procedere ex art. 403 c.c.; tuttavia, essi dovranno necessariamente avvalersi del SS. ai fini dell’individuazione della struttura che dovrà accogliere il minore, ma anche per avvalersi delle competenze del SS. in materia minorile.

 

In particolare, il SS., collocato il minore in struttura protetta, trasmette la relativa segnalazione (comprensiva del provvedimento motivato adottato) alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni dove il Pubblico Ministero Minorile, valutata la correttezza dell’iniziativa, ricorre al Tribunale ai fini dell’adozione dei provvedimenti relativi alla responsabilità richiesti dal caso concreto e chiede la conferma del provvedimento adottato in via d’urgenza dal Servizio Sociale.

 

Una volta effettuata la predetta segnalazione al PMM, il silenzio da parte dell’A.G. minorile non priva di efficacia il provvedimento adottato dal Servizio Sociale che conserverà la propria consistenza fino a quando lo stesso Servizio riterrà che la situazione di grave pericolo a carico del minore sia cessata ovvero quando l’autorità giudiziaria minori-le ordini l’immediato rientro del minore in famiglia.

 

Nell’ipotesi in cui il provvedimento ex art. 403 c.c. venga adottato dal Servizio Sociale con il consenso ovvero in assenza di dissenso da parte degli esercenti la responsabilità sul minore, esso non esige alcuna convalida da parte dell’A.G. minorile ed assume la piena natura di provvedimento assistenziale.

Anche in quest’ultimo caso, tuttavia, il SS. può investire l’A.G. minorile della vicenda, ma il provvedimento adottato conserverà la propria efficacia pur nel silenzio del giudice.

Dunque, l’art. 403 c.c. attribuisce al SS. un potere pari a quello normalmente esercitato dall’A.G. minorile e, proprio in quanto tale, limitato ai casi di urgenza nei quali il Ser-vizio, venuto a conoscenza di una situazione gravemente pregiudizievole per il minore tale, quindi, da non poter rimandare il proprio intervento ad un momento successivo che consenta di notiziare l’A.G. minorile ed attenderne le determinazioni, agisce di propria iniziativa, salvo successiva trasmissione degli atti alla competente A.G.

 

Appare, dunque, evidente che il carattere dell’urgenza, proprio dell’istituto in esame, andrà valutato attentamente, caso per caso, e ritenuto sussistente solo in presenza di un vero e proprio stato di necessità di penalistica memoria.

 

Proprio versandosi in ipotesi di provvedimento adottato in via urgente e in casi eccezionali, ma che incide sulla libertà personale e sull’esercizio della responsabilità genito-riale, deve ritenersi che l’autorità amministrativa sia tenuta ad informare, immediatamente, l’Autorità Giudiziaria, al fine di consentire la necessaria valutazione di legittimità del collocamento del minore.

 

 

I compiti dei Servizi Sociali territoriali

I Servizi Sociali territoriali devono effettuare l’intervento di collocazione del minore in ambiente protetto, ex art.403 c.c., attuarlo immediatamente e segnalarlo con urgenza al Pubblico Ministero per i minorenni per la decisione da parte del Tribunale per i Minorenni.

 

Per quanto riguarda l’art. 403 c.c., l’intervento di protezione deve essere il più possi-bile limitato a quelle situazioni di effettivo pericolo per l’integrità fisico-psichica del minore, tipiche dello stato di necessità. In presenza di siffatte situazioni, a parte il dovere d’informativa che spetta al Servizio, ai fini dell’indagine civile e penale, è obbligo degli operatori sociali riferire immediatamente del provvedimento per consentire al giudice minorile di dirimere il conflitto con i genitori. Il contatto immediato con l’Autorità Giudiziaria consente, inoltre, una maggiore progettualità e l’avvio di interventi coordinati tra le diverse autorità coinvolte a sostegno del minore.

 

L’art. 403 c.c., quindi, prescrive una deroga al sistema della tutela dei minori, basato sulla accettazione dell’intervento sociale sul minore da parte dei genitori o sul necessario intervento del Tribunale volto a superare la volontà degli esercenti la responsabilità genitoriale.

 

La sua eccezionalità lo rende al contempo temporaneo, senza limiti prestabiliti, ma sicuramente non oltre il vaglio del Tribunale per i Minorenni. Fino a quel momento, il Ser-vizio, e per esso il suo responsabile e l’operatore del caso, possono ritenere (in piena autonomia) di mantenere la misura eccezionale o far rientrare il minore in famiglia. La responsabilità e la conseguenza di eventuali abusi ricade interamente sul Servizio, poiché infatti non stanno eseguendo, applicando l’art. 403 c.c., alcuna prescrizione del giudice ma una autonoma scelta tecnico-professionale.

 

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