Se perdo la causa quanto tempo ho per impugnare la sentenza?
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5 Mar 2016
 
L'autore
Angelo Forte
 


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Se perdo la causa quanto tempo ho per impugnare la sentenza?

Guida sui termini che la legge assegna al cittadino ed al suo avvocato per proporre appello contro una sentenza civile di primo grado.

 

La scarsissima conoscenza che, purtroppo, gli italiani hanno delle regole del processo, comprese quelle più basilari, imporrebbe che se ne discutesse molto più frequentemente sui mass media e, magari, si verificasse l’opportunità di rendere obbligatorio nelle scuole il relativo insegnamento.

Se non mancano programmi televisivi che scimmiottano il processo (penale e civile), è purtroppo evidente che, da essi, non ne è derivata in alcun modo una diffusione capillare di conoscenza delle regole processuali civili e penali. Trattasi, in realtà, di programmi che mirano più a fare audience che a diffondere una corretta ed equilibrata conoscenza del diritto e, perché no, delle regole del processo.

 

Ed allora in queste righe cercheremo di illustrare, con linguaggio semplice e da tutti immediatamente comprensibile, quelli che sono i termini che la legge stabilisce per poter impugnare una sentenza civile di primo grado nel caso in cui il suo esito non abbia soddisfatto il cittadino (che, d’intesa con il suo avvocato, decida perciò di far valutare al giudice di secondo grado la correttezza di quanto deciso in primo grado).

 

Parliamo, quindi, dei termini per proporre appello (che è il principale strumento per impugnare la sentenza civile di primo grado).

La legge stabilisce [1] che il termine per proporre appello contro una sentenza civile di primo grado (cioè contro una sentenza del Giudice di Pace o del Tribunale che sono le due magistrature competenti in primo grado in materia civile) è di trenta giorni.

 

La stessa legge poi [2] stabilisce che questo termine è da considerarsi perentorio (nel senso che, una volta che il termine sia decorso, la sentenza diventa definitiva e non può più essere impugnata) e che esso comincia a decorrere da quando la sentenza viene notificata.

 

Ciò vuol dire che il difensore del cittadino che non condivida la sentenza civile di primo grado (perché ha perso la causa o perché non condivide anche soltanto alcuni aspetti di essa, pur avendola vinta sotto altri profili) può proporre appello entro trenta giorni dal giorno in cui la sentenza di primo grado gli viene recapitata (dall’avocato dell’avversario) al domicilio eletto per il giudizio di primo grado (che coincide solitamente con lo studio dell’avvocato stesso).

 

Se il trentesimo giorno utile per proporre appello è giorno festivo o sabato, il termine è prorogato al primo giorno successivo non festivo [3].

 

Ma quale è l’attività che deve essere compiuta entro il trentesimo giorno successivo a quello in cui la sentenza di primo grado è stata recapitata allo studio dell’avvocato di fiducia?

Cioè cosa deve fare esattamente il nostro avvocato per rispettare il termine perentorio di trenta giorni?

Egli dovrà portare l’atto di appello (l’atto con cui, cioè, si impugna la sentenza di primo grado e si dà inizio al processo di secondo grado) all’ufficio notifiche che è l’ufficio a cui per legge compete provvedere alla notifica (a mani o per posta) degli atti giudiziari.

 

Sarà sufficiente, quindi, perchè il termine di trenta giorni possa dirsi rispettato che il nostro avvocato consegni l’atto all’ufficio notifiche anche l’ultimo giorno dei trenta previsti (non è necessario invece che l’atto di appello pervenga all’avvocato del nostro avversario entro il trentesimo giorno).

 

Ma cosa accade se, invece, l’avvocato della parte che vi ha interesse (di solito la parte vittoriosa) non notifica al collega avversario la sentenza di primo grado?

Abbiamo, infatti, notato che il termine di trenta giorni per proporre appello decorre dalla data in cui l’avvocato ha notificato (cioè fatto recapitare) allo studio dell’avversario la sentenza di primo grado.

 

Ma cosa accade nei casi in cui non vi sia la notificazione della sentenza di primo grado da un avvocato all’altro?

Ebbene, in questo caso la sentenza civile di primo grado sarà senz’altro appellabile, ma il termine per proporre appello sarà di sei mesi che decorreranno dalla data in cui la sentenza di primo grado sarà stata depositata nella cancelleria del giudice che l’ha firmata [4].

 

Anche in questo caso perché il termine di sei mesi sia rispettato è sufficiente che l’atto di appello sia consegnato dall’avvocato all’ufficio notifiche presso il Tribunale competente anche l’ultimo giorno utile.

 

La legge stabilisce che la cancelleria debba dare avviso agli avvocati delle parti dell’avvenuto deposito della sentenza: quindi l’avvocato viene sempre messo a conoscenza della data del deposito (stampata chiaramente sulla sentenza) ed è a conoscenza, quindi, del momento a partire dal quale decorreranno i sei mesi per proporre appello nei casi in cui la sentenza non gli sia stata notificata dall’avversario.

 

Due ultime annotazioni.

 

Innanzitutto il termine di sei mesi non può essere prorogato se poco prima della sua scadenza un avvocato notifica all’altro la sentenza.

 

Se, ad esempio, un legale riceve la notifica della sentenza di primo grado dopo che dal deposito in cancelleria di essa sono decorsi cinque mesi e venticinque giorni, quel legale non avrà trenta giorni di tempo per proporre appello (a partire dal giorno in cui gli è stata recapitata la sentenza di primo grado), ma dovrà proporlo sempre entro il termine massimo di sei mesi dal deposito in cancelleria della sentenza stessa (nell’esempio indicato, quindi, avrà solo qualche giorno per portare l’atto dall’ufficiale giudiziario per evitare che la sentenza diventi definitiva una volta decorso il termine di sei mesi dal suo deposito in cancelleria).

 

Infine, deve essere evidenziato che tutte e due i termini (quello di trenta giorni e quello di sei mesi) sono soggetti alla cosiddetta sospensione feriale dei termini.

Nel periodo, cioè, che va dal 1° agosto al 31 agosto di ogni anno [5] questi termini (come tutti i termini processuali) sono sospesi e ricominciano a decorrere al termine del periodo stesso e se essi cominciano a decorrere proprio durante questo periodo, il loro inizio è di diritto posticipato al termine del periodo di sospensione.

 

Esempi:

se un avvocato notifica all’avversario la sentenza di primo grado il 16 luglio, il termine di trenta giorni per proporre appello si interrompe il 1° agosto e ricomincia a decorrere il 1° settembre.(e, quindi, l’ultimo giorno utile per proporre appello sarà il 15 settembre);

se una sentenza viene depositata in cancelleria il 12 agosto, i sei mesi per proporre appello decorreranno dal 1° settembre (e, perciò, si potrà proporre appello fino al 1° marzo successivo).


[1] Art. 325 Cod. proc. civ.

[2] Art. 326 Cod. proc. civ.

[3] Art. 155 Cod. proc. civ.

[4] Art. 327 Cod. proc. civ.

[5] Art. 1, l. n. 742 del 1969.

 

 


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