Nuove dimissioni, se il lavoratore sparisce va licenziato
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6 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Nuove dimissioni, se il lavoratore sparisce va licenziato

Dimissioni telematiche inoltrabili dal solo lavoratore: per abbandono del posto di lavoro, il datore è costretto a licenziare.

 

Arrivano ulteriori chiarimenti sulla nuova procedura di dimissioni telematica: le nuove regole, che devono essere applicate dal 12 marzo, prevedono il web come unico canale per la trasmissione del recesso.

La comunicazione online può avvenire soltanto da parte del dipendente, identificato univocamente grazie ai codici Inps e di Clic Lavoro (è possibile l’identificazione e l’invio anche mediante patronato): come comportarsi, però, nel caso in cui il dipendente abbandoni il posto di lavoro?

 

 

Dimissioni e abbandono del posto di lavoro

Il problema dell’abbandono del posto di lavoro è piuttosto frequente: parliamo di circa 70.000 casi l’anno. Il fenomeno è particolarmente diffuso negli impieghi stagionali, ma non solo: in questi casi, dopo aver cercato inutilmente di rintracciare il lavoratore, è “prassi” che il datore di lavoro, anziché procedere al licenziamento, per evitare di pagare il ticket comunichi le dimissioni ai servizi per l’impiego della propria Regione, col modello Unilav. Per la convalida delle dimissioni, il datore invia, tramite raccomandata A/R, l’apposito invito al lavoratore: le dimissioni sono dunque efficaci, trascorsi 7 giorni dalla ricezione della comunicazione, anche se non convalidate (purché ovviamente non revocate).

Dal 12 marzo questo modo di operare (comunque non corretto, se manca la lettera di dimissioni da parte del dipendente) sarà impossibile da mettere in atto, in quanto la comunicazione di dimissioni può provenire soltanto dal lavoratore, e l’azienda non ha alcuna possibilità di sostituirsi a lui.

 

Pertanto, nei casi in cui il dipendente abbandoni il posto senza dare spiegazioni e risultare rintracciabile, al datore non resterà che inoltrare la comunicazione di licenziamento e pagare la tassa: il ticket sul licenziamento, difatti, è dovuto anche se questo avviene per giusta causa e per giustificato motivo soggettivo.

La problematica si pone allo stesso modo anche se il lavoratore invia una semplice lettera di dimissioni, senza completare l’apposita procedura online o tramite patronato: anche in questo caso il datore potrà solo inviare la comunicazione di licenziamento.

 

 

Nuova procedura di dimissioni

La nuova procedura, anche se ha il vantaggio di dare una rigorosa stretta alle dimissioni in bianco, comporta comunque dei problemi per il lavoratore, in quanto è piuttosto articolata.

In primo luogo, il dipendente deve :

 

-iscriversi al sito Clic Lavoro;

– procurarsi il PIN per l’accesso ai servizi online dell’Inps.

 

Deve poi accedere al sito del Ministero del Lavoro (www.lavoro.gov.it) all’apposita pagina nella quale è possibile compilare il modulo online di dimissioni.

Il modulo ha 5 sezioni (per la procedura dettagliata, vi invitiamo a leggere: Nuove dimissioni, cosa deve fare il lavoratore): una volta compilate, la comunicazione è inoltrata alla Direzione territoriale del lavoro e alla pec (o alla mail) del datore. La procedura rilascia un codice identificativo univoco, all’atto della trasmissione.

Entro i successivi 7 giorni, le dimissioni possono essere revocate, sempre dal sito del Ministero.

 

L’iter non è dunque semplicissimo, specie per chi non utilizza spesso i servizi telematici amministrativi: il lavoratore può comunque presentare le dimissioni tramite patronato, sindacato o commissione di certificazione.

Se non completa nessuna delle due procedure (via web o tramite intermediari autorizzati), come abbiamo detto, il datore può soltanto licenziarlo, e non ha modo di inviare le dimissioni al suo posto. Sempreché, è chiaro, il lavoratore non gli abbia fornito le proprie credenziali Inps e Clic lavoro: ma al datore non conviene comunque sostituirsi al dipendente nella procedura, poiché le sanzioni previste per l’alterazione dei moduli arrivano sino a 30.000 euro.

Vero è che non risulta chiaro il significato di “alterazione dei moduli”: nel dubbio, però, è meglio pagare la tassa sul licenziamento (di 489,85 euro per ogni anno di lavoro, sino a un massimo di 3 anni), che rischiare di pagare 30.000 euro.


In pratica

Autore immagine: 123rf com

 


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