Telecom: quadruplicato il costo delle chiamate da telefono fisso
Lo sai che?
5 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Telecom: quadruplicato il costo delle chiamate da telefono fisso

Un minuto di telefonata passa da 10 a 40 centesimi: denuncia dell’Aduc per l’indiscriminato aumento delle tariffe Telecom.

 

La Telecom torna a battere cassa: alla compagnia telefonica non va proprio giù chi non ha un piano a forfait (tutto compreso), così ha di fatto quadruplicato la tariffa a tempo per le chiamate.

A partire dal 1 aprile 2016, difatti, il costo di ogni telefonata da linea fissa sarà pari a 20 centesimi al minuto, anziché 10, con uno scatto alla risposta di 20 centesimi: in pratica, il primo minuto di telefonata costerà addirittura 40 centesimi.

Questo aumento avrà effetto su circa 700.000 utenze: parliamo di cittadini che utilizzano poco il telefono, cioè di quegli utenti di fascia bassa ai quali deve essere assicurato il servizio a costi accessibili, secondo il Codice delle Comunicazioni [1]. Si tratta di un comportamento non nuovo alla Telecom, che già l’anno scorso era stata pesantemente multata dall’Agcom (l’autorità garante delle comunicazioni) per aver fatto forzatamente migrare dalla tariffa a consumo a quella forfettaria un enorme numero di utenti.

 

 

La modifica delle condizioni di contratto

La Telecom ha la facoltà di modificare le condizioni di contratto, comprese quelle economiche: tuttavia, il Gestore è tenuto ad informare il cliente delle modifiche con almeno 30 giorni di anticipo.

Questo, perché, entro la data di entrata in vigore delle modifiche, il cliente deve avere la possibilità di recedere senza il pagamento di alcuna penalità e senza alcun costo di disattivazione.

Se il recesso non viene effettuato, il contratto prosegue alle nuove condizioni.

Sulle modalità con le quali informare i clienti, che devono essere avvisati in modo idoneo, chiaro e ben percepibile, l’Agcom ha dato precise disposizioni [2]:

 

– in primo luogo, la comunicazione di modifica deve essere separata dalle altre comunicazioni commerciali, e deve avere un’intestazione della seguente tipologia: “COMUNICAZIONE IMPORTANTE: MODIFICA DELLE CONDIZIONI DEL CONTRATTO”;

 

– nella comunicazione deve essere esplicitamente indicato il diritto di recedere dal contratto, o di passare ad altro operatore, senza penali;

 

– il gestore deve poi affiggere appositi avvisi, al riguardo, nei propri punti vendita;

 

– infine, la comunicazione della variazione delle condizioni contrattuali deve essere indicata sulla homepage del sito Internet del gestore.

 

Ad oggi, nella homepage del portale Telecom non appare nulla: ciò vuol dire che l’ultima regola è stata sicuramente violata. Proprio per questo la compagnia telefonica è stata denunciata dall’Aduc all’Agcom.

 

 

Gli obblighi di servizio universale

Le violazioni non si limitano alle sole modalità di comunicazione delle variazioni, ma riguardano anche la garanzia di servizio universale alla quale la Telecom è tenuta: la compagnia, difatti, deve garantire determinati servizi di comunicazioni elettroniche ad un determinato livello di qualità ed a costi accessibili, a prescindere dall’ubicazione geografica degli utenti.

 

I costi sostenuti dalla Telecom per garantire il servizio universale sono valutati ogni anno dall’Agcom: se l’Autorità rivela oneri ingiustificati per la compagnia, l’Agcom impone la ripartizione di questi costi fra tutte le imprese “concorrenti” (o meglio, tra tutte le imprese di telefonia mobile e quelle che utilizzano le reti pubbliche di comunicazione).

I problemi sono iniziati dal 2007, col rifiuto, da parte dell’Agcom, di riconoscere 32 milioni di euro quali oneri ingiustificati; da allora, la Telecom cerca di recuperare quanto possibile proprio dalle fasce più basse: per i suoi comportamenti illegittimi verso gli utenti, la società sia stata multata più volte. Tuttavia, l’eliminazione dei vantaggi per le fasce basse copre abbondantemente il costo delle multe, dunque la Telecom prosegue nelle sue periodiche rappresaglie.

 

 

Che cosa può fare il consumatore

Il consumatore, purtroppo, può fare ben poco per difendersi: l’unica soluzione per evitare l’aumento delle tariffe è formalizzare il recesso, entro il 30 marzo 2016, con raccomandata A/R o pec (anche in caso di passaggio ad altro operatore).

Se la Telecom dovesse comunque proseguire il contratto, o effettuasse un addebito di penali o costi di disattivazione, il consumatore dovrà contestare l’accaduto con raccomandata o pec di messa in mora indirizzata alla compagnia telefonica.

Nel caso in cui la comunicazione sulle modifiche contrattuali sia stata ricevuta dopo il 2 marzo 2016, o non sia stata ricevuta affatto, occorre fare subito una segnalazione all’Agcom.

 


[1] Art.53 Codice delle Comunicazioni.

[2] Delibera AGCOM n. 519/15/CONS.

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 


Download PDF SCARICA PDF
 
 
Commenti