Fondo patrimoniale: rischio reato se non hai pagato le tasse
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6 Mar 2016
 
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Fondo patrimoniale: rischio reato se non hai pagato le tasse

Sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte per chi sia titolare di altri beni mobili o immobili, non vincolati, tali da consentire il pagamento allo Stato o l’utile pignoramento.

 

Creare un fondo patrimoniale per salvare la propria casa dai debiti potrebbe portare più guai che benefici: il rischio, infatti, per chi ha una morosità con l’erario (leggi: Equitalia, Agenzia delle Entrate, ecc.) è che gli venga addebitato il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Tuttavia l’illecito penale non scatta in automatico, ma è subordinato alla presenza di altri presupposti di cui a breve parleremo.

 

I chiarimenti sono offerti da una recente sentenza della Cassazione [1] che offre anche l’occasione per fare il punto della situazione, partendo proprio dalla funzione del fondo patrimoniale. Si tratta, in particolare, di uno strumento che serve a rendere impignorabili i beni immobili (casa, terreni, ecc.), i mobili registrati (automobili, moto, ecc.) o i titoli di credito, a condizione però che il debito sia stato contratto per bisogni estranei alle esigenze familiari. Tipici sono i bisogni voluttuari o per scopo di investimento. Al contrario, il fondo patrimoniale non “tutela” per obbligazioni come quelle del mantenimento dei figli (si pensi alle spese scolastiche) o dello stesso immobile (imposte sulla casa, spese condominiali, ecc.) la cui tipica funzione, appunto, è proprio quella di venire incontro alle esigenze primarie del nucleo.

Inoltre, i creditori sorti prima della costituzione del fondo, a prescindere dalla natura dell’obbligazione (quindi, anche per quelle non attinenti ai bisogni familiari) possono chiedere la revocatoria del fondo patrimoniale entro cinque anni dalla sua costituzione se dimostrano che il debitore non ha altri beni aggredibili e pignorabili: il che, infatti, evidenzia la finalità fraudolenta e illecita del fondo stesso.

 

 

Il fondo patrimoniale serve a tutelarsi da Equitalia?

In un precedente articolo abbiamo messo a nudo il progressivo sgretolamento della funzione protettrice del fondo patrimoniale (leggi: “Fondo patrimoniale: ipoteca di Equitalia valida”). La giurisprudenza, infatti, è andata via via ampliando la nozione di “obbligazioni contratte per i bisogni della famiglia”, sino a ricomprendervi anche i debiti contratti per l’attività lavorativa. Sicché, in una tale concezione, difficile sarebbe comprendere da cosa protegga ormai il fondo patrimoniale.

 

Peraltro, come ricorda la sentenza della Cassazione in commento, l’istituzione di un fondo patrimoniale configura il reato di fraudolenta sottrazione di beni allo Stato [2] quando metta in concreto pericolo l’esito favorevole della riscossione esattoriale. In particolare, il reato si configura quando il soggetto che ha istituito il fondo patrimoniale sia titolare di un patrimonio, non vincolato nel fondo stesso, di valore insufficiente a soddisfare il credito erariale. Detto in parole più semplici, se il contribuente possiede solo due immobili, entrambi inseriti nel fondo patrimoniale, e nello stesso tempo ha un sostanzioso debito con Equitalia, quest’ultima non avrà possibilità di rivalersi sul suo patrimonio, non trovando alcunché da pignorare. Dunque, è normale ritenere che la manovra del debitore sua stata unicamente volta a sottrarre il patrimonio dal pagamento delle tasse ed è pertanto punibile con il procedimento penale.

Diverso, invece, il discorso se il contribuente possiede altri beni (terreni, conti correnti, titoli, ecc.) che sono svincolati dal fondo e, quindi, possono essere “appresi” coattivamente dallo Stato. In tale ipotesi, infatti, non vi sarebbe stato alcun “occultamento” del patrimonio.

 

 

Quando scatta la sottrazione fraudolenta alle imposte?

La legge [3] punisce con la reclusione da sei mesi a quattro anni “chiunque, al fine di sottrarsi al pagamento di imposte….di ammontare complessivo superiore ad euro 50mila, aliena simulatamente o compie altri atti fraudolenti sui propri o su altrui beni idonei a rendere in tutto o in parte inefficace la procedura di riscossione coattiva”. Se l’ammontare delle imposte è superiore a 200mila euro, si applica la reclusione da uno a sei anni.

 

Dunque, perché scatti il reato in commento, è necessario innanzitutto che il debito con il fisco superi 50.000 euro (peraltro, sotto il limite di 20.0000 euro l’Agente per la riscossione non può ipotecare, né tantomeno pignorare, gli immobili del debitore, per espressa previsione di legge).

 

La Cassazione ritiene infatti che, a fronte della costituzione di un fondo patrimoniale, occorre accertare, ai fini della sussistenza del reato, che nell’operazione posta in essere sussistano gli elementi costitutivi della sottrazione fraudolenta: il processo di merito deve dunque individuare quali siano gli aspetti dell’operazione economica che dimostrino la strumentalizzazione del fondo patrimoniale allo scopo di evitare il pagamento del debito tributario.

 

 

L’onere della prova

L’onere della prova dello scopo fraudolento del fondo ricade su chi agisce, in questo caso lo Stato. Quest’ultimo deve dimostrare la sussistenza del cosiddetto “dolo specifico di frode”, ossia che la costituzione del fondo patrimoniale abbia in concreto messo in pericolo la garanzia patrimoniale.

Non c’è quindi inversione di onere della prova a carico del contribuente posto che la scelta del coniugi di costituire il fondo rappresenta uno dei modi legittimi di attuazione dell’indirizzo economico e delle esigenze del nucleo familiare.

 

 

Il consiglio pratico

Il consiglio che offre la sentenza della Suprema Corte è quindi rivolto nei confronti di chi ha un debito di diverse decine di migliaia di euro con Equitalia e non a chi invece ha una morosità inferiore a 50.000 euro. In tali situazioni non è mai conveniente riporre tutto il proprio patrimonio dentro il fondo, a meno ché non si voglia rischiare un procedimento penale. Meglio è “lasciare fuori qualcosa”, in modo che, se Equitalia voglia procedere, abbia di che soddisfarsi.

Quest’ultimo deve dimostrare la sussistenza del cosiddetto “dolo specifico di frode”, ossia che la costituzione del fondo patrimoniale abbia in concreto messo in pericolo la garanzia patrimoniale.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Penale, sentenza 19 novembre 2015 – 4 marzo 2016, n. 9154
Presidente Amoresano – Relatore  Andronio

Ritenuto in fatto

1. – Con ordinanza del 14 luglio 2015, il Tribunale di Imperia ha rigettato la richiesta di riesame proposta dagli interessati avverso il decreto del Gip dello stesso Tribunale del 29 maggio 2015, con il quale era stato disposto il sequestro preventivo, fino all’importo di euro 789.310,80, dei beni immobiliari di proprietà di P. facenti parte dei fondo patrimoniale familiare costituito con atto notarile del 23 dicembre 2013 dai coniugi P. e L.. Presupposto del sequestro è l’imputazione, a carico di entrambi, di cui all’art. 11 del d.lgs. n. 74 del 2000, formulata sull’assunto che la costituzione di detto fondo patrimoniale sarebbe unicamente servita ad eludere due atti di accertamento notificati in precedenza a P., il secondo dei quali per euro 789.310,80. Quanto al primo avviso di accertamento, vi era stata una conciliazione giudiziale con l’Agenzia delle entrate, cosicché il pubblico ministero e il Gip avevano riconosciuto la sostanziale insussistenza del relativo debito, escludendolo dal computo del sequestro.
2. – Avverso l’ordinanza l’indagato P. e la moglie L., amministratori del fondo

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[1] Cass. sent. n. 9154 del 4.02.2016.

[2] Art. 11 co. 1, d.lgs. n. 74/2000.

[3] Art. 11, comma 1, Dlgs 74 /2000.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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