I minori e la scuola
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11 Mar 2016
 
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I minori e la scuola

Scuola dell’infanzia, primaria, secondaria di I grado e secondaria di II grado.

 

A partire dal 2003 il sistema dell’istruzione è stato oggetto di rilevanti modifiche ad opera di interventi legislativi che ne hanno, in maniera stratificata, cambiato la fisionomia.

La delega contenuta nella L. 53/2003 (cd. riforma Moratti) ha delineato un sistema di istruzione strettamente collegato con la formazione professionale (attraverso gli strumenti dell’alternanza scuola-lavoro e dell’apprendistato) e ha definito i livelli essenziali delle prestazioni, rappresentati dai curricoli nazionali delle scuole autonome (D.P.R. 275/1999), incidendo, in particolare, sulla scuola dell’infanzia e sul primo ciclo di istruzione.

I decreti emanati negli anni successivi, infatti, in relazione al secondo ciclo di istruzione hanno dato un’attuazione soltanto parziale al progetto riformatore; in seguito, con la L. 133/2008 si è dato inizio ad una revisione complessiva del sistema, culminata poi nella cd. riforma Gelmini.

Il D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 è il primo provvedimento legislativo attuativo della legge delega 28-3-2003, n. 53 sulla riforma della scuola.

Tale decreto contiene le norme di carattere generale relative alla scuola dell’infanzia e del primo ciclo dell’istruzione (scuola primaria e scuola secondaria di primo grado). Inoltre definisce i livelli essenziali di prestazione, cui tutte le istituzioni scolastiche statali e paritarie, appartenenti ai suddetti segmenti, sono tenute ad uniformarsi.

Con D.Lgs. 17-10-2005, n. 226, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto attuativo della legge Moratti riguardante la riforma del ciclo della scuola secondaria superiore.

Con tale decreto è stato istituito il sistema dei licei, tutti di durata quinquennale, con due bienni e un quinto anno (Artistico, Classico, Economico, Linguistico, Musicale, Scientifico, Tecnologico, delle Scienze umane) accanto al sistema di istruzione e formazione professionale.

Con il D.Lgs. 24-11-2004, n. 286 si dà attuazione ad uno dei contenuti della delega contenuta nella Riforma Moratti: l’istituzione di un Servizio nazionale per la valutazione del sistema educativo, incaricato della valutazione dei livelli di apprendimento e dell’offerta formativa che, rappresenta, un fattore indispensabile per realizzare la scuola di qualità, obiettivo prioritario dell’intero processo riformatore, nell’interesse degli studenti, delle famiglie e del Paese intero.

Alle finalità del Servizio concorrono l’Istituto Nazionale di Valutazione del Sistema di Istruzione (INVALSI) che è stato completamente riorganizzato, le istituzioni scolastiche del sistema nazionale di istruzione, e le istituzioni del sistema di istruzione e formazione professionale, limitatamente ai livelli essenziali di prestazione.

In attuazione della delega conferita dall’art. 1, comma 3, lett. i) L. 53/2003 è stato ap-provato il D.Lgs. 15-4-2005, n. 76 per la disciplina degli interventi di orientamento contro la dispersione scolastica e per assicurare la realizzazione del diritto-dovere di istruzione e formazione.

 

Il decreto, infatti, precisa che la Repubblica assicura a tutti il diritto all’istruzione e alla formazione, per almeno dodici anni o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica entro il diciottesimo anno di età, tale diritto si realizza:

 

– nel primo ciclo del sistema dell’istruzione, che comprende la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado;

 

– nel secondo ciclo che comprende il sistema dei licei e il sistema dell’istruzione e della formazione professionale, nonché nel sistema dell’apprendistato.

 

Come già anticipato, il sistema di istruzione e formazione professionale, impostato dalla L. 53/2003, dunque, si articola nei seguenti canali: sistema dei Licei; istituti tecnici e istituti professionali; sistema dell’istruzione e formazione professionale, affidato alle Regioni. L’attuazione del nuovo diritto-dovere di istruzione e formazione può realizzarsi validamente attraverso uno dei predetti percorsi.

Tenendo presente che in seguito, con la L. 296/2006 è stato reintrodotto il concetto di obbligo scolastico che viene portato a dieci anni, risulta che fino al sedicesimo anno di età è necessario frequentare una scuola; tra i sedici e i diciotto anni, in base al diritto-dovere di istruzione e formazione è possibile completare il percorso in una scuola, nella formazione professionale regionale o nell’apprendistato.

Infatti, in conformità alla Raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio del 18-12-2006 (che invita gli Stati membri a sviluppare strategie per assicurare l’acquisizione di competenze chiave per preparare i giovani all’età adulta) sono state emanate alcune previsioni normative di attuazione: l’art. 1, L. 27-12-2006, n. 296 e il D.M. 22-8-2007, n. 139.

 

L’art. 1 L. 27-12-2006, n. 296 sancisce che:

 

– l’istruzione impartita per almeno dieci anni è obbligatoria ed è finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età;

 

– l’adempimento dell’obbligo di istruzione deve consentire, una volta conseguito il titolo di studio conclusivo del primo ciclo, l’acquisizione dei saperi e delle competenze previste dai curricula relativi ai primi due anni degli istituti di istruzione secondaria superiore.

 

Il D.M. 22-8-2007, n. 139, cd. Regolamento sul nuovo obbligo di istruzione, contiene le Indicazioni nazionali sulle competenze e i saperi che tutti i giovani devono possedere a sedici anni, indipendentemente dalla scuola che frequentano, in modo da assicurare l’equivalenza formativa di tutti i percorsi, nel rispetto dell’identità dell’offerta formativa e degli obiettivi che caratterizzano i curricoli dei diversi ordini, tipi e indirizzi di studio.

La riforma Moratti ha previsto che gli studenti che hanno compiuto il quindicesimo anno di età, nell’esercizio del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione per almeno dodici anni, possono svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 anni, attraverso l’alternanza di studio e di lavoro espressamente disciplinato con D.Lgs. 15-4-2005, n. 77.

Si tratta di un percorso alternativo che il legislatore interpreta come modalità di realizzazione della formazione del secondo ciclo, sia nel sistema dei licei sia nel sistema dell’istruzione e della formazione professionale, per assicurare ai giovani, oltre alle conoscenze di base, l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro.

I percorsi in alternanza hanno una struttura flessibile e si articolano in periodi di formazione in aula e in periodi di apprendimento mediante esperienze di lavoro, svolte an-che in imprese simulate, che le istituzioni scolastiche e formative progettano e attuano sulla base di apposite convenzioni.

L’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione può realizzarsi anche attraverso il contratto di apprendistato riferito, per tutti i settori di attività, ai giovani e agli adolescenti che abbiano compiuto quindici anni, con durata non superiore a tre anni e finalizzato al conseguimento di una qualifica professionale.

Con la manovra finanziaria estiva (D.L. 25-6-2008, n. 112 conv. con modif. in L. 6-8-2008, n.133) si sono dettate, all’art. 64, disposizioni programmatiche in materia di organizzazione scolastica.

 

Gli ambiti di intervento su cui hanno inciso tali previsioni sono sostanzialmente due:

 

– il varo di un piano programmatico volto ad una maggiore razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse umane e strumentali disponibili, con misure finalizzate ad una piena valorizzazione professionale del personale docente e alla revisione dei criteri e dei para-metri previsti per la definizione delle dotazioni organiche del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario;

 

– la revisione complessiva del sistema scolastico, cui si provvede con uno o più regolamenti adottati su proposta del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentita la Conferenza unificata anche modificando le disposizioni legislative.

 

 

La scuola dell’infanzia

La scuola materna è denominata scuola dell’infanzia (L. 30/2000 e L. 53/2003). Con il D.Lgs. 19-2-2004, n. 59 sono state definite le norme generali relative alla scuola dell’infanzia e al primo ciclo dell’istruzione.

Con i successivi regolamenti, D.P.R. 20-3-2009, n. 81 che contiene norme per la riorganizzazione della rete scolastica e il razionale ed efficace utilizzo delle risorse umane della scuola e D.P.R. 20-3-2009, n. 89 di revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, sono stati definiti obiettivi e criteri di attuazione.

La scuola dell’infanzia ha durata triennale e concorre all’educazione e allo sviluppo affettivo, psicomotorio, cognitivo, morale, religioso e sociale dei bambini e delle bambine, promuovendone le potenzialità di relazione, autonomia, creatività, apprendimento e operando per assicurare una effettiva eguaglianza delle opportunità educative.

Nel rispetto della primaria responsabilità educativa dei genitori, la scuola dell’infanzia concorre alla formazione integrale dei bambini e delle bambine e, nella sua autonomia e unitarietà didattica e pedagogica, realizza la continuità educativa con il complesso dei servizi all’infanzia (continuità con l’asilo-nido) e con la scuola primaria (continuità con la scuola elementare).

L’offerta relativa alla scuola dell’infanzia è assicurata oltre che dallo Stato, anche dai Comuni e dalle scuole paritarie.

Anche se la frequenza della scuola dell’infanzia non è obbligatoria, si promuove comunque la scolarità dei bambini già da tale ciclo.

Le sezioni di scuola dell’infanzia sono costituite di regola con un numero di bambini tra 18 ed i 26. L’orario di funzionamento è stabilito in 40 ore settimanali, estensibili a 50; è prevista, però, la possibilità che le famiglie scelgano un tempo scuola ridotto, pari a 25 ore settimanali. Le scuole organizzeranno le attività educative inserendo i bambini in sezioni distinte a seconda del modello orario scelto dalle famiglie.

Possono essere iscritti alla scuola dell’infanzia le bambine e i bambini che hanno compiuto o compiano, entro il 31 dicembre dell’anno in corso, il terzo anno di età.

Su richiesta delle famiglie, possono essere iscritti alla scuola dell’infanzia anche le bambine e i bambini che compiono tre anni di età entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento.

 

La frequenza anticipata è disposta ricorrendo le seguenti condizioni:

 

– disponibilità dei posti;

 

– accertamento dell’avvenuto esaurimento di eventuali liste di attesa;

 

– disponibilità dei locali;

 

– valutazione pedagogica e didattica da parte del Collegio dei docenti.

 

 

La scuola primaria

La scuola elementare ha assunto la denominazione di scuola primaria (L. 30/2000 e L. 53/2003).

Unitamente alla scuola secondaria di I grado, la scuola primaria, della durata di 5 anni, costituisce il primo ciclo dell’istruzione obbligatoria.

Forme di raccordo pedagogico, educativo e formativo sono assicurate con la scuola dell’infanzia e con il secondo ciclo dell’istruzione.

 

La scuola primaria è articolata:

 

– in un primo anno, teso al raggiungimento delle strumentalità di base. Il modello organizzativo che regola la prima classe della scuola primaria è stato ridefinito con il D.L. 1°-9-2008, n. 137 (art. 4) conv. con L. 30-10-2008, n. 169, che ha introdotto non poche novità — tra cui quella dell’insegnante unico — al fine di favorire l’unitarietà dell’insegnamento ritenuto «un elemento di rinforzo del rapporto educativo tra docente e alunno» che «semplifica e valorizza le relazioni tra scuola e famiglie» (circ. MIUR 4/2009);

 

– in due periodi didattici biennali. Il primo periodo didattico comprende la classe seconda e terza, il secondo periodo didattico comprende la classe quarta e quinta.

 

La scuola primaria promuove, nel rispetto delle diversità individuali:

 

– lo sviluppo della personalità;

 

– l’acquisizione e lo sviluppo delle conoscenze e delle abilità di base fino alle prime sistemazioni logico-critiche;

 

– l’apprendimento dei mezzi espressivi, ivi inclusa l’alfabetizzazione in almeno una lingua dell’Unione europea oltre alla lingua italiana;

 

– la costruzione delle basi per l’utilizzazione di metodologie scientifiche nello studio del mondo naturale, dei suoi fenomeni e delle sue leggi;

 

– la valorizzazione delle capacità relazionali e di orientamento nello spazio e nel tempo;

 

– l’educazione ai principi fondamentali della convivenza civile.

 

Il D.P.R. 81/2009 fissa a 15 il numero minimo e a 26 il numero massimo di alunni per classe, elevabile fino a 27. Per la scuola primaria è previsto un tempo pieno, corrispondente a 40 ore, le cui modalità di realizzazione consistono nell’attuazione di un progetto formativo integrato sulla base della disponibilità dell’organico dell’istituto.

Sono ammessi alla frequenza della scuola primaria le bambine e i bambini che compiono i 6 anni di età entro il 31 dicembre dell’anno.

Anche per la scuola primaria è prevista la possibilità di anticipare la frequenza consentendo l’ingresso alla prima classe anche ai bambini e alle bambine che compiono i sei anni successivamente alla predetta data del 31 dicembre; vi è facoltà di iscrizione anticipata per i bambini che compiono 6 anni entro il 30 aprile dell’anno scolastico di riferimento.

La riforma della scuola contenuta nella L. 107/2015, cd. Buona scuola, prevede, per la scuola primaria, degli insegnamenti potenziati in materie quali: la musica, l’inglese, l’educazione motoria (comma 20).

Inoltre, si prevede che le scuole possano restare aperte nell’orario pomeridiano, che possano ridurre il numero di alunni e studenti per classe, «anche con potenziamento del tempo scolastico o rimodulazione del monte orario» rispetto alle previsioni contenute nel D.P.R. 89/2009 (comma 7, lett. n)).

 

 

La scuola secondaria di I grado

La scuola media ha assunto la denominazione di scuola secondaria di primo grado sempre in base alla L. 53/2003.

Unitamente alla scuola primaria, la scuola secondaria di I grado, della durata di 3 anni, costituisce il primo ciclo dell’istruzione obbligatoria.

 

La scuola secondaria di primo grado si articola:

 

– in un biennio che comprende la classe prima e seconda. All’atto della iscrizione alla scuola prescelta, i genitori e gli studenti devono sottoscrivere il Patto educativo di corresponsabilità «finalizzato a definire in maniera dettagliata e condivisa diritti e do-veri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie» (circ. MIUR 4/2009);

 

– in un terzo anno che completa prioritariamente il percorso disciplinare ed assicura l’orientamento ed il raccordo con il secondo ciclo.

 

La valutazione finale degli alunni comprende il giudizio di ammissione all’esame e lo svolgimento di una prova nazionale. Il D.P.R. 22-6-2009, n. 122 prevede che l’ammissione all’esame è disposta nei confronti dell’alunno che consegue una votazione non inferiore a sei decimi in ogni disciplina.

 

La scuola secondaria di primo grado, nel ventaglio delle discipline di studio e attraverso esse:

 

– è finalizzata alla crescita delle capacità autonome di studio ed al rafforzamento delle attitudini alla interazione sociale;

 

– organizza ed accresce, anche attraverso l’alfabetizzazione e l’approfondimento nelle tecnologie informatiche, le conoscenze e le abilità, anche in relazione alla tradizione culturale e alla evoluzione sociale, culturale e scientifica della realtà contemporanea;

 

– è caratterizzata dalla diversificazione didattica e metodologica in relazione allo sviluppo della personalità dell’allievo;

 

– cura la dimensione sistematica delle discipline;

 

– sviluppa progressivamente le competenze e le capacità di scelta corrispondenti alle attitudini e vocazioni degli allievi;

 

– fornisce strumenti adeguati alla prosecuzione delle attività di istruzione e di formazione;

 

– introduce lo studio di una seconda lingua dell’Unione europea;

 

– aiuta ad orientarsi per la successiva scelta di istruzione e formazione.

 

 

La scuola secondaria di II grado

La scuola secondaria di II grado costituisce il secondo ciclo dell’istruzione, finalizzato alla crescita educativa, culturale e professionale dei giovani attraverso il sapere, il fare e l’agire, e la riflessione critica su di essi, nonché a sviluppare l’autonoma capacità di giudizio e l’esercizio della responsabilità personale e sociale.

Il secondo ciclo di istruzione, in seguito alla riforma complessiva attuata con la cd. Riforma Gelmini, si articola nel modo seguente:

 

– 6 licei;

 

– istituti tecnici suddivisi in 2 settori con 11 indirizzi;

 

– istituti professionali suddivisi in 2 settori con 6 indirizzi.

 

Il quadro normativo della Riforma del secondo ciclo di istruzione è rappresentata dai seguenti provvedimenti:

 

– D.P.R. 15-3-2010, n. 87, di riordino degli istituti professionali;

 

– D.P.R. 15-3-2010, n. 88, di riordino degli istituti tecnici;

 

– D.P.R. 15-3-2010, n. 89, di revisione dei licei.

 

Il riordino degli istituti professionali prevede percorsi quinquennali di articolazione del secondo ciclo del sistema di istruzione e formazione.

 

L’identità degli istituti professionali si caratterizza per una solida base di istruzione generale e tecnico professionale che consente agli studenti di sviluppare, in una dimensione operativa, saperi e competenze necessari per rispondere ad esigenze formative del settore produttivo di riferimento, per un rapido inserimento nel mondo del lavoro e per l’accesso all’università e all’istruzione e formazione tecnica superiore.

La riforma degli istituti tecnici li configura, analogamente agli istituti professionali, quali percorsi quinquennali di articolazione del secondo ciclo del sistema di istruzione e formazione.

L’identità degli istituti tecnici si caratterizza per una solida base culturale di carattere scientifico e tecnologico in linea con le indicazioni dell’Unione europea, costruita con lo studio, l’approfondimento e l’applicazione dei linguaggi e metodologie di carattere generale e specifico ed è espressa da un numero limitato di ampi indirizzi, correlati a settori fondamentali per lo sviluppo economico e produttivo del Paese, con l’obiettivo di far acquisire saperi e competenze agli studenti, in relazione all’esercizio di professioni tecniche, necessari per un rapido inserimento nel mondo del lavoro e per l’accesso all’università e all’istruzione e formazione tecnica superiore.

 

I percorsi liceali hanno durata quinquennale e sono suddivisi in due bienni, il primo finalizzato all’iniziale approfondimento e sviluppo delle conoscenze e abilità, nonché all’assolvimento dell’obbligo di istruzione, l’altro all’acquisizione delle competenze caratterizzanti le singole articolazioni del sistema liceale, ed un quinto anno mirato al consolidamento del percorso di studi e all’inserimento nel mondo del lavoro.

Oltre ai corsi offerti dai licei, dagli istituti tecnici e dagli istituti professionali, esistono percorsi formativi proposti dal sistema dell’istruzione e formazione professionale di competenza delle Regioni, per il conseguimento di una qualifica triennale e di un diploma quadriennale riconosciuti a livello nazionale.

Anche il sistema di istruzione e formazione professionale di competenza regionale presenta un ordinamento di rilievo nazionale che prevede qualifiche triennali e diplomi quadriennali già definiti a livello nazionale nella sede tecnica della Conferenza Stato-Regioni.

La frequenza di tali corsi è utile ai fini dell’assolvimento dell’obbligo di istruzione e dell’esercizio del diritto-dovere a conseguire entro i 18 anni almeno una qualifica professionale triennale.

Inoltre, la L. 53/2003 (art. 4) disciplina l’alternanza scuola-lavoro, che costituisce una modalità di realizzazione del percorso formativo progettata, attuata e valutata dall’istituzione scolastica e formativa per assicurare ai giovani, oltre alla conoscenza di base, l’acquisizione di competenze spendibili nel mercato del lavoro.

Una volta a regime il modello di assolvimento del secondo ciclo scolastico, è possibile svolgere l’intera formazione dai 15 ai 18 anni, attraverso l’alternanza di periodi di studio e di lavoro, sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa, sulla base di convenzioni con imprese o con le rispettive associazioni di rappresentanza o con le Camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, o con enti pubblici e privati, disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di tirocinio.

 

I percorsi in alternanza sono progettati, attuati, verificati e valutati sotto la responsabilità dell’istituzione scolastica o formativa, sulla base di apposite convenzioni con le imprese, o con le rispettive associazioni di rappresentanza, o con le camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, o con gli enti pubblici e privati (inclusi quelli del terzo settore), che siano disponibili ad accogliere gli studenti per periodi di apprendimento in situazione lavorativa, che non costituiscono rapporto individuale di lavoro.

 

Tale apprendimento in alternanza persegue le seguenti finalità:

 

– attuare modalità di apprendimento flessibili e equivalenti sotto il profilo culturale ed educativo, rispetto agli esiti dei percorsi del secondo ciclo, che colleghino sistematicamente la formazione in aula con l’esperienza pratica;

 

– arricchire la formazione acquisita nei percorsi scolastici e formativi con l’acquisizione di competenze spendibili anche nel mercato del lavoro;

 

– favorire l’orientamento dei giovani per valorizzarne le vocazioni personali, gli interessi e gli stili di apprendimento individuali;

 

– realizzare un organico collegamento delle istituzioni scolastiche e formative con il mondo del lavoro e la società civile, che consenta la partecipazione attiva dei soggetti, quali imprese, CCIAA etc., nei processi formativi;

 

– correlare l’offerta formativa allo sviluppo culturale, sociale ed economico del territorio.

 

I percorsi in alternanza sono oggetto di verifica e valutazione da parte dell’istituzione scolastica o formativa, e per quanto concerne i disabili, la valutazione e la certificazione delle competenze acquisite sono effettuate a norma della L. 104/1992, con l’obiettivo prioritario di riconoscerne e valorizzarne il potenziale, anche ai fini dell’occupabilità.

La L. 13-7-2015, n. 107 ha recato una riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione, conosciuta come Buona scuola, che nei suoi obiettivi generali elenca, tra l’altro, l’innalzamento dei livelli di istruzione e delle competenze, la prevenzione dell’abbandono e della dispersione scolastica, il diritto allo studio.

Inoltre, tra le deleghe alla normazione governativa, essa annovera anche la definizione dei Livelli essenziali delle prestazioni, la revisione del percorso dell’istruzione professionale, un sistema integrato di istruzione zero-sei anni.

Nello specifico del sistema di istruzione e formazione, essa ha introdotto disposizioni innovative in merito al rafforzamento del collegamento tra la scuola e il mondo del lavoro. Si dispone infatti che la durata minima dei percorsi in alternanza scuola-lavoro negli ultimi tre anni della scuola secondaria di secondo grado sia pari ad almeno 400 ore negli istituti tecnici e professionali e ad almeno 200 ore nei licei. La legge inoltre prevede che l’alternanza scuola-lavoro sia svolta anche nei periodi di sospensione delle attività didattiche e con la modalità dell’impresa simulata.

 

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