Incidenti: macchia d’olio insufficiente a provare la caduta su strada
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7 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Incidenti: macchia d’olio insufficiente a provare la caduta su strada

Niente risarcimento all’automobilista che dimentica di dimostrare, oltre alla presenza della macchia d’olio sull’asfalto, anche che il sinistro stradale si è verificato proprio per quella specifica causa.

 

Niente risarcimento al motociclista che cade sull’asfalto a causa di una macchia d’olio: non basta infatti la presenza della chiazza sul margine della carreggiata e l’evidente danno al mezzo per dimostrare che l’incidente è stato determinato proprio da quella specifica causa. Così, con una recente sentenza, il tribunale di Roma [1] raccomanda a chiunque si avvicini a un’aula di tribunale di non dimenticare mai, nell’ambito della prova da offrire al giudice, quello che i giuristi chiamano “rapporto di causalità”. In buona sostanza, se l’infortunato non riesce a dimostrare che la caduta è stata cagionata proprio dalla macchia d’olio lasciata dal Comune sulla strada e non da altre ragioni, non può vincere la causa per il risarcimento.

 

Certo, il fatto che ci sia una chiazza di grasso nero sull’asfalto è indice di pericolosità, ma chi ci assicura che l’infortunio non è stato determinato da altre ragioni come, ad esempio, l’eccessiva velocità del mezzo, la distrazione del conducente o altri motivi che nulla hanno a che vedere con quella specifica insidia? Nessuno può dirlo all’infuori del danneggiato che, evidentemente, se vuol ottenere l’indennizzo dal Comune, dovrà anche dare prova del rapporto di “causa” ed “effetto” che lega la sua caduta alla macchia d’olio. Qualsiasi prova, in tal senso, potrebbe essere sufficiente: un testimone che dichiari di aver visto il centauro slittare proprio per causa di tale accidente, oppure segni sull’asfalto riconducibili alle sbandate prima di cadere a terra. Insomma, alla prova non ci sono certo limiti, ma non può di sicuro mancare.

 

Una dimenticanza di tale tipo costa grave alla parte, costretta a pagare anche le spese processuali per aver costretto la controparte a un giudizio senza avere prima in tasca le prove di quanto affermato. Prove che, quindi, non devono soffermarsi solo sul fatto storico (la caduta dal mezzo) e sulla colpa della controparte (l’aver lasciato la macchia d’olio sulla carreggiata), ma anche sulla consequenzialità che lega il primo al secondo. Se non c’è prova diretta e rigorosa di ciò, il giudice non può presumere che l’incidente sia derivato dalla chiazza di olio solo perché è certo che essa fosse presente sul posto.


[1] Trib. Roma sent. n. 25829/15.

 


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