Noemi Secci
Noemi Secci
8 Mar 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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Pensione di reversibilità, si possono unire i contributi?

Pensione di reversibilità e pensione indiretta, computo ed unione dei contributi: a quale trattamento ha diritto il coniuge superstite?

 

Se dovessi morire prima di andare in pensione, mia moglie, che attualmente percepisce il trattamento d’invalidità, può sommare i suoi contributi ai miei per avere la reversibilità?

 

Anche se è possibile percepire, assieme alla pensione ai superstiti (che si chiama di reversibilità, se il lavoratore al momento del decesso era già pensionato, oppure indiretta, nel caso in cui al momento del decesso non siano stati maturati i requisiti per la pensione), altri trattamenti dei quali è titolare il beneficiario, entro i limiti di reddito previsti per ciascuna prestazione, non è possibile sommare i contributi del beneficiario con i contributi del lavoratore deceduto.

 

 

Reversibilità: si possono sommare i contributi del defunto con quelli del coniuge?

Non ha purtroppo rilevanza il fatto che vi sia un unico beneficiario della futura pensione (come nel caso del coniuge superstite senza figli aventi diritto), in quanto si tratta di posizioni contributive costituite in capo a due persone diverse: in pratica, come non è possibile sommare i contributi di marito e moglie, quando sono entrambi in vita, per dar luogo ad un’unica pensione, così non è possibile sommare i contributi del lavoratore defunto nella posizione contributiva della vedova, pur risultando lei l’unica titolare del trattamento.

Non sarebbe nemmeno possibile liquidare i contributi del coniuge superstite come pensione supplementare, in quanto tale trattamento deve risultare aggiuntivo rispetto alla pensione ottenuta con i contributi dello stesso beneficiario, e non rispetto alla pensione ai superstiti.

Al contrario, se il defunto risultava titolare di una pensione supplementare, il coniuge ha diritto alla pensione supplementare di reversibilità.

 

 

Pensione ai superstiti: requisiti

Tuttavia, nonostante non possa sommare la contribuzione posseduta, il coniuge può avere diritto alla pensione ai superstiti anche se il defunto non si era ancora pensionato. Perché gli eredi abbiano diritto al trattamento, è difatti sufficiente che il defunto avesse almeno i requisiti per i trattamenti di invalidità ordinaria o di inabilità, pari a:

 

– almeno 5 anni di contributi;

– dei quali almeno 3 anni versati nell’ultimo quinquennio.

 

In alternativa, è necessario il requisito contributivo per la pensione di vecchiaia.

Pertanto basta soddisfare i requisiti utili a conseguire uno dei due trattamenti menzionati, perché l’erede abbia diritto alla pensione ai superstiti.

 

 

Pensione ai superstiti: calcolo del trattamento

La pensione indiretta è calcolata in base ai contributi versati dal lavoratore sino al momento del decesso, con le regole ordinarie:

 

-per chi ha meno di 18 anni al 31 dicembre 1995, saranno calcolati col metodo retributivo i contributi sino al 31 dicembre 1995, ed i restanti col contributivo;

 

– -per chi ha più di 18 anni al 31 dicembre 1995, saranno calcolati col metodo retributivo i contributi sino al 31 dicembre 2011, ed i restanti col contributivo;

 

– per chi non ha contributi al 31 dicembre 1995, tutti i contributi sono calcolati col sistema contributivo.

 

Per quanto riguarda la pensione di reversibilità, la base di calcolo è la pensione stessa già liquidata al dante causa.

In entrambi i casi, se l’unico beneficiario della pensione è il coniuge, spetta il 60% del trattamento.

 

 

Pensione ai superstiti: limiti di cumulo

C’è poi da considerare la questione dei limiti di cumulo: la pensione ai superstiti, difatti, è percepita in misura intera, se il reddito complessivo non supera 3 volte il trattamento minimo. In pratica, la somma dei redditi posseduti non deve superare 19.573,71 euro, diversamente la pensione è ridotta del 25%; la riduzione è del 40% sopra i 26.098,28 euro, e del 50% sopra i 32.622,85 euro.

Se il coniuge superstite percepisce un assegno di invalidità ordinario, questo non subirà riduzioni sino a 26.098,28 di reddito; sopra tale cifra l’assegno è ridotto del 25%, sopra i 32.622,85 del 40%.

Se, invece, percepisce la pensione d’invalidità civile, intesa come assegno di assistenza (per chi possiede meno del 100% d’invalidità) , questa spetta sino al limite annuo di reddito di 4.800,38 euro.


 


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