Licenziamento collettivo illegittimo se la scelta è discrezionale
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8 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Licenziamento collettivo illegittimo se la scelta è discrezionale

La scelta degli esuberi che non si basa su criteri oggettivi è illegittima e dà luogo alla reintegra del lavoratore o al risarcimento.

 

No ai licenziamenti collettivi basati sulla valutazione discrezionale del datore di lavoro: è quanto stabilito dal Giudice del Lavoro di Cagliari, che, con un’ordinanza del 4 marzo 2016, ha reintegrato una lavoratrice, licenziata sulla base una scelta aziendale completamente sganciata da parametri oggettivi.

Secondo la disciplina del licenziamento collettivo, difatti, quando i criteri con cui individuare gli esuberi non sono esplicitamente indicati dagli accordi collettivi, si deve far riferimento ai parametri esposti nella normativa nazionale [1]:

 

– in primo luogo, devono essere valutati i carichi di famiglia;

– in seconda istanza, si deve aver riguardo all’età anagrafica del lavoratore;

– solo in ultimo luogo si deve aver riguardo alle esigenze tecniche, produttive e organizzative dell’impresa.

 

 

Licenziamento collettivo arbitrario

Durante le trattative sulla procedura di licenziamento, è comunque possibile accordarsi coi sindacati su modalità di scelta differenti rispetto a quelle previste dalla normativa: nei criteri di scelta “in deroga”, però, ci si deve basare sul principio di non discriminazione e le esclusioni devono essere coerenti con le ragioni alla base della procedura di mobilità. Inoltre, è fondamentale che i criteri di valutazione siano oggettivamente riscontrabili.

Non risponde a questi requisiti un licenziamento collettivo nel quale la scelta degli esuberi è effettuata in base, ad esempio, alla flessibilità, all’esperienza, alle competenze tecniche: si tratta difatti di parametri generici, che lasciano al datore di lavoro margini di giudizio discrezionali o addirittura arbitrari. Lo stesso vale quando la scelta è basata sul curriculum del lavoratore o sull’articolazione del ruolo di lavoro, in quanto sono criteri troppo generici.

 

 

Licenziamento collettivo illegittimo

Nei casi in cui il licenziamento collettivo non è effettuato secondo parametri oggettivi, questo è assimilato al licenziamento collettivo illegittimo in violazione dei criteri di scelta.

Il lavoratore illegittimamente licenziato, se non soggetto alla disciplina del Jobs Act, ha in quest’ipotesi diritto:

 

– all’annullamento del licenziamento ed alla reintegrazione nel posto di lavoro;

 

– in alternativa, ad un’indennità sostitutiva pari a 15 mensilità;

 

– in aggiunta, al pagamento di un risarcimento non superiore a 12 mensilità (con riferimento all’ultima retribuzione globale di fatto maturata dal giorno del licenziamento fino a quello dell’effettiva reintegra, diminuita di quanto eventualmente percepito da altri rapporti di lavoro nel frattempo intercorsi);

 

– al versamento dei contributi previdenziali ed assistenziali, maggiorati degli interessi legali (eventualmente diminuiti dalla contribuzione effettivamente accreditata per lo svolgimento di altre attività lavorative durante il periodo di licenziamento); al datore di lavoro non si applicano le sanzioni per omesso o ritardato versamento contributivo.

 

Se invece il lavoratore licenziato illegittimamente è soggetto alla disciplina del Jobs Act, ha diritto:

 

– al pagamento di un risarcimento onnicomprensivo, non soggetto ai contributi previdenziali, di importo pari a 2 mensilità dell’ultima retribuzione di riferimento per il calcolo del Tfr, per ogni anno di servizio;

 

– l’indennità risarcitoria deve essere compresa tra un minimo di 4 ed un massimo di 24 mensilità;

 

– non opera la reintegrazione e il rapporto di lavoro è dichiarato estinto alla data del licenziamento.

 

 

Licenziamenti Jobs Act, a chi si applica la nuova disciplina

Ricordiamo che sono soggetti alla disciplina del contratto a tutele crescenti i seguenti lavoratori:

 

– gli assunti a tempo indeterminato, come operai, impiegati e quadri, a decorrere dal 7 marzo 2015;

 

– i lavoratori convertiti a tempo indeterminato dopo il 7 marzo 2015;

 

– gli apprendisti confermati dopo il 7 marzo 2015;

 

– i lavoratori delle piccole imprese che dopo il 7 marzo 2015 hanno raggiunto le soglie dimensionali previste dall’art. 18.

 

Ad ogni modo, anche ai soggetti alla nuova disciplina del Jobs Act può essere applicata la reintegra nel posto di lavoro, se il licenziamento è discriminatorio: un licenziamento discriminatorio può verificarsi nell’ambito di una procedura collettiva, se i criteri risultano totalmente arbitrari.


[1] L. 223/1991.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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