Come si paga l’Iva?
Le Guide
9 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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Come si paga l’Iva?

Guida alla liquidazione dell’Iva: come si applica, come funziona la detrazione, operazioni esenti, non imponibili, escluse, reverse charge e split payment

 

L’Iva, l’imposta sul valore aggiunto, è un’imposta indiretta (cioè non è applicata direttamente sul reddito del contribuente, ma sui suoi consumi): si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato, nell’esercizio di imprese o di arti e professioni, e sulle importazioni da chiunque effettuate [1].

In questa breve guida vediamo come si applica, si liquida e si paga l’imposta, i casi in cui non è detraibile, in cui è esclusa ed alcune ipotesi particolari.

 

 

Applicazione dell’Iva

L’Iva, per il consumatore finale (cioè per chi non acquista nell’esercizio di un’impresa, di un’arte o di una professione), è un costo: questo perché il fornitore è obbligato, nell’emissione del documento di pagamento del bene o del servizio offerto (fattura, ricevuta o scontrino), ad addebitare l’Iva al cliente finale, che non può riaddebitarla a nessuno.

Questo meccanismo si chiama rivalsa: il fornitore acquista un bene o un servizio, su cui paga l’Iva, e addebita l’Iva, a sua volta, quando offre un bene o un servizio al cliente.

Il tributo è applicato in percentuale sull’imponibile, cioè sul valore del bene o del servizio: le percentuali, cioè le aliquote, sono diverse a seconda della categoria a cui appartiene il bene o il servizio. L’aliquota ordinaria è pari al 22%, ma sono utilizzate, per i beni ed i servizi primari, le aliquote ridotte del 4% e del 10%.

 

 

Come si liquida l’Iva

L’Iva a debito deve essere versata periodicamente allo Stato, con cadenza mensile: alcuni contribuenti, però, possono optare per il versamento trimestrale.

La liquidazione Iva è effettuata con questo meccanismo:

 

Iva a debito (sulle vendite) meno Iva a credito (sugli acquisti);

 

– se l’Iva a debito supera l’Iva a credito, l’importo deve essere pagato tramite F24 entro il 16 del mese successivo a quello in cui avviene la liquidazione (o del secondo mese successivo al trimestre, maggiorata dell’1% di interessi, per chi opta per la liquidazione trimestrale);

 

– se l’Iva a credito supera l’Iva a debito, l’importo può essere compensato nel modello F24; quindi l’imposta a credito diminuisce o azzera i pagamenti dovuti allo Stato o ad altri Enti pubblici; in certi casi, per effettuare le compensazioni, è necessario il visto di conformità di un intermediario abilitato (commercialista, consulente del lavoro); è possibile anche chiedere il rimborso dell’Iva.

 

In base a quanto osservato, l’Iva non è un costo per l’imprenditore o per il lavoratore autonomo, che può sempre recuperare l’imposta pagata (ovviamente se l’acquisto è inerente all’esercizio dell’attività), mentre lo è, come già osservato, per il consumatore finale, che non può rivalersi su nessuno.

 

 

Iva: operazioni esenti, non imponibili

Le operazioni normalmente soggette al tributo sono dette operazioni imponibili. Esistono però delle operazioni alle quali l’Iva non deve essere applicata:

 

operazioni non imponibili: si tratta di operazioni che rientrano nel campo di applicazione dell’Iva (quindi devono essere fatturate), ma su di esse non va applicata l’imposta. Queste operazioni concorrono a formare il volume di affari e consentono la detrazione dell’Iva sugli acquisti. Ne sono un esempio le esportazioni e le operazioni assimilate;

 

operazioni esenti: si tratta di operazioni espressamente esentate dall’imposta, che concorrono alla formazione del volume di affari ma non consentono, generalmente, la detrazione dell’Iva sugli acquisti. Ne sono un esempio le prestazioni sanitarie, le prestazioni didattiche ed educative ed altre operazioni socialmente utili, nonché le operazioni creditizie ed inerenti servizi finanziari e assicurativi;

 

operazioni escluse: si tratta delle operazioni in cui manca almeno uno dei requisiti fondamentali dell’Iva, cioè soggettivo, oggettivo e territoriale; queste operazioni non sono soggette all’imposta e, nella maggior parte dei casi, non devono essere fatturate.

 

Le operazioni esenti danno luogo al pro rata di detraibilità: si tratta della percentuale di detrazione applicabile alle liquidazioni Iva, per coloro che effettuano promiscuamente operazioni imponibili e assimilate ed operazioni esenti.

Il pro rata si calcola dal rapporto tra le operazioni imponibili e le operazioni imponibili sommate alle operazioni esenti.

Ad esempio, se il pro rata è pari al 35%, e l’Iva sugli acquisti è pari a 100 euro, il contribuente può detrarre soltanto 35 euro.

 

 

Il reverse charge

Per il pagamento dell’Iva esistono anche due meccanismi particolari: il reverse charge e lo split payment.

Il reverse charge, cioè l’inversione contabile, comporta che l’Iva sia pagata, per alcune operazioni, dall’acquirente.

Il meccanismo è il seguente:

 

– il cedente emette fattura senza indicare l’Iva a debito;

 

– l’acquirente integra la fattura esponendo l’Iva;

 

– la fattura è registrata sia negli acquisti che nelle vendite, per neutralizzare l’imposta.

 

In pratica, con questo meccanismo si trasferisce soltanto l’onere di indicare l’Iva sulla fattura, per evitare l’evasione, ma non si crea alcun costo aggiuntivo, né si pregiudica il diritto alla detrazione. Il reverse charge è utilizzato negli acquisti intracomunitari, nella cessione di telefoni cellulari e microprocessori, nella cessione di oro e argento.

 

 

Lo split payment

Con lo split payment, o scissione dei pagamenti, l’obbligo del versamento dell’Iva allo Stato non deve essere assolto dal fornitore, ma direttamente dal cliente.

Si applica per le fatture emesse nei confronti della Pubblica Amministrazione (esclusi gli enti pubblici non economici autonomi dalla struttura statale).

Chi emette la fattura con split payment deve:

 

– riportare in fattura l’annotazione “scissione dei pagamenti”;

– annotare la fattura emessa nel registro IVA vendite o in quello dei corrispettivi;

non includere l’Iva indicata in fattura nella liquidazione periodica.

 

 

Iva per cassa

Normalmente l’Iva è dovuta sulle fatture emesse, anche se non sono state pagate, ed è detraibile sulle fatture dovute non saldate; il contribuente, però, può optare per il regime Iva per cassa, se il volume di affari è inferiore a 2 milioni di euro.

Se il contribuente opta per tale regime, l’Iva è dovuta soltanto al momento dell’effettivo incasso, ma non oltre un anno dall’emissione della fattura (il documento deve indicare l’adesione al regime).

Allo stesso modo, il diritto a detrarre l’Iva sui beni e sui servizi acquistati nasce al momento del pagamento dei corrispettivi ai fornitori, oppure dopo 1 anno.

 

Come si paga l’Iva

Il versamento dell’Iva deve avvenire con il modello F24 telematico: il contribuente può effettuare il pagamento tramite i servizi dell’Agenzia delle Entrate in via diretta (Fisconline o Entratel), o tramite un intermediario abilitato, oppure può utilizzare i servizi di home banking.

Se l’F24 risulta a saldo zero, può essere presentato tramite i servizi dell’Agenzia delle Entrate in via diretta (Fisconline o Entratel), o tramite un intermediario abilitato.


[1] Art.1 DPR 633/72.

 


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Commenti
24 Ott 2016 Giuseppe Vitali

Complimentandomi per il Vostro sito vorrei chiedere gentilmente un quesito:

nella direttiva europea e nella normativa si legge che i soggetti passivi, che in genere sono gli imprenditori, possono detrarre l’I.V.A. che che forse sarebbe meglio dire recuperare, mentre non è possibile per gli acquirenti finali che non la possono portare a detrazione dall’imponibile, a parte il mutuo o le medicine acquistate.

Quindi, il quesito che volevo gentilmente porVi è: so che c’era una legge in Italia, basata anche sul buon senso che diceva che il cittadino non deve pagare le tasse due volte, allora mi chiedo come mai l’acquirente non può portare in detrazione (non la restituzione) l’I.V.A. dall’imponibile del reddito?

In sostanza detrarre il costo delle medicine vuol dire di fatto detrarre anche l’I.V.A. che compone il prezzo, quindi perché non poter detrarre dall’imponibile l’I.V.A. che inciderebbe in percentuale?

Con il metodo di portare in detrazione l’I.V.A. tra l’altro si metterebbe in atto un meccanismo micidiale per controllare l’evasione fiscale con il conflitto d’interesse tra acquirente e tutta la filiera degli imprenditori che hanno contribuito a comporre il bene acquistato.

Grazie

Giuseppe Vitali