Coltivare piante di cannabis per produrre droghe è sempre reato
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9 Mar 2016
 
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Coltivare piante di cannabis per produrre droghe è sempre reato

Marijuana: le piantine di cannabis possono anche essere acerbe per far scattare il reato, a condizione che, a completamento della loro crescita, la quantità di droga non sarà di modeste dimensioni.

 

Il reato di coltivazione di sostanze stupefacenti [1] scatta anche se le piante di cannabis sono ancora acerbe e non mature per la “raccolta”; a condizione, però, che gli arbusti possano rendere, al completamento del loro naturale sviluppo, un prodotto con effetti droganti e, quindi, siano tali da non produrre un quantitativo di droga di modeste dimensioni (nel caso di specie si trattava di 28 piantine). È quanto stabilito dal Tribunale di Catania con una recente sentenza [2].

 

In verità, sulla questione della coltivazione di sostanze stupefacenti la giurisprudenza è attualmente divisa. Un primo orientamento [3] ritiene che il reato di coltivazione non autorizzata non sussiste finché le piante non hanno completato il ciclo di maturazione né “prodotto sostanza idonea a costituire oggetto del concreto accertamento della presenza del principio attivo”. Una tesi più recente [4], invece, sostiene la responsabilità del “coltivatore” di piantine anche in caso di “mancato compimento del processo di maturazione dei vegetali (…), se gli arbusti sono prevedibilmente in grado di rendere, all’esito di un fisiologico sviluppo, quantità significative di prodotto dotato di effetti droganti”. Questo perché il “coltivare” è attività che si riferisce all’intero ciclo evolutivo dell’organismo biologico”. Di conseguenza, non è decisiva la quantità di principio attivo ricavabile nell’immediatezza; ciò che importa è “la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre la sostanza stupefacente”.

 

Inoltre, per parlare di responsabilità penale a titolo di coltivazione di sostanze stupefacenti (cannabis) non è richiesto – a differenza del diverso reato di detenzione di sostanza stupefacente – che il prodotto ricavabile dalle piantagioni sia certamente destinato al consumo di terzi. Infatti, la coltivazione di arbusti da cui sono estraibili sostanze stupefacenti è penalmente rilevante “a prescindere dalla distinzione tra coltivazione tecnico-agraria e coltivazione domestica”: infatti “l’attività in sé, in difetto delle prescritte autorizzazioni, è da ritenere potenzialmente diffusiva della droga”.


[1] Art. 73, comma 1, Dpr 309/1990.

[2] Trib. Catania sent. del 19.02.2016.

[3] Cass. sent. n. 1222/2009.

[4] Cass. sent. n. 6753/2014.

 


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