Nuove mansioni: legittimo il rifiuto se rischiose per la salute
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9 Mar 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Nuove mansioni: legittimo il rifiuto se rischiose per la salute

Se il dipendente si rifiuta di svolgere le nuove mansioni perché rischiose per la salute, non sono necessari i certificati medici; deve essere il datore di lavoro a dare la prova contraria con la visita del medico competente.

 

Il dipendente può legittimamente rifiutarsi di svolgere le nuove mansioni, anche se di pari livello professionale, in caso di inidoneità fisica o problemi di salute. L’eventuale licenziamento dovuto al rifiuto giustificato in tal senso è illegittimo e ricade sul datore di lavoro la prova che le nuove mansioni siano invece compatibili con lo stato di salute del dipendente. È quanto affermato da una recente sentenza della Cassazione [1].

 

Qualora vengano assegnate nuove mansioni e il dipendente si opponga in quanto non potrebbe svolgerle a causa di problemi di salute psico-fisica, il datore di lavoro è tenuto a prendere in considerazione le giustificazioni addotte e a procedere a loro accertamento, sottoponendo il dipendente alla visita del medico competente.

La visita medica consente infatti di stabilire se, rispetto alla mansione specifica, il dipendente risulta:

 

– idoneo;

– idoneo parziale, temporaneo o permanente, con prescrizioni o limitazioni;

inidoneo temporanea;

– inidoneo permanente.

 

La legge prevede che è il lavoratore a dover fare richiesta di visita medica per l’accertamento dei rischi lavorativi [2]. Tuttavia, secondo i giudici, tale disposizione non si applica al caso delle nuove mansioni in quanto compete al datore di lavoro il previo accertamento sanitario della possibilità di assegnarle o meno.

 

In altri termini, se in caso di assegnazione di nuove mansioni, il lavoratore fa presenti i propri problemi di salute incompatibili con il nuovo tipo di compiti da svolgere, il nuovo ambiente lavorativo, i nuovi strumenti e macchinari ecc. il datore deve disporre la visita medica.

Se quest’ultima riscontra l’inidoneità parziale o totale, temporanea o permanente, il rifiuto del dipendente è giustificato e legittimo e impone al datore di rivedere le mansioni.

 

Dunque, al lavoratore basta far presente la circostanza dell’incompatibilità tra stato di salute e nuove mansioni senza necessità di doverne dare dimostrazione attraverso apposita documentazione medica. Spetterà al datore dimostrare che, al contrario, le mansioni sono compatibili e ciò solo a seguito di apposita visita da parte del medico del lavoro.

 

Secondo i giudici, tale regola sull’onere della prova, risponde al principio di correttezza e buona fede e all’obbligo del datore di lavoro di tutelare e garantire la sicurezza e la salute dei dipendenti.

 

In mancanza di prova contraria fornita dal datore di lavoro, il rifiuto del dipendente di svolgere le mansioni rischiose per la salute è legittimo e non può pertanto giustificare il licenziamento o altra sanzione disciplinare.


[1] Cass. sent. n. 4502 dell’8.3.16.

[2] Art. 41, D.Lgs. 81/2008.

 

Autore immagine: 123f com

 


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