TFR al fondo pensione anche per una quota
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9 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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TFR al fondo pensione anche per una quota

Trattamento di fine rapporto destinabile a un fondo di previdenza complementare sia interamente che solo in parte.

 

Il lavoratore non è obbligato a destinare il TFR a un fondo di previdenza complementare al 100%, ma può versarvi solo una quota, se la possibilità è prevista dal contratto collettivo. Questa novità è contenuta in un emendamento alla Legge concorrenza ed è finalizzata ad aumentare l’adesione alla previdenza complementare da parte dei lavoratori.

 

 

Destinazione del TFR

Il lavoratore, ad oggi, ha tre scelte riguardo alla destinazione della sua liquidazione:

 

– mantenerla in azienda (lo può fare solo se l’impresa ha meno di 50 addetti, in caso contrario il datore di lavoro è obbligato a conferire il TFR al fondo di tesoreria dell’Inps);

 

– destinarla ad un fondo di previdenza complementare da lui scelto;

 

– domandare la liquidazione del TFR in busta paga.

 

Se decide di destinare la quota di TFR al fondo di previdenza complementare, il dipendente è costretto a versare tutta la liquidazione maturata nel fondo: potrà ricevere il trattamento solo al raggiungimento dei requisiti per la pensione.

Da ora in poi, però, grazie all’ultimo emendamento della Legge concorrenza, non sarà per forza così: il contratto collettivo può difatti prevedere una minore percentuale di TFR da destinare al fondo. Pertanto, il dipendente non sarà più privato completamente della liquidità, alla cessazione del rapporto.

Se l’accordo collettivo non prevede niente, invece, resta destinato al fondo il 100% del TFR.

La nuova previsione è particolarmente importante perché incoraggia il dipendente ad investire nel suo futuro, senza chiedergli di privarsi di tutta la liquidità immediata che potrebbe avere all’eventuale cessazione del rapporto di lavoro.

 

 

Diritto al TFR in caso di licenziamento

La normativa attuale prevede comunque la possibilità di ottenere il TFR destinato al fondo in caso di licenziamento: la cifra liquidata, tuttavia, non può superare il 50% di quanto accantonato nel fondo, se la disoccupazione ha una durata da 12 a 48 mesi; solo se il periodo di disoccupazione dura oltre 48 mesi, il riscatto può essere pari al 100% della liquidazione accantonata.

 

 

TFR in anticipo

Oltre alla disoccupazione, vi sono altri casi in cui è possibile ottenere la liquidazione conferita al fondo, sia tramite riscatto che con anticipazioni:

 

– se il lavoratore deve sostenere spese sanitarie per sé, per il coniuge e per i figli, a seguito di gravi situazioni o a terapie ed interventi straordinari, può chiedere un’anticipazione fino al 75% di quanto maturato nel fondo;

 

– se il lavoratore deve  acquistare o ristrutturare la prima casa, per sé o per i figli, può ottenere fino al 75% della posizione maturata, dopo 8 anni d’iscrizione al fondo;

 

– se il lavoratore ha ulteriori esigenze, può richiedere l’anticipo dopo otto anni di adesione, e fino al 30% di quanto maturato.

 

Il lavoratore, inoltre, può riscattare la sua posizione, sia parzialmente che totalmente, in queste ipotesi:

 

– in seguito a procedure di mobilità;

– nell’ipotesi di cassa integrazione guadagni ordinaria o straordinaria (CIG o CIGS), se a zero ore, e della durata di almeno 12 mesi.


Autore immagine: 123rf com

 


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