Incidenti stradali: se il responsabile ammette la sua colpa
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9 Mar 2016
 
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Incidenti stradali: se il responsabile ammette la sua colpa

La confessione del danneggiante, anche se contenuta nel modulo di constatazione amichevole, non ha valore di prova piena, ma è soggetta al libero apprezzamento da parte del giudice.

 

Se, dopo un sinistro stradale, chi ti ha tamponato o urtato con l’auto ammette la propria colpa, e magari lo scrive pure nel cosiddetto “modulo di constatazione amichevole” (CID), il risarcimento del danno da parte dell’assicurazione non è ancora scontato. Questo perché la confessione del responsabile dell’incidente non ha un valore di prova certa, ma ben può essere posta nel dubbio tanto dalla compagnia tenuta all’indennizzo, tanto dal giudice. Quest’ultimo, soprattutto, non è assolutamente vincolato alla dichiarazione del danneggiante, ma è libero di darle il valore che ritiene più opportuno.

È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

 

Per evitare le frodi ai danni delle assicurazioni, alle parti vittime di un incidente stradale non è consentito “accordarsi” sui termini del sinistro e sulle relative responsabilità; i conducenti – per come è ovvio che sia – sono tenuti a raccontare la verità, senza che le proprie confessioni possano essere ritenute “oro colato” da chi dovrà poi pagare l’indennizzo. Qualora infatti dette dichiarazioni dovessero apparire inverosimili o, comunque, contrastare con altri elementi, l’assicurazione non è tenuta a pagare, così come il giudice non è obbligato a vincolare la propria sentenza alla confessione dell’asserito responsabile.

 

La conseguenza è che, in caso di incidente stradali senza prove sulle rispettive responsabilità, dove vi sia solo la confessione di uno dei due automobilisti a proprio danno, il giudice dovrà invece applicare la presunzione di responsabilità al 50% oppure potrebbe anche ritenere che l’incidente sia “falso”.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. III Civile, sentenza 25 novembre – 8 marzo 2016, n. 4536
Presidente Berruti – Relatore Armano

Svolgimento dei processo

In relazione ad un incidente occorso all’autovettura di C.D., che ha sostenuto di essere andato ad impattare contro un muro per evitare lo scontro con l’autovettura di M. M., assicurata con la UGF Assicurazioni, ora Unipol già Aurora, che aveva invaso la sua corsia di marcia, il Tribunale di Milano, a modifica della decisione di primo grado ha condannato M. M. ai risarcimento dei danno, dando rilievo confessorio ad un documento in cui egli ammetteva le modalità dell’incidente e la sua responsabilità, ma ha confermato il rigetto della domanda nei confronti dell’assicurazione, ritenendo che il C., non potendo estendersi il valore confessorio della dichiarazione dei M. nei confronti dell’assicurazione, non avesse fornito alcuna prova delle asserite modalità dell’incidente.
Ha accolto l’appello incidentale della UGF sulla compensazione delle spese di primo grado, condannando C.D. a pagare alla società assicuratrice le spese di primo grado.
Ha condannato il C. al pagamento delle spese di secondo grado nei confronti della compagnia assicuratrice.
Avverso detta decisione propone ricorso C.D. con tre

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[1] Cass. sent. n. 4536/16 dell’8.03.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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