Se le cose pignorate restano invendute: cosa fare?
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10 Mar 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Se le cose pignorate restano invendute: cosa fare?

Se, nel pignoramento mobiliare, gli esperimenti d’asta non vanno a buon fine, è possibile chiedere al giudice di autorizzare l’estensione del pignoramento a nuovi beni del debitore.

 

Il pignoramento di beni mobili del debitore spesso non riesce a dare i risultati sperati in quanto, il più delle volte, i beni restano invenduti o comunque la somma ricavata non è sufficiente a soddisfare il credito. Cosa può fare allora il creditore dopo gli esperimenti di vendita all’asta falliti?

 

La legge [1] prevede che quando le cose risultano invendute a seguito del secondo o successivo esperimento di vendita o la somma non è sufficiente a soddisfare i creditori, questi ultimi hanno due alternative:

 

– rinunciare alla procedura che verrà così dichiarata estinta d’ufficio dal giudice;

 

– oppure chiedere l’integrazione del pignoramento, estendendolo a nuovi beni nella speranza di una vendita più proficua.

 

Questa opzione è possibile solo qualora le cose mobili restino invendute almeno dopo un duplice tentativo fallito di vendita e/o qualora la somma ricavata sia comunque insufficiente.

 

L’estensione del pignoramento non può mai essere disposta d’ufficio in quanto occorre l’istanza espressa di almeno uno dei creditori legittimati e, dunque, i pignoranti o gli intervenuti muniti di titolo esecutivo. La mancanza dei requisiti soggettivi comporta l’inammissibilità dell’istanza.

 

L’istanza di integrazione del pignoramento non deve avere necessariamente forma scritta e può essere effettuata anche all’udienza fissata per la comparizione delle parti a seguito degli esperimenti di vendita.

 

Il giudice, con apposito provvedimento, autorizza l’integrazione del pignoramento dopo aver valutato la sussistenza dei presupposti previsti dalla legge. In tal modo i creditori interessati possono recarsi dall’ufficiale giudiziario e chiedergli di riprende le operazioni di ricerca di altri beni pignorabili.

 

L’ufficiale giudiziario, a seguito del provvedimento giudiziale di autorizzazione all’integrazione, dovrà quindi accedere nuovamente ai luoghi del debitore e rivolgergli l’invito a rendere la dichiarazione sulla composizione del suo patrimonio e sull’esistenza di altri beni utilmente pignorabili.

 

Se non si rinvengono altri beni utilmente pignorabili o i beni rinvenuti o indicati appaiono insufficienti a soddisfare i creditori, l’ufficiale giudiziario, su istanza dei creditori muniti di titolo, può promuovere le ricerche dei beni con l’accesso all’anagrafe tributaria e ad altre banche dati pubbliche, ovvero con la nomina di un professionista incaricato di esaminare le scritture contabili del debitore imprenditore.

 

Qualora vengano pignorate nuove cose, il giudice dell’esecuzione ne dispone automaticamente la vendita senza bisogno di un’ulteriore apposita istanza, poiché essa è implicitamente formulata con l’istanza di integrazione del pignoramento.

 

Al termine dei tentativi di vendita, qualora le nuove cose pignorate rimangano invendute o il ricavato della vendita sia insufficiente a soddisfare i crediti, si potrà riaprire la fase della riattivazione del procedimento.

 

Nell’ipotesi in cui le attività che precedono risultino infruttuose, il giudice dichiara d’ufficio l’estinzione del procedimento.


[1] Art. 540bis cod. proc. civ.

 

Autore immagine: 123f com

 


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