Quando e come accedere ai tabulati telefonici di un’altra persona?
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10 Mar 2016
 
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Quando e come accedere ai tabulati telefonici di un’altra persona?

Limiti di tempo per l’accesso ai tabulati telefonici per finalità di investigazioni difensive.

 

L’accesso ai tabulati telefonici di un’altra persona e il conseguente utilizzo per finalità difensive in procedimenti penali [1], può essere consentito per massimo 24 mesi. Dopo tale termine, un privato non può più ottenere, dalla compagnia telefonica, i dati del traffico altrui. È quanto prevede il codice della privacy [2] così come interpretato da una recente sentenza della Cassazione [3].

 

 

Nel caso di specie, un imputato in un procedimento penale per “associazione a delinquere”, a fine 2006 aveva chiesto ad una società operante nel settore telefonico di accedere ai tabulati telefonici di una utenza mobile (cellulare) relativi al periodo 2001-2004. Tale istanza di accesso era motivata dalla necessità di procedere ad investigazioni difensive in relazione al processo penale a suo carico. La società, tuttavia, rigettava tale istanza in quanto presentata oltre il termine legale dei due anni. Tale decisione veniva confermata tanto dal Garante della Privacy, quanto dal Tribunale di Milano e, infine, dalla Cassazione. Il Codice della privacy è perentorio nel prevedere un termine di 24 mesi, a disposizione dei privati, per l’accesso ai dati delle conversazioni telefoniche in relazione alla finalità di accertamento e repressione dei reati.

Una volta decorso tale termine non ci si può appellare alla inviolabilità del diritto di difesa per ottenere una proroga.

 

Invece, i dati relativi al traffico telematico, esclusi comunque i contenuti delle comunicazioni, sono conservati dal fornitore per dodici mesi dalla data della comunicazione. Infine, i dati relativi alle chiamate senza risposta sono conservati per trenta giorni.

 

Ciò posto, la Corte ritiene che la mancata conservazione dei dati da parte delle società telefoniche non leda il diritto di difesa dei cittadini, dovendo quest’ultimo essere pur sempre bilanciato con il diritto dei terzi coinvolti nei dati di traffico telefonico alla segretezza delle comunicazioni e alla privacy, spirato un tempo massimo.


La sentenza

Corte di cassazione – Sezione I civile -Sentenza 28 gennaio 2016 n. 1625

REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE
SEZIONE PRIMA CIVILE
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. DI PALMA Salvatore – Presidente
Dott. GIANCOLA Maria Cristina – Consigliere
Dott. GENOVESE Francesco Antonio – Consigliere Dott. VALITUTTI Antonio – Consigliere
Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – rel. Consigliere ha pronunciato la seguente:
SENTENZA
sul ricorso 14870-2011 proposto da:

(OMISSIS) (c.f. (OMISSIS)), (OMISSIS) S.R.L. (p.i. (OMISSIS)), in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliati in (OMISSIS), presso l’avvocato (OMISSIS), rappresentati e difesi dall’avvocato (OMISSIS), giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrenti –

contro

GARANTE PROTEZIONE DATI PERSONALI, in persona del legale rappresentante pro tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO

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[1] Per reati diversi da quelli indicati dall’articolo 407 comma 2 lettera a) del cod. proc. pen. e di quelli in danno dei sistemi informatici o telematici.

[2] Art. 132 Cod. Privacy, d.lgs. 196/2003.

[3] Cass. sent. n. 1625/2016.

 


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