Compensare le cartelle Equitalia con crediti Irpef e Iva
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4 Apr 2016
 
L'autore
Maria Monteleone
 


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Compensare le cartelle Equitalia con crediti Irpef e Iva

La cartella Equitalia può essere estinta tramite compensazione con crediti d’imposta: vediamo quando è possibile.

 

È possibile estinguere le cartelle Equitalia relative a tributi erariali (imposte sui redditi e addizionali, Iva, Registro e altri tributi indiretti, Irap, ecc.) oltre oneri accessori (compresi gli aggi e le spese a favore dell’Agente della riscossione) mediante compensazione con crediti relativi alle stesse imposte o altre imposte erariali. Per esempio si può compensare il debito Irpef iscritto a ruolo con un credito IVA, estinguendo così la cartella.

Per fare ciò, bisogna utilizzare, entro sessanta giorni dalla notifica, il modello F24 Accise (codice tributo RUOL).

 

Se il pagamento riguarda solo una parte delle somme dovute, il contribuente può presentare a Equitalia un modulo specifico (reperibile sul sito di Equitalia), con cui dichiara l’avvenuto pagamento in compensazione tramite F24 Accise e indica eventualmente a quale parte del debito erariale imputare il pagamento.

 

In quest’ultimo caso, la scelta dei debiti da compensare va effettuata:

 

– entro 3 giorni dal conferimento della delega di pagamento, se il contribuente presenta il modello F24 Accise tramite banche, poste ed Agenzia delle Entrate;

 

– contestualmente, se il contribuente presenta l’F24 Accise agli sportelli dell’Agente della riscossione.

 

 

Divieto di compensazione orizzontale per i debiti già scaduti

La compensazione, quando riguarda tributi diversi, è possibile solo se non sono ancora scaduti i termini per il pagamento del debito in cartella o questa non è stata comunque impugnata, divenendo coì il debito definitivo (quindi entro 60 giorni dalla notifica).

 

La legge [1] prevede il divieto di compensazione in presenza di ruoli scaduti: non è possibile utilizzare i crediti in compensazione nel modello F24 quando sono presenti debiti iscritti a ruolo per imposte erariali ed accessori, di importo superiore a 1.500 euro, per i quali è già scaduto il termine di pagamento.

In tali casi, è necessario estinguere prima i debiti erariali iscritti a ruolo e scaduti. Dopo di che, si potranno utilizzare in compensazione i crediti disponibili.

 

Il divieto riguarda esclusivamente l’ipotesi di cosiddetta compensazione orizzontale (cioè, fra tributi di diversa tipologia tramite il modello F24).

 

Resta, invece, sempre possibile, a prescindere dalla scadenza o meno del debito, la cosiddetta compensazione verticale, che interviene nell’ambito dello stesso tributo (per esempio, debito Irpef con credito Irpef).

 

Ciò vuol dire che è possibile compensare una cartella Irpef con un credito Irpef anche se il debito è già scaduto ma non è possibile compensare la cartella Irpef già scaduta con un credito relativo ad un altro tributo (per esempio Iva).

 

L’inosservanza del divieto comporta l’applicazione di una sanzione pari al 50% dell’importo dei debiti iscritti a ruolo, fino a concorrenza dell’ammontare indebitamente compensato.

 

La sanzione è commisurata sull’intero importo del debito, ma trova un limite nell’ammontare compensato.

 

Per esempio, in presenza di un debito di 25.000 euro e di una compensazione di pari importo, la sanzione sarà di 12.500 euro, il 50 per cento del debito. Nel caso di compensazione pari a 18.000 euro la sanzione sarà sempre di 12.500 euro.

 

Nel caso di importo compensato inferiore alla metà del debito, invece, la sanzione corrisponderà all’ammontare compensato: quindi, in presenza di un debito per 70.000 euro e di compensazione per 25.000 euro, la sanzione è pari a 25.000 euro.


[1] Art. 17, c. 1, D.Lgs. 241/1997.

 

Autore immagini: 123f com

 


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