Tentare di baciare contro l’altrui volontà è reato?
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10 Mar 2016
 
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Tentare di baciare contro l’altrui volontà è reato?

Non è violenza sessuale afferrare il viso della donna per tentare di strapparle un bacio nonostante questa non voglia.

 

Può tutt’al più essere una violenza privata, ma non certo violenza sessuale il comportamento di chi spinga il viso di una donna contro il proprio per tentare di baciarla o, come nel caso deciso ieri dalla Cassazione [1], di leccarle il naso. Peraltro, perché si possa davvero parlare di violenza privata [2], non è sufficiente il semplice tentativo maldestro e fugace di rubare, contro l’altrui volere, il contatto con le labbra, ma è necessaria una condotta che limiti la libertà di movimento della vittima.

 

Il reato di violenza privata tutela la libertà individuale, intesa come possibilità di determinarsi spontaneamente, secondo motivi propri. Secondo la Suprema Corte, infatti, lo scopo della norma del codice penale tutela la libertà psichica e morale contro le costrizioni a fare, tollerare od omettere qualche cosa. Perché possa scattare il reato, la violenza o la minaccia deve determinare una perdita o riduzione sensibile, da parte della vittima, della capacità di determinarsi ed agire secondo la propria volontà (si pensi alla costrizione fisica di chi costringa l’altra persona ad avvicinarsi alle sue labbra afferrandola stretta dalla nuca).

Non ogni forma di violenza o minaccia, quindi, integra il reato di violenza privata, ma solo quella idonea, in base alle circostanze concrete, a limitare la libertà di movimento della vittima o ad influenzare significativamente il processo di formazione della sua volontà, incidendo su interessi sensibili del soggetto vittima di coartazione.

 

Insomma, secondo la sentenza in commento, quando il tentativo di rubare un bacio è fugace e non limita la libertà di movimento altrui, non può essere punito come violenza privata, tantomeno come violenza sessuale.

 

 

Il tentativo di bacio può essere violenza sessuale

Se il contatto delle labbra, però, riesce e solo grazie all’ausilio della forza, scatta il reato di violenza sessuale. Con una sentenza del 2006 [3] la Cassazione ha detto che il tentativo di bacio insidiosamente rapido ed il mero sfioramento con le labbra del viso altrui, reso contro il dissenso della vittima, in presenza di una relazione implicante l’abuso di autorità (in questo caso autorità privata, atteso il rapporto di dipendenza lavorativa), implica la violenza sessuale.

 

Secondo infatti l’orientamento consolidato della Suprema Corte [4], rientrano nella nozione di atti sessuali tutti quegli atti indirizzati verso zone erogene (come appunto le labbra, ma anche il petto, le cosce, le natiche, oltre ovviamente alle zone degli organi sessuali) e che siano idonei a compromettere la libera determinazione della sessualità del soggetto passivo e ad entrare nella sua sfera sessuale con modalità connotate dalla costrizione, abuso di condizioni di inferiorità fisica o psichica. Tra questi vanno ricompresi i toccamenti, palpeggiamenti e sfregamenti sulle parti intime della vittima, suscettibili di eccitare la concupiscenza sessuale anche in modo non completo e/o di breve durata.


[1] Cass. sent. n. 9854/2016.

[2] Art. 610 cod. pen.

[3] Cass. sent. n. 549/2006.

[4] Cass. sent. n. 7772/2000.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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