Assenza alla visita fiscale dell’Inps se la malattia è certa
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10 Mar 2016
 
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Assenza alla visita fiscale dell’Inps se la malattia è certa

Il licenziamento del lavoratore, in caso di constatazione dell’effettività della malattia alla visita ambulatoriale, va valutato caso per caso.

 

Che succede se il dipendente, assente per malattia, non viene però trovato a casa dal medico fiscale dell’Inps per la visita di controllo? Come abbiamo spiegato approfonditamente nella scheda “Visite fiscali: orari, reperibilità, assenza”, l’assenza non giustificata alla prima visita determina la perdita totale del trattamento economico. Alla seconda visita (che può essere sia al domicilio che quella del giorno dopo presso l’ambulatorio del medico), si perde, oltre alla precedente sanzione, anche il 50% del trattamento economico per il residuo periodo.

 

Al lavoratore, comunque, è sempre data la possibilità di fornire giustificazioni alla propria assenza, salvi gli ulteriori casi di esonero. L’eventuale causa di forza maggiore che obblighi il dipendente a uscire di casa durante gli orari di reperibilità, deve essere comunicata in anticipo al datore di lavoro o all’Inps. Se neanche può essere data tale comunicazione preventiva, il dipendente deve dimostrare successivamente le ragioni di urgenza che lo hanno portato a non farsi trovare senza potere avvisare per tempo chi di dovere.

 

Tuttavia, in caso di assenza dal domicilio, il problema principale per il dipendente si pone in merito ai rapporti con l’azienda: può il datore di lavoro licenziare il dipendente “assente non giustificato” alla visita di controllo? Se ne è occupata la Cassazione con una sentenza depositata oggi [1].

 

La Corte non fa che ribadire il proprio tradizionale orientamento: il licenziamento deve essere valutato caso per caso, in relazione alla gravità del comportamento del dipendente. Non si può, quindi, dire aprioristicamente che sia sempre legittimo risolvere il contratto nei confronti del lavoratore che non si sia fatto trovare dal medico fiscale.

 

Se, per esempio, il dipendente, assente alla prima visita, si sia recato il giorno successivo per la seconda visita ambulatoriale e lì sia stata certificata la sua effettiva malattia e l’inidoneità a riprendere il lavoro, non potrebbe essere legittimo il licenziamento nel caso di una successiva assenza ad un ulteriore controllo medico. È proprio questo il caso analizzato dalla sentenza in commento, cui si aggiungeva anche il fatto che, in un primo accesso, il medico aveva sbagliato l’indirizzo, non presentandosi a quello indicato nel certificato medico dal dipendente.

 

Insomma, il licenziamento può sussistere solo quando, in relazione al comportamento complessivo del lavoratore, questo possa essere considerato grave e lesivo del rapporto di fiducia con l’azienda.

 

Ricordiamo che, quando il medico si reca presso l’indirizzo fornito dal lavoratore malato e non questo non si fa trovare in casa, lascia nella cassetta postale un invito a presentarsi il giorno dopo presso l’ambulatorio per la visita di controllo, visita alla quale di dipendente è obbligato a presenziare.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 16 dicembre 2015 – 10 marzo 2016, n. 4695
Presidente Stile – Relatore Venuti

Svolgimento del processo

La Corte d’appello di Milano, con sentenza depositata il 29 agosto 2012, ha confermato la decisione di primo grado, che aveva rigettato la domanda proposta da C.M. nei confronti di Surflex s.r.l., volta ad ottenere la declaratoria di illegittimità del licenziamento, la reintegrazione nel posto di lavoro e il risarcimento dei danno.
Al lavoratore era stata contestata l’assenza ingiustificata alla visita di controllo effettuata presso il suo domicilio di Varese dal medico dell’ASL, a seguito di un periodo di malattia protrattosi dal 31 marzo all’8 aprile 2009, e di non essersi presentato alla visita ambulatoriale il giorno successivo. Inoltre gli era stata contestata la recidiva in relazione a precedenti violazioni disciplinari.
La Corte di merito ha ritenuto che la condotta del lavoratore, unitamente alle altre quattro violazioni disciplinari da lui commesse in precedenza – le quali avevano creato disturbo nell’ambiente lavorativo ed avevano altresì denotato una scarsa affidabilità e superficialità del dipendente nello svolgimento dell’attività lavorativa – giustificavano la sanzione espulsiva.

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[1] Cass. sent. n. 4695/16 del 10.03.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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