Ingigantire le conseguenze di un fatto vero è calunnia
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10 Mar 2016
 
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Ingigantire le conseguenze di un fatto vero è calunnia

Anche se il fatto di cui viene incolpata ingiustamente una persona è reale ma viene ingigantito scatta il reato.

 

Incolpare, dinanzi a una pubblica autorità (un carabiniere, per esempio o un giudice) un soggetto che si sa essere innocente fa scattare il reato di calunnia [1]; tuttavia lo stesso reato scatta anche quando il fatto, pur vero, viene ingigantito. È quanto chiarito dalla Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [2]. Secondo la Corte, infatti, si configura l’illecito penale di calunnia, anche qualora il fatto, oggetto della falsa incolpazione, abbia natura più grave di quello effettivamente posto in essere dalla persona incolpata.

 

 

Non qualsiasi esagerazione, però, configura la calunnia, ma solo quelle che vanno a incidere sulle modalità essenziali del fatto e della sua realizzazione, fino a modificarne l’aspetto strutturale.

 

 

La vicenda

Un uomo aveva denunciato un altro di violenze ai propri danni. Tuttavia, nel riportare le conseguenze patite da tale condotta, aveva anche detto di aver perso un incisivo, ciò che avrebbe comportato, nei confronti del colpevole, l’applicazione dell’aggravante. Il che però non era vero poiché il dente era stato perso in altre occasioni.

 

 

Ingigantire i fatti è calunnia

La Suprema Corte ha ribadito il costante orientamento giurisprudenziale per cui si configura l’illecito di calunnia anche qualora il fatto, oggetto della falsa incolpazione, abbia natura più grave di quello posto in essere dalla persona incolpata. Tale condizione, hanno chiarito gli Ermellini, si realizza “allorché la diversità, incidendo sull’essenza del fatto, riguardi modalità essenziali della sua realizzazione, che ne modifichino l’aspetto


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 26 gennaio – 9 marzo 2016, n. 9874
Presidente Conti – Relatore Giordano

Ritenuto in fatto

1. Con la sentenza indicata in epigrafe la Corte di appello di Milano confermava la sentenza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano che, concessegli le circostanze attenuanti generiche con giudizio di equivalenza alla contestata aggravante di cui all’art. 61 n. 10 cod. pen., e la diminuente del rito abbreviato, aveva condannato il F. alla pena di anni uno e mesi quattro di reclusione.
2. II F. è stato ritenuto colpevole del reato di calunnia, con condotte commesse in Milano il 17 settembre 2009 e 17 novembre 2009, perché, nell’ambito di una narrazione complessivamente veridica, riferiva all’autorità giudiziaria particolari volutamente falsi integranti autonomi e distinti profili di responsabilità penale nei confronti dei Carabinieri A.P.P. e P.G. affermando, nel quadro di violenze effettivamente subite ad opera dei predetti, di avere anche subito la avulsione dell’incisivo superiore destro, con conseguente deformazione dell’armonia della simmetria facciale ( caratteristiche queste proprie dello sfregio permanente dei viso di cui all’art. 583, comma 2, n. 4 cod. pen.), e ciò faceva nella consapevolezza

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[1] Art. 368 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 9874/16 del 9.03.2016.

 


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