Certificazione della ritenuta d’acconto: sì all’autocertificazione
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11 Mar 2016
 
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Certificazione della ritenuta d’acconto: sì all’autocertificazione

Ritenute in dichiarazione con atto notorio: se il cliente non paga la ritenuta d’acconto o non emette la certificazione, la partita Iva può emettere un’autocertificazione per evitare di pagare due volte le tasse.

 

La partita IVA (professionista, imprenditore, ecc.) non deve pagare due volte l’imposta sulla propria fattura se il cliente non effettua il versamento della ritenuta d’acconto o non gli rilascia la relativa certificazione: a chiarirlo è stato ieri il Ministro dell’Economia.

 

Non molto tempo fa, sul punto, era intervenuta l’interessante sentenza della CTP di Milano che ha definitivamente scalfito il principio di responsabilità solidale della partita IVA con il sostituto d’imposta se questi non effettua il versamento della ritenuta d’acconto e/o non emette la relativa certificazione. In pratica, i giudici lombardi hanno scongiurato il rischio che il professionista si trovi costretto a pagare nuovamente le tasse sulla propria fattura, benché il compenso sia stato percepito già al netto della ritenuta d’acconto. Ora arriva, nello stesso segno, anche il chiarimento ministeriale che riprende, peraltro, un precedente parere dell’Agenzia delle Entrate: se manca la certificazione del sostituto di imposta le ritenute d’acconto possono essere autocertificate dal contribuente interessato.

 

In pratica, se il professionista non riceve la certificazione e intende evitare la doppia imposizione in sede di liquidazione del compenso può comunque scomputare, nella dichiarazione dei redditi, le ritenute subite, ma non versate dal committente sostituto d’imposta. A tal fine è necessario che il contribuente proceda nel seguente modo:

 

– esibisca la fattura da questi emessa;

– esibisca la documentazione che dimostri l’importo del compenso effettivamente percepito, al netto della ritenuta (ossia, il fatto di aver ricevuto un corrispettivo già decurtato dalle tasse a titolo di ritenuta d’acconto);

– emetta una dichiarazione sostitutiva di atto notorio in cui attesta che la documentazione si riferisce a tale fattura, regolarmente contabilizzata.

 

È dunque possibile l’autocertificazione, ma è necessario che la stessa sia accompagnata dai predetti documenti.

 

Nell’interrogazione al Ministro dell’Economia era stato fatto presente che non c’era ancora un uniforme indirizzo interpretativo sul punto, anche da parte della stessa Corte di cassazione, con il conseguente rischio che il contribuente, già “tassato” alla fonte correva il rischio di pagare una seconda volta le tasse sulla propria fattura.


Autore immagine: 123rf com

 


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