L’imputabilità del minorenne nel processo penale
Lo sai che?
11 Mar 2016
 
L'autore
Antonio Ciotola
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

L’imputabilità del minorenne nel processo penale

Differenze tra gli imputati infraquattordicenni e gli altri minori: un breve confronto tra le due ipotesi.

 

L’imputato minorenne nell’ordinamento italiano

In considerazione dell’assunto secondo il quale il minore non ha ancora raggiunto un grado di sviluppo intellettivo tale da poter comprendere il valore etico-sociale delle proprie azioni, il nostro codice annovera la minore età tra le cause di esclusione dell’imputabilità. In altri termini, la minore età del soggetto che commette reati è causa di una completa e totale non punibilità. Da questo punto di vista occorre, però, distinguere tra minore infraquattordicenne e minore tra gli anni quattordici e i diciotto.

 

Per il minore infraquattordicenne è prevista una totale esclusione della imputabilità, senza possibilità di prova contraria. In altri termini, qualunque sia il grado effettivo di sviluppo psico-fisico del minore infraquattordicenne, e qualunque sia il reato da questi commesso, lo stesso non potrà mai essere imputabile (non potrà mai essere penalmente sanzionato). [1]

 

Fra i quattordici e i diciotto anni il minore è imputabile, invece, solo se il giudice ha accertato che al momento del fatto aveva la capacità di intendere e di volere, subordinandosi l’affermazione della responsabilità penale al concreto accertamento delle dette capacità. [2]

 

 

Il minore infraquattordicenne

Per i soggetti minori infraquattordicenni (cioè i minori che hanno una età inferiore ai 14 anni) come si è detto, esiste una presunzione assoluta di non imputabilità.

Questo significa, in buona sostanza, che qualunque sia l’effettivo grado di sviluppo psico-fisico del minore, ed indipendentemente dal reato che costui ha commesso, non potrà in nessun caso essere sottoposto ad un procedimento penale [3].

 

Anche nel caso in cui il minore infraquattordicenne dovesse rendersi responsabile di gravissimi reati (pensiamo ad esempio all’omicidio) lo stesso non potrebbe, in nessun caso, essere sottoposto ad un processo penale e ricevere una sanzione di natura penale.

 

Per espressa previsione di legge, infatti, è stabilito, senza possibilità di fornire una prova in senso contrario, che il minore infraquattordicenne sia, per il solo fatto della sua giovane età, non capace di intendere e di volere.

Senza possibilità di prova contraria significa, in buona sostanza, che anche se nel caso specifico, il concreto sviluppo intellettivo e fisico del minore infraquattordicenne, sia tale da far ragionevolmente ritenere la sua effettiva capacità di intendere e di volere, questa circostanza alcuna rilevanza potrà avere per l’affermazione della responsabilità in sede penale.

 

 

Tutela dai reati commessi da minori

Quali strumenti sono predisposti allora per la tutela collettiva contro i reati commessi dagli infraquattordicenni?

È evidente, almeno a giudizio di chi scrive, che oggi più che in passato, atteso il precoce sviluppo della personalità dei minori (anche infraquattordicenni), sia necessario di ripensare il sistema delle sanzioni penali per i minori specie relativamente ai criteri di imputabilità.

A prescindere da questa considerazione, c’è però da dire che il nostro ordinamento ha predisposto degli strumenti di tutela sociale nei riguardi dei soggetti infraquattordicenni responsabili della commissione di gravi reati.

Il fatto che il minore di quattordici anni non possa essere processato e condannato, non significa, infatti, che lo stesso debba incondizionatamente essere lasciato libero di continuare a commettere reati.

Se viene accertata, infatti, attraverso criteri legali stringenti, che il minore non imputabile, è soggetto pericoloso, lo stesso potrà vedersi applicare una “misura di sicurezza”.

Con il termine “misure di sicurezza” si intendono una serie di provvedimenti, di diversa intensità (es. l’obbligo di permanere in casa oltre una certa ora, il divieto di frequentare determinati luoghi, il riformatorio giudiziario, ecc) la cui funzione è quella di evitare che il minore possa commettere altri reati.

La diversa intensità delle misure di sicurezza previste (è evidente che una cosa è essere in riformatorio giudiziario, altra cosa è il divieto di frequentare alcuni luoghi) si ispira alla volontà di graduare la risposta dell’ordinamento in modo proporzionato alla pericolosità sociale del minore.

 

 

Il minore infradiciottenne

Per quanto riguarda, invece, il minore che ha più di quattordici anni, ma non ha ancora compiuto diciotto anni, il codice penale prevede che questi è imputabile se, al momento in cui ha commesso il fatto, aveva la capacità di intendere e di volere. [4]

Questo significa che è compito del giudice accertare, di volta in volta, se il soggetto era, per il suo grado di sviluppo psico-fisico, imputabile o meno se aveva, cioè, il necessario discernimento e le necessarie capacità intellettive, per comprendere appieno le conseguenze negative del suo agire delittuoso.

Anche nel caso in cui il giudice dovesse accertare la capacità di intendere e di volere del minore, è legislativamente previsto che, in caso di condanna, la pena in concreto inflitta, debba essere diminuita rispetto a quella che sarebbe inflitta all’imputato maggiorenne.

In buona sostanza, se un minore diciassettenne commette un reato insieme ad altra persona maggiorenne (anche solo da un giorno) non solo sarà processato dal Tribunale per i minorenni secondo regole diverse ma riceverà, per il solo fatto della sua età anagrafica, una condanna sensibilmente inferiore rispetto all’altro imputato maggiorenne.

Chiaramente, anche relativamente ai minori infradiciottenni, vale il medesimo criterio della valutazione della pericolosità sociale e la possibilità di applicare le misure di sicurezza.


[1] L’art. 97 cod.pen. stabilisce, infatti, che «non è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, non aveva compiuto i quattordici anni»;

[2] L’art. 98 cod.pen. stabilisce che «è imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto, aveva compiuto quattordici anni, ma non ancora diciotto, se aveva la capacità di intendere e di volere».

[3] Ai sensi dell’art. 26 del DPR 448/88 il giudice, in ogni stato e grado del procedimento, quando accerta che l’imputato è minore degli anni quattordici, pronuncia, anche d’ufficio, sentenza di non luogo a procedere trattandosi di persona non imputabile.

[4] Art. 98 co 1 cod.pen. “È imputabile chi, nel momento in cui ha commesso il fatto aveva compiuto i quattordici anni, ma non ancora i diciotto, se aveva capacità d’intendere e di volere ma la pena è diminuita.

 

Autore immagine: 123rf. com

 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti