Daniela Rotunno
Daniela Rotunno
11 Mar 2016
 
Le Rubriche di LLpT


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La class action

L’azione di classe o class action, introdotta in Italia con il Codice del Consumo, è operativa soltanto dal 1° gennaio 2010. Tale istituto è presente negli ordinamenti europei e degli Stati Uniti nei quali viene usato in misura ampia e con grande successo.

 

Che cos’è la class action?

Nella class action, prevista dal codice del consumo [1], vengono tutelate situazioni giuridiche identiche di consumatori ed utenti che siano suscettibili di una soluzione unitaria. Il vantaggio di richiedere una tutela comune è innanzitutto nel condividere le spese del processo e poi di poter contare su maggior numero di casi e di mezzi di prova per dimostrare l’illecito.

 

In quali casi può essere utilizzata?

Le tipologie di diritti tutelabili con la cass action sono essenzialmente tre:

 

– diritti contrattuali di consumatori ed utenti che versano nei confronti di una stessa impresa in una situazione omogenea, compresi i contratti sottoscritti mediante moduli o formulari;

 

-diritti omogenei spettanti ai consumatori finali di un prodotto, a prescindere dalla sottoscrizione di un contratto;

 

-diritti conseguenti a pratiche commerciali scorrette o a comportamenti anticoncorrenziali.

 

Tale azione mira all’accertamento della responsabilità dell’impresa o del produttore o fornitore e di conseguenza alla condanna al risarcimento del danno o alle restituzioni.

 

 

Chi può proporre la class action?

L’iniziativa spetta al singolo o a più titolari del diritto rappresentati da un’associazione dei consumatori o da un comitato. In Italia vi è il sistema dell’opt-in, nel senso che coloro che volessero aderire all’azione di classe già intrapresa da altri possono farlo con formale atto di adesione, senza dover conferire mandato ad un proprio legale, cosa che comporta la rinuncia ad intraprendere azioni personali per lo stesso motivo.

 

 

Cosa accade dopo aver promosso l’azione?

Una volta proposta l’azione, il giudice dovrà valutare la sua ammissibilità: una domanda è inammissibile quando è manifestamente infondata, quando vi è conflitto d’interessi, se il giudice non ravvisa l’identità di situazioni giuridiche individuali o il proponente non appare in grado di tutelare gli interessi della classe.

Se il Giudice ritiene la domanda ammissibile viene disposto che ne venga data pubblicità a carico del proponente ed il termine entro cui deve avvenire l’adesione.

L’accoglimento della domanda comporta la liquidazione in sentenza delle somme dovute ad utenti e consumatori. La sentenza è vincolante per chi ha proposto e per coloro che hanno aderito all’azione, di modo che essi non potranno agire nuovamente o singolarmente per gli stessi diritti.

 

I limiti

Dalla sua entrata in vigore l’istituto della class action ha trovato larga applicazione nel senso che sono numerose le azioni esperite dalle associazioni dei consumatori. Si segnala, quale pietra miliare tra le pronunce in materia, la sentenza del Tribunale di Napoli [2] che ha accolto la domanda proposta da numerosi turisti nei confronti di un tour operator: nel caso specifico era stato promesso un soggiorno a Zanzibar in una struttura lussuosa, invece loro malgrado i turisti si erano ritrovati in una struttura ancora in costruzione e priva dei servizi previsti nel contratto. In tal caso il Tribunale di Napoli ha riconosciuto il c.d. danno da vacanza rovinata ed il diritto al risarcimento per coloro che hanno proposto ed aderito all’azione.

 

Le critiche che da molti vengono rivolte al nuovo istituto è che rispetto ai modelli europei e soprattutto al modello statunitense in Italia viene risarcito solo il danno effettivo, nella specie il rimborso di quanto si è speso, non invece anche il danno morale e le spese legali.

 

Inoltre le spese di pubblicizzazione sono a carico dei consumatori danneggiati e vige il sistema dell’opt-in ovvero dell’adesione degli altri consumatori danneggiati solo se formalizzata, invece negli USA l’adesione è automatica a meno che il consumatore o utente danneggiato non eserciti l’opt-out cioè il diritto di rinunciare all’azione comune.

Altro elemento di distinzione è che nel nostro ordinamento la class action è circoscritta alla materia consumeristica mentre nel modello americano viene applicata su più ampia scala a tutela dei diritti del cittadino.


[1] Art. 140 bis D.Lgs. 206 del 2005 come modificato dallaL. 99/2009 e dal D.L. 1/2012.

[2] Trib. Napoli sent. n. 2195/2013.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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