I minori e il lavoro
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12 Mar 2016
 
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I minori e il lavoro

La normativa sul lavoro minorile, i requisiti di età e di istruzione, le lavorazioni vietate, le caratteristiche del rapporto di lavoro, il lavoro nello spettacolo.

 

 

La normativa protettiva

Una delle esigenze avvertite con maggiore intensità nel nostro ordinamento giuridico è stata, da sempre, quella di assicurare lo sviluppo psico-fisico dei minori, garantendo il completamento dell’istruzione obbligatoria e vietando lo svolgimento di attività che ne potessero compromettere la salute e la dignità. In quest’ottica si è sviluppata nei confronti dei minori una normativa protettiva speciale. Già prima dell’entrata in vigore della Costituzione, con L. 26-4-1934, n. 653, furono emanate «disposizioni relative alla tutela delle condizioni di lavoro delle donne e dei fan-ciulli».

Successivamente la Costituzione (art. 37), ha previsto che «la Repubblica tutela il la-voro dei minori con speciali norme» e che «la legge stabilisce il limite d’età per il lavoro salariato».

In applicazione di tale norma è stata emanata la L. 17-10-1967, n. 977 sulla «tutela del lavoro dei fanciulli e degli adolescenti», la cui disciplina è stata poi adeguata agli indirizzi espressi in sede comunitaria (dir. 94/33/CE) con il D.Lgs. 4-8-1999, n. 345.

 

 

I requisiti di età e di istruzione per l’ammissione al lavoro

La legge si applica ai minori di 18 anni, che hanno un contratto di lavoro, anche speciale, e stabilisce l’importante principio per cui l’età minima per l’ammissione al lavoro è subordinata al completamento dell’istruzione obbligatoria (art. 3, L. 977/1967, modif. dal D.Lgs. 345/1999).

La durata del periodo di istruzione obbligatoria è di almeno 10 anni, da finalizzare al conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età (obbligo di istruzione e formazione) (art. 1, co. 622, L. 296/2006).

L’occupazione dei bambini (soggetti di età inferiore a 15 e che, comunque, non hanno ancora concluso il periodo di istruzione obbligatoria) è assolutamente vietata, salvo che in casi eccezionali (attività di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario etc., v. succ. par. 2.5) (art. 4 L. 977/1967).

L’occupazione del lavoratore minorenne è ammessa solo se questi ha concluso il pe-riodo di istruzione obbligatoria, fermo restando che, comunque, non può avvenire prima dei 16 anni compiuti.

L’originario limite di 15 anni è stato elevato a 16 anni in concomitanza alla previsione di un periodo di istruzione obbligatoria di almeno 10 anni (art. 1, co. 622, L. 296/2006).

Fanno eccezione i rapporti di apprendistato caratterizzati dalla funzione formativa, nel cui ambito è ammessa l’assunzione a partire dal quindicesimo anno di età (art. 48, co. 8, L. 183/2010) (v. succ. par. 3).

 

 

Le lavorazioni vietate e la tutela dell’integrità psico-fisica del lavoratore minore

 È vietato adibire gli adolescenti alle lavorazioni e ai lavori potenzialmente pregiudizievoli per il pieno sviluppo fisico del minore (art. 6 L. 977/1967). Per i bambini il divieto di adibizione a lavorazioni nocive discende dal più generale di-vieto di svolgere qualsiasi tipo di attività lavorativa (salvo i casi eccezionali di attività culturale, pubblicitaria etc.).

Le attività vietate dalla legge sono indicate nell’allegato I, L. 977/1967 e riguardano lavori che comportano l’esposizione ad agenti chimici, fisici o biologici oppure specifici processi di lavorazione (es. produzione di polveri metalliche).

Tuttavia, in deroga al divieto, è previsto che le lavorazioni, i processi e i lavori indicati nel predetto allegato possono essere svolti dagli adolescenti per indispensabili motivi didattici o di formazione professionale e per il tempo necessario alla formazione stessa svolta in aula o in laboratorio, oppure in ambienti di lavoro di diretta pertinenza del datore di lavoro e sotto la sorveglianza di formatori competenti anche in materia di prevenzione e di protezione dei rischi per la salute umana e nel rispetto di tutte le condizioni di sicurezza e di salute previste dalla legislazione vigente.

Fatta eccezione per gli istituti di istruzione e formazione professionale, tale attività di formazione deve essere comunque preventivamente autorizzata dalla Direzione territoriale del lavoro.

Inoltre, la valutazione dei rischi per la salute e la sicurezza sui luoghi di lavoro, cui è obbligato in via generale il datore di lavoro (D.Lgs. 81/2008, cd. T.U. in materia di igiene e sicurezza del lavoro), deve essere effettuata considerando gli specifici rischi per i lavoratori minori, ove presenti (art. 7, L. 977/1967).

Completa il quadro delle norme a tutela della salute dei lavoratori minori, la valutazione dell’idoneità alla mansione attraverso visite mediche preassuntive e periodiche, obbligatorie nel caso di svolgimento di mansioni a rischio (art. 8, L. 977/196; art. 42 D.L. 69/2013 conv. in L. 98/2013).

 

 

Il rapporto di lavoro

Lo svolgimento del rapporto di lavoro del minore, nei limitati casi in cui è legittimo, avviene secondo la disciplina normativa del lavoro vigente per la generalità dei lavoratori, salvo deroghe ed eccezioni più favorevoli disposte dalla legge o dalla contrattazione collettiva volte a tutelare o garantire le diverse esigenze dei minori.

In specie, in base al dettato dell’art. 37 Cost., a tale particolare categoria di lavoratori deve essere assicurata la parità di trattamento retributivo a parità di lavoro, non essendo ammessi trattamenti differenziati in base all’età.

Particolari disposizioni vigono in materia di orario di lavoro, lavoro notturno, riposo settimanale e ferie annuali.

È infatti previsto che:

 

– l’orario di lavoro, non può superare le 7 ore giornaliere e le 35 ore settimanali, se si tratta di bambini, e le 8 ore giornaliere e le 40 ore settimanali, se si tratta di adolescenti;

 

– il lavoro notturno è vietato, ossia il lavoro svolto nel «periodo di almeno 12 ore consecutive comprendente l’intervallo tra le ore 22 e le ore 6, o tra le ore 23 e le ore 7» (art. 15 L. 977/1967);

 

– il riposo settimanale deve essere assicurato per almeno 2 giorni, possibilmente consecutivi e comprendenti la domenica;

 

– salvo previsioni collettive di maggior favore, le ferie annuali non possono essere inferiori a 30 giorni per i minori di anni 16, mentre per coloro che hanno superato tale età valgono le norme previste per la generalità dei lavoratori (D.Lgs. 66/2003).

 

Disposizioni particolari vigono per il lavoro dei minori di anni 14 nei programmi televisivi (D.M. 27-4-2006, n. 218, in attuazione della L. 112/2004 come modif. dalla L. 37/2006).

 

 

Il lavoro nello spettacolo dei minori di anni quattordici

Fermo restando il divieto generale di adibire al lavoro i bambini, è tuttavia consentito il loro impiego in specifiche attività lavorative, individuate dalla legge.

Si tratta, in particolare, delle attività di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo.

L’accesso al lavoro in tali ambiti è subordinato a particolari misure di cautela. In primo luogo è necessario che vi sia l’assenso scritto dei titolari della potestà genitoriale e l’autorizzazione della Direzione territoriale del lavoro. In secondo luogo lo svolgimento del rapporto di lavoro è soggetto a limiti e precauzioni.

In particolare, nei casi di utilizzazione di minori di anni 14 in programmi radiotelevisivi, a tutela della loro dignità, immagine, privacy e salute, è fatto divieto di (D.M. 27-4-2006, n. 218):

 

– sottoporli ad azioni o situazioni pericolose per la loro salute psicofisica o eccessiva-mente gravose o violente ovvero mostrarli, senza motivo, in situazioni pericolose;

 

– far assumere, anche per gioco o per finzione, sostanze nocive (tabacco, bevande al-coliche o stupefacenti);

 

– coinvolgerli in argomenti o immagini di contenuto volgare, licenzioso o violento;

 

– utilizzarli in richieste di denaro o di elargizioni abusando dei naturali sentimenti degli adulti per i bambini.

 

Nell’ambito della lotta contro l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minori e la pornografia minorile, a tutela dei minori, è stato fatto obbligo ai datori di lavoro che intendano impiegare una persona per lo svolgimento di attività che comportino contatti diretti e regolari con minori, di acquisire il certificato penale del casellario giudiziale, al fine di verificare l’esistenza di condanne ovvero l’irrogazione di sanzioni interdittive che comportino il divieto di contatti diretti e regolari con minori (art. 2 D.Lgs. 4-3- 2014, n. 39).

Tale obbligo, che riguarda anche forme di attività autonoma (collaborazioni coordinate e continuative, anche a progetto etc.) che comportano un contatto continuativo con i minori, non si applica tuttavia ai rapporti (circ. Min. Lav. 11-4-2014, n. 9):

 

– di volontariato, limitatamente allo svolgimento di attività volontarie organizzate;

 

– di lavoro domestico, nel caso di assunzione di baby-sitter o comunque di persone impiegate in attività che comportano rapporti regolari con minori, in quanto nell’ambito familiare il genitore è in grado di attuare tutte le cautele necessarie nei confronti del bambino/ragazzo.

 

Il personale al quale il datore di lavoro è tenuto a chiedere il certificato penale è solo quello che ha un contatto non mediato e continuativo con i minori, e pertanto ne sono esclusi i lavoratori con qualifica di dirigente o i preposti e in genere coloro che «sovraintendono alle attività svolte dall’operatore diretto» e che pertanto possono avere solo un contatto occasionale con i destinatari della tutela.

L’obbligo di richiesta del certificato è fissato nel momento in cui il datore di lavoro impiega il lavoratore e dunque esclusivamente prima di effettuare l’assunzione, ovvero quando, venuto a scadenza il contratto, il datore di lavoro stipuli un nuovo contratto con lo stesso prestatore, mentre non sussiste nel corso di un rapporto di lavoro già instaurato, anche se il lavoratore viene spostato ad altra attività rientrante nel campo applicativo della tutela (Min. Lav. risposta ad interpello 15-9-2014, n. 25).

Infine, l’obbligo riguarda le sole attività professionali che abbiano come destinatari diretti i minori, quali, ad esempio, insegnanti di scuole pubbliche e private, conducenti di scuolabus etc. ovvero nell’ambito di attività che implichino un contatto necessario ed esclusivo con una platea di minori.

 

 

La speciale tutela del minore ex art. 2126 c.c.

Nel contratto di lavoro subordinato le regole generali sugli effetti dell’invalidità contrattuale ricevono un adattamento al fine di evitare che il prestatore di lavoro subisca le conseguenze sfavorevoli della dichiarazione di nullità o dell’annullamento del contratto stesso.

L’invalidità del contratto di lavoro subordinato è disciplinata dall’art. 2126 c.c., per il quale la nullità o l’annullamento del contratto di lavoro non producono effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione.

Nel caso quindi di un contratto di lavoro invalido (nullo o annullabile) che abbia comunque avuto esecuzione, il legislatore fa salvi gli effetti prodotti dallo stesso, e in parti-colare, il trattamento economico e normativo spettante al lavoratore per l’attività lavorati-va effettivamente prestata.

Secondo la disciplina comune dei contratti, invece, la nullità e l’annullabilità del contratto travolgono gli effetti prodotti dallo stesso sin dal momento in cui è sorto il contratto nel primo caso, dalla pronuncia giudiziale di annullamento nel secondo caso.

La tutela dell’art. 2126 c.c. non opera però nel caso in cui l’invalidità del contratto de-riva dall’illiceità dell’oggetto o della causa del contratto.

Se, però, l’illiceità dell’oggetto o della causa deriva dalla violazione di norme che tute-lano il prestatore, questi avrà diritto ugualmente alla retribuzione concordata (art. 2126, co. 2).

Tale ultima previsione fornisce una tutela speciale al lavoratore minore d’età nei casi in cui svolga attività lavorativa in esecuzione di un contratto di lavoro invalido, o per violazione dell’obbligo scolastico o per svolgimento di un’attività pregiudizievole per la sua sicurezza o la sua salute.

 

assistente-sociale

 


 


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