Minori e salute
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12 Mar 2016
 
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Minori e salute

Il consenso informato dei minori, la responsabilità professionale del medico e i diritti del bambino malato.

 

Il consenso informato consiste nel diritto del paziente di autodeterminarsi in ordine alla scelta, accettazione o rifiuto dei trattamenti sanitari che riguardi il proprio corpo.

Ciò ha fondamento nell’art. 13 Cost. che garantisce l’inviolabilità della libertà personale e dell’art. 32 che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo.

 

Il consenso informato si ricollega alla responsabilità professionale del medico.

Allorquando il soggetto sottoposto a cure mediche sia un minore privo pertanto della capacità di agire, il consenso al trattamento sanitario dato o rifiutato spetta a coloro che ne hanno la rappresentanza legale cioè ai genitori titolari della potestà genitoriale o al tutore.

 

Non mancano tuttavia norme che prevedono però una certa rilevanza alla volontà del minore. Così la legge sull’interruzione di gravidanza (22 maggio 1978 n. 194) prevede che la donna minore degli anni 18 possa essere autorizzata dal Giudice tutelare ad inter-rompere la gravidanza anche senza previa consultazione delle persone esercenti la potestà o la tutela o contro la volontà di questi.

 

Il Testo Unico in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope (D.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309) prevede che il minore possa consentire di essere sottoposto ad accertamenti diagnostici relativi al proprio stato di tossicodipendenza e definire un programma terapeutico e socio-riabilitativo, senza che debbano necessariamente essere coinvolte in tale decisione terze persone (genitori, tutore, o Giudice tutelare).

 

In altri casi il minore è stato escluso dalla possibilità di sottoporsi a determinati trattamenti, ovvero ha riservato la relativa decisione ad altri soggetti. È il caso della previsione contenuta nell’art. 2 della L. 26 giugno 1967, n. 458 (rubricata Trapianto del rene tra persone viventi), il quale prevede che «la donazione di un rene può essere autorizzata, a condizione che il donatore abbia raggiunto la maggiore età», e la disposizione contenuta nell’art. 4 della L. 6 marzo 2001, n. 52 (rubricata Riconoscimento del Registro nazionale italiano dei donatori di midollo osseo), secondo la quale possono essere donatori di midollo osseo i cittadini maggiorenni.

 

In materia di disciplina delle attività trasfusionali e della produzione nazionale degli emoderivati (L. 21 ottobre 2005, n. 219) la donazione di sangue e di emocomponenti e il prelievo di cellule staminali «possono essere effettuati in persone di almeno diciotto anni di età, previa espressione del consenso informato. Per le persone di età non inferiore a diciotto anni, il consenso è espresso dagli esercenti la potestà dei genitori, o dal tutore o dal Giudice tutelare».

 

 

I diritti del bambino malato

Durante la prima infanzia il bambino ricoverato in ospedale è catapultato in un ambiente che non conosce e che già per questo gli risulta ostile. La separazione da ciò che gli è più familiare favorisce in lui l’insorgere di depressione, ansia ed aggressività: tutti gli elementi che non contribuiscono alla sua guarigione.

Se l’ambiente ospedaliero è rispettoso delle esigenze e dei bisogni del bambino favorisce, e non ostacola, la presenza accanto a lui della madre, o di un familiare. Chi resterà accanto al piccolo lo accudirà, seguendo le sue necessità e le sue abitudini, contribuendo ad eliminare il senso di paura provocato dall’ambiente e da adulti inizialmente estranei. Bisognerà anche favorire il positivo superamento della fase di convalescenza, che di solito è contraddistinta dalla frustazione provocata dalla noia di una permanenza forzata. A questo proposito al bambino piccolissimo bisognerà offrire degli spazi stimolanti come quelli degli asili-nido; al bambino oltre i tre anni una varietà di giochi ed altre attività ludiche.

Nella «Carta dei diritti del fanciullo al gioco» pubblicata nel 1976 dal Comitato italiano per il gioco infantile, si afferma che tutti gli istituti di cura e di rieducazione devono di-sporre di appositi ambienti, spazi attrezzati ed idonei, dove i bambini possano godere di ogni assistenza, avente soprattutto carattere ludico. I bambini saranno seguiti da personale qualificato e tutte le attività devono tendere ad accentuare il carattere ludico nei loro mezzi diagnostici e terapeutici.

 

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