L’assistenza a minori stranieri
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12 Mar 2016
 
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L’assistenza a minori stranieri

Minori stranieri: permesso di soggiorno, divieto di espulsione, diritto alle cure.

 

 

Premessa

I minori, anche se entrati clandestinamente in Italia, sono inespellibili e sono titolari di tutti i diritti garantiti dalla Convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989, ove è peraltro affermato che in tutte le decisioni riguardanti i minori deve essere tenuto prioritariamente in conto il «superiore interesse del minore». Altre disposizioni sono contenute nel T.U. sull’immigrazione (D.Lgs. 25-7-1998, n. 286).

 

Secondo la circolare del Ministero dell’Interno con Prot. n. 17272/7 del 2007, l’esigenza di accertare le generalità degli immigrati, inclusi i minorenni, sprovvisti di documenti, assume particolare rilevanza atteso che, se il minore è erroneamente identificato come maggiorenne, possono essere adottati provvedimenti gravemente lesivi dei suoi diritti, quali l’espulsione, il respingimento o il trattenimento in un Centro di identificazione ed espulsione.

Pertanto, nei casi in cui vi sia incertezza sulla minore età, è necessario far ricorso a tutti gli accertamenti, comunque individuati dalla legislazione in materia, per determinare la minore età, facendo ricorso, in via prioritaria, a strutture sanitarie pubbliche dotate di reparti pediatrici, e comunque di «accordare alla persona il beneficio del dubbio, trattandola come se fosse un bambino». Peraltro, in materia di accertamento dell’età del mino-re, l’art. 8, co. 2, del D.P.R. 22-9-1988, n. 448, recante «Approvazione delle disposizioni sul processo penale a carico di imputati minorenni», fìssa il principio di presunzione della minore età, stabilendo che «qualora, anche dopo la perizia, permangono dubbi sull’età del minore, questa è presunta ad ogni effetto». Il predetto principio, fondato sul dovere di garantire al minore la più ampia tutela dei diritti, si ritiene possa trovare applicazione in via analogica anche in materia di immigrazione, ogni volta in cui sia necessario procedere all’accertamento della minore età. Pertanto, la minore età deve essere presunta qualora la perizia di accertamento indichi un margine di errore.

Quindi fintantoché non siano disponibili i risultati degli accertamenti, all’immigrato dovranno essere comunque applicate le disposizioni relative alla protezione dei minori.

 

I minori stranieri non accompagnati sono minori che si trovano in Italia privi dei genitori o di altri adulti legalmente responsabili della loro assistenza o rappresentanza.

La presenza del minore non accompagnato deve essere segnalata ai Servizi Sociali del Comune, al Tribunale per i minorenni ed alla Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione (che svolge le funzioni del soppresso Comitato per i Minori Stranieri) ognuno per i provvedimenti di competenza (affidamento, apertura della tutela, verifica delle condizioni per l’eventuale rimpatrio assistito ecc.).

La Direzione può disporre, se ritenuto possibile, il rimpatrio nel Paese d’origine ovvero «consentire» il rilascio di un permesso di soggiorno.

Questa particolare categoria di minori, non essendo oggetto di espulsione, può ricevere quattro tipi di permesso di soggiorno:

 

– un permesso di soggiorno «per minore età» a seguito di segnalazione al Comitato per i minori stranieri, valido per il periodo necessario all’espletamento delle indagini sui familiari (art. 28 Reg. att.);

 

– un permesso per affidamento se il minore viene affidato o dato in tutela;

 

– un permesso per motivi di famiglia, ad esempio nel caso il minore sia affidato o sottoposto a tutela e ricongiunto con l’affidatario o tutore (art. 29 T.U.) ovvero nel caso di convivenza con cittadino italiano parente entro il secondo grado (art. 28 Reg. att.);

 

– un permesso per integrazione sociale e civile, se, sempre previo parere del Comitato, il minore è stato ammesso ad un progetto di integrazione previsto dall’art. 32 T.U.

 

Queste tipologie di permessi permettono l’accesso ai servizi essenziali, allo studio e alla formazione professionale, al lavoro (Secondo la giurisprudenza prevalente anche il permesso per minore età, nonostante il diverso avviso dell’autorità amministrativa, per-mette l’accesso al mondo del lavoro, essendo considerato come un tipo di permesso per motivi familiari e non per motivi di salute).

 

Al compimento della maggiore età l’art. 32, co. 1, consente la concessione del per-messo di soggiorno se si tratta di persone soggette ad affidamento (anche di fatto o a familiari entro il quarto grado) o tutela.

In presenza dei presupposti indicati dall’art. 32, co. 1ter (presenza in Italia da almeno tre anni e inserimento in un progetto sociale per almeno un biennio), il permesso di soggiorno è rilasciato anche ai minori in possesso del permesso per integrazione sociale, sempre che al compimento della maggiore età non sia intervenuto un provvedimento del Comitato per i minori stranieri che abbia disposto il rimpatrio assistito.

 

Secondo la direttiva del 7 dicembre 2006 del Ministro dell’Interno di concerto con quello della Giustizia, le figure competenti (ad es. i pubblici ufficiali) devono fornire al minore tutte le informazioni necessarie (adattandole all’età) in modo che possa, eventualmente, chiedere l’asilo politico garantendo adeguata assistenza (con mediatori, interpreti etc.). Inoltre si deve garantire l’effettivo accesso alla procedura di presentazione della domanda di asilo. Se il minore decide di chiedere asilo si deve immediatamente darne notizia al questore mediante apposito verbale.

 

La questura affida temporaneamente il minore ai servizi sociali del Comune in cui si trova comunicandolo al Tribunale per i minorenni e al giudice tutelare competente per territorio per i conseguenti provvedimenti. Il Comune avvisa il servizio centrale del sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati per far sì che il minore sia inserito nella struttura più vicina. Il Comune dove viene inserito il minore segue e assiste il minore nella presentazione della domanda di richiesta di asilo. Se la procedura non va a buon fine o il minore non vuole più chiedere l’asilo, non può più venir ospitato nelle strutture ad hoc ma riceve la protezione come minore non accompagnato.

 

Altre disposizioni a favore del minore sono stabilite nell’art. 31 del T.U. sull’immigrazione.

L’art. 31 T.U. individua due diverse ipotesi: l’autorizzazione all’ingresso in Italia del genitore che si trova all’estero e la permanenza del genitore che si trova già in Italia. Da queste due diverse tipologie deriva una diversa valutazione dei gravi motivi; secondo la Cass. Sez. Un. 22216/2006 la presenza di gravi motivi dovrebbe essere puntualmente dedotta e accertata solo in caso di autorizzazione all’ingresso del familiare, e non nel ca-so di richiesta di permanenza, visto che i gravi motivi potrebbero non essere solo attuali ma anche dedotti quale possibile (o magari probabile) conseguenza dell’improvviso allontanamento del genitore. Quindi secondo questa pronuncia, per un minore in tenera età l’allontanamento di un genitore, e la conseguente impossibilità di avere rapporti con lui, anche di poterlo solo vedere, costituisce un sicuro danno che può porre in serio pericolo uno sviluppo psicofisico, armonico e compiuto. Inoltre l’interesse del minore non deve essere strumentalizzato al solo fine di legittimare la presenza dei soggetti privi dei requi-siti dovuti, essendo la previsione dell’art. 31 collegata al rilascio di un permesso, necessariamente temporaneo e non convertibile in uno per lavoro.

 

Di diverso avviso la sentenza della Corte di cassazione, sez. I civile del 10 marzo 2010, n. 5856 che nel respingere l’istanza di permanenza del padre, ha stabilito che il presupposto necessario della rivendicata autorizzazione al genitore, privo di permesso di soggiorno, alla permanenza in territorio italiano non può concretarsi nella condizione di mero disagio del minore, quale quella rappresentata come eccezionale nel ricorso, dipendente dall’incertezza relativa al completamento del ciclo scolastico, laddove il minore ha il diritto di seguire il genitore espulso nel luogo di destinazione. Infatti, la corte ha ritenuto che le esigenze di tutela del minore che si trovi nei territorio italiano che consentono al suo familiare la permanenza per un periodo di tempo determinato, devono essere connesse a gravi motivi legati allo sviluppo psicofisico del minore, sebbene non necessariamente collegati a condizioni di salute del minore.

Il rilascio di una autorizzazione a rimanere in Italia per i motivi sopracitati è di competenza primaria del Tribunale per i Minorenni.

 

 

Diritto alla salute

Ricordiamo quì i principi generali in base ai quali i minori stranieri non accompagnati hanno sempre diritto alle cure, intendendo i minori stranieri che si trovano in Italia senza i genitori o altri adulti per loro legalmente responsabili. Gli esami e cure sanitarie spettano sempre ai minori (stranieri e non) in Italia, a prescindere dal possesso del permesso di soggiorno, in base a principi indicati di seguito. L’affidatario (struttura d’accoglienza) del minore straniero non accompagnato contatta l’ASL e promuove forme di collaborazione al fine di assicurare l’accesso ai dovuti esami e cure per i bambini/e e ragazzi/e accolti. La competenza a regolare e fornire le cure sanitarie è dello Stato e delle Regioni.

Indipendentemente dalla registrazione della presenza dei minori stranieri presso la Questura o il Comune, quindi sempre, è previsto l’accesso ai programmi di medicina preventiva a salvaguardia della salute individuale e collettiva (art. 35, co. 3, d.lgs. 286/1998 (T.U. sull’immigrazione). Ogni regione e ASL prevede e rende disponibili le seguenti prestazioni:

 

– le vaccinazioni secondo la normativa e nell’ambito di interventi di campagne di prevenzione collettiva autorizzati dalle regioni;

 

– gli interventi di profilassi internazionale;

 

– la profilassi, la diagnosi e la cura delle malattie infettive ed eventualmente bonifica dei relativi focolai.

 

Le prestazioni di cui sono erogate senza oneri a carico dei richiedenti se privi di risorse economiche sufficienti. Le prestazioni ospedaliere urgenti o comunque essenziali sono a carico del Ministero dell’interno, mentre le rimanenti prestazioni sono coperte dal Fondo sanitario nazionale. L’azienda sanitaria che ha erogato le prestazioni ne chiede il rimborso alla A.S.L. competente per il luogo in cui sono state erogate. È inoltre garantito l’accesso alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio (art. 35, co. 4 e ss.; art. 42, co. 4, D.P. R. 394/1999 del Regolamento di attuazione del Testo Unico sull’immigrazione). La prescrizione e la registrazione delle prestazioni nei confronti degli stranieri privi di permesso di soggiorno vengono effettuate utilizzando un codice regionale a sigla STP (Straniero Temporaneamente Presente, art. 42 del Regolamento).

 

I minori stranieri, pur privi dei genitori in Italia, non possono essere espulsi e ad essi è riconosciuto un permesso di soggiorno. Ai fini della copertura assicurativa per le presta-zioni sanitarie, essi rientrano nella categoria dei titolari di «asilo umanitario» previsto dalla legge, ai quali spetta un permesso di soggiorno e l’assicurazione obbligatoria e gratuita con iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale (art. 34, co. 1 lett. b), T. U. sull’immigrazione). Sono inoltre espressamente nominati i richiedenti asilo, fra gli aventi diritto alla stessa iscrizione.

 

I minori stranieri titolari di un permesso di soggiorno (per minore età, per affidamento, per motivi familiari, per protezione sociale, per richiesta di asilo o per asilo) sono iscritti obbligatoriamente al Servizio Sanitario Nazionale e quindi hanno pienamente diritto di accedere a tutte le prestazioni fornite. In base alla disciplina descritta, i minori stranieri privi di permesso di soggiorno non possono iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale, ma hanno comunque diritto alle cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o comunque essenziali, ancorché continuative, per malattia ed infortunio e ai programmi di medicina preventiva. Tutto ciò fino all’Accordo del 2012 (vedi infra).

Infatti, questa limitata garanzia del diritto alla salute per i minori irregolari era in con-trasto con la Convenzione sui diritti del fanciullo, che stabilisce che tutti i minori, senza discriminazioni, devono avere accesso all’assistenza sanitaria.

 

La Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano, nella seduta del 20 dicembre 2012 ha definito un Accordo contenente «Indicazioni per la corretta applicazione della normativa per l’assistenza sanitaria alla popolazione straniera da parte delle Regioni e Province Autonome italiane». che mira ad uniformare l’applicazione di quelle norme e buone prassi già esistenti in Italia in materia di assistenza sanitaria a cittadini stranieri e comunitari. L’Accordo risulta essere un efficace strumento di orientamento legislativo poichè raccoglie non solo le numerose indicazioni normative italiane e regionali relative all’assistenza sanitaria agli immigrati in quanto tali, ma coglie anche i principi ispiratori di tali normative e delle direttive europee.

La novità risiede nell’averle raggruppate tutte insieme in modo che siano applicate con una uniformità interpretativa in tutto il territorio nazionale. Creando così il presupposto per un’effettiva concretizzazione di quanto sancito dall’art. 32 della Costituzione italiana «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti».

Tale accordo è la conclusione di un percorso avviato già da anni. Non si tratta di una nuova legge ma del livello interpretativo delle norme esistenti. Infatti taluni ambiti sono già applicati da alcune Regioni e nella Pubblica Amministrazione. Va ricordato che a seguito della Legge costituzionale n. 3, 18 ottobre 2001, «Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione», le Regioni sono gli enti di programmazione cui spetta la competenza legislativa in termini di tutela della salute, ma, compito dello Stato è quello di garantire l’equità nell’attuazione di questo diritto sancito dalla Costituzione, svolgendo un ruolo di garante della realizzazione di risposte efficaci ai bisogni di salute di tutti i gruppi di popolazione, particolarmente di quelli vulnerabili, attraverso un costante confronto con le Regioni.

 

Alcuni importanti punti fermi raggiunti con l’Accordo sono:

 

– l’iscrizione obbligatoria al SSN dei minori stranieri anche se privi del permesso di soggiorno così come previsto dall’art. 34, co. 2, T.U. sull’Immigrazione;

 

– l’iscrizione obbligatoria al SSN degli stranieri in attesa del rilascio del primo permesso di soggiorno o del lavoratore per il quale è stata richiesta l’istanza di regolarizzazione;

 

– il prolungamento del permesso di soggiorno fino al compimento del primo anno del bambino alle donne extracomunitarie in stato di gravidanza. Finora al compimento del sesto mese dopo il parto le donne e il bambino venivano espulse dall’Italia;

 

– l’iscrizione volontaria al SSN per gli anziani arrivati con ricongiungimento familiare, per i quali non è più obbligatorio stipulare privatamente un’assicurazione sanitaria;

 

– garantire agli immigrati irregolari il tesserino STP (Straniero Temporaneamente Presente) per le cure urgenti ed essenziali atte ad assicurare il ciclo terapeutico e riabilitativo completo, compresi anche eventuali trapianti;

 

– rilascio preventivo del codice STP agli irregolari per facilitare l’accesso alle cure, senza alcuna segnalazione alle Autorità;

 

– iscrizione obbligatoria di genitore comunitario di minori italiani;

 

– iscrizione volontaria per i comunitari residenti;

 

– iscrizione volontaria per gli studenti comunitari aventi solo il domicilio;

 

– equiparazione dei livelli assistenziali ed organizzativi del codice STP al codice ENI;

 

– proposta di estensione del tesserino/codice ENI nelle regioni/province in cui ancora non è previsto.

 

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