In pensione con più datori di lavoro
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19 Mar 2016
 
L'autore
Noemi Secci
 


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In pensione con più datori di lavoro

Contributi da rapporti di lavoro diversi: come ottenere un’unica pensione, quale trattamento scegliere.

 

Avere un solo rapporto d’impiego nell’arco della vita lavorativa era considerato nella norma sino a poco tempo fa, ma è ormai diventato un’eccezione: la questione non ha rilevanza se i rapporti lavorativi hanno lo stesso inquadramento previdenziale, mentre comporta un’attenta valutazione se le gestioni previdenziali in cui sono versati i contributi sono diverse.

 

 

Più datori di lavoro privati

Essere stati impiegati nel settore privato con aziende differenti non causa particolari problemi, se la contribuzione è versata presso l’AGO, l’assicurazione generale obbligatoria: in questo caso, infatti, i contributi vanno a finire nel FPLD, fondo pensione lavoratori dipendenti, anche se i datori di lavoro sono diversi.

Bisogna invece valutare attentamente la propria situazione previdenziale quando i datori di lavoro appartengono a diverse gestioni: in questi casi, se non esistono apposite convenzioni che consentono di unire i contributi, come Inps ed Enpals, bisogna decidere se procedere alla riunione dei contributi a titolo gratuito (computo, cumulo o totalizzazione) o onerosa (ricongiunzione).

 

 

Datori di lavoro pubblici e privati

Se lo stesso lavoratore è stato dipendente sia nel pubblico che nel settore privato, le gestioni sono differenti (ad esempio Inps e Inpdap), dunque si deve procedere ugualmente alla riunione dei contributi a pagamento o gratuitamente; la ricongiunzione tra Inps e Inpdap era gratuita sino all’anno 2010 ed è attualmente a pagamento.

 

 

Lavoratore autonomo e dipendente

Se un lavoratore possiede contribuzione da lavoro dipendente ed autonomo, può effettuare diverse scelte, a seconda delle gestioni in cui risultano i contributi:

 

– se ha contribuzione versata nell’Assicurazione generale obbligatoria, assieme a contribuzione versata nella Gestione Artigiani e Commercianti, può optare per il cumulo in tale gestione previsto dalla Legge 613 [1]; si tratta della possibilità di sommare i contributi da lavoro dipendente gratuitamente nella cassa Artigiani e Commercianti per avere una sola pensione;

 

– se ha contribuzione versata nell’Assicurazione generale obbligatoria, o in gestioni sostitutive della medesima (ad esempio fondo volo, fondo elettrici, etc.) assieme a contribuzione versata nella Gestione Separata (come autonomo o parasubordinato), può optare per il computo in tale gestione previsto dalla Legge Dini [2]; si tratta della possibilità di unire i contributi da lavoro dipendente gratuitamente nella Gestione Separata per avere una sola pensione: la pensione è però calcolata interamente col metodo contributivo (per approfondimenti, si veda: Gestione Separata, cumulo dei contributi possibile con opzione);

 

– se ha contributi versati in casse professionali (ad esempio Cassa Forense, Inarcassa, Enpacl, etc.) ed in altre casse (Inps, Inpdap, Enpals, fondi diversi) può decidere se riunirli in un’unica gestione a titolo oneroso, con la ricongiunzione, oppure se riunirli gratuitamente con la totalizzazione. Vediamo nel dettaglio in che cosa consistono questi istituti.

 

 

Ricongiunzione

La ricongiunzione consente di unire i contributi in un’unica cassa: la gestione nella quale sono unificati i contributi è l’ultima gestione alla quale risulta iscritto il lavoratore, o quella in cui sono presenti almeno 8 anni di contributi.

La contribuzione è considerata versata nella cassa in cui è ricongiunta come se fosse da sempre appartenuta a tale gestione: ecco perché si tratta di un’operazione a pagamento, tanto più onerosa quanto più alta è l’anzianità del lavoratore.

La ricongiunzione non è consentita nella Gestione Separata.

 

 

Totalizzazione

La totalizzazione, che invece è consentita nella Gestione Separata, permette di unificare le anzianità contributive per il diritto alla pensione, ma non unifica i contributi in un’unica gestione: ogni cassa paga, in pratica, la sua quota di pensione.

L’operazione è gratuita, ma il calcolo delle quote di pensione è effettuato col metodo contributivo (a meno che non si raggiunga l’autonomo diritto a pensione nell’Inps, in tal caso per tale parte il calcolo può essere retributivo-misto).

La totalizzazione non segue i requisiti ordinari per la pensione, ma permette di raggiungere:

 

– la pensione di vecchiaia a 65 anni e 7 mesi di età, con 20 anni di contributi;

– la pensione di anzianità con 40 anni e 7 mesi di contributi.

 

 

Totalizzazione retributiva

Esiste anche una via di mezzo tra i due trattamenti, la totalizzazione retributiva: questo istituto è smile alla totalizzazione, ma permette di calcolare ciascuna quota col metodo proprio della gestione, e non necessariamente contributivo.

 

Il metodo di computo utilizzato dipende, dunque, dall’anzianità del lavoratore, determinata considerando tutte le gestioni in cui risultano versamenti: ricordiamo che vengono  conteggiati col sistema contributivo  gli anni di assicurazione posteriori al 1996, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31.12.1995; per chi ha, invece, oltre 18 anni di contribuzione accreditata alla stessa data, saranno computati col contributivo i periodi dal primo gennaio 2012 in poi.

 

Il cumulo retributivo può essere utilizzato solo se non si matura un autonomo trattamento di vecchiaia presso una delle gestioni nella quale sono stati accreditati i contributi; inoltre, la totalizzazione retributiva non è consentita per la contribuzione versata nelle casse professionali e nella Gestione separata Inps.


[1] L. 613/1966.

[2] L. 335/1995.

 


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