Incidenti stradali: il risarcimento diventa un’utopia
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12 Mar 2016
 
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Incidenti stradali: il risarcimento diventa un’utopia

Assicurazioni rc auto: la protesta degli avvocati sulle nuove norme che impongono la stretta sui testimoni.

 

Ottenere il risarcimento del danno in caso di incidente stradale sarà un vero e proprio colpo di fortuna: le nuove norme, attualmente in discussione in Parlamento insieme al pacchetto “Concorrenza”, nel tentativo di dare man forte alle assicurazioni e ridurre le spese per gli indennizzi, finiscono per comprimere irrimediabilmente un diritto che già, nei fatti, le compagnie rispettano raramente.

 

In buona sostanza, chiunque subirà un sinistro stradale avrà l’obbligo di effettuare la relativa denuncia alla propria compagnia entro 3 giorni, indicando tutti i testimoni presenti sul luogo. Se non ne fornirà, in tale sede, le generalità non potrà più chiamarli a deporre nel corso di un eventuale e successivo processo. E ciò a prescindere dal fatto che il danneggiato ne non sia, in prima battuta, riuscito a recuperare i nomi.

Il che significa, a conti fatti, che verrebbe a mancare la prova della responsabilità del sinistro o delle conseguenze dannose derivate dall’incidente. Come ben noto, infatti, il nostro processo civile si basa sul principio dell’onere della prova a carico di chi agisce: se non viene fornita la dimostrazione dei fatti che si assumono avvenuti, l’attore perde il giudizio. Non solo: egli non potrà mai più azionare la stessa causa per le medesime richieste, posto il principio (anch’esso un cardine del processo) del cosiddetto “ne bis in idem” (non si possono instaurare due cause per accertare il medesimo diritto) e del “giudicato” (una volta divenuta definitiva la sentenza, non può più essere messa in discussione).

 

Si tratta di una vera trappola per gli assicurati i quali sono spesso privi di conoscenze legali, specie in materia di processo e preclusioni: non poche volte, infatti, essi attendono di rivolgersi all’avvocato per muovere i primi passi o, magari, lo fanno dopo aver già parlato con la propria compagnia per una prima richiesta bonaria di risarcimento. In tali casi, il danneggiato, che potrebbe essere all’oscuro dell’obbligo di indicare i testimoni sin dalla denuncia di sinistro – spesso fatta telefonicamente a tramite qualche call center delocalizzato – finirebbe per pregiudicarsi la possibilità di un eventuale ricorso al giudice. Non ci sarebbe inoltre modo, per lui, di invocare l’ignoranza della legge e, alla fine, la stessa assicurazione sarebbe disincentivata dal riconoscergli il risarcimento ben sapendo che, in un’eventuale causa, il consumatore non avrebbe le prove che gli consentirebbero di vincere.

 

A “salvarsi” dalla tagliola sono solo i sinistri con danni alle persone, per i quali l’obbligo di indicare i testimoni non sussiste.

In particolare, la nuova disposizione prevede che, in caso di sinistri con soli danni a cose, l’identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell’incidente deve risultare dalla denuncia di sinistro o comunque dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell’impresa o, in mancanza, deve essere richiesta dall’impresa assicurativa con espresso avviso all’assicurato delle conseguenze processuali della mancata risposta.

 

Fatto salvo ciò che risulta dai verbali delle autorità di polizia intervenute sul luogo dell’incidente, l’identificazione dei testimoni avvenuta in un momento successivo comporta l’inammissibilità della prova testimoniale.

 

Se invece è l’assicurazione a richiedere i nomi dei testimoni si apre un lungo periodi di tempo (120 giorni) per lo scambio del nominativo delle persone informate sui fatti.

 

Una seconda norma molto contestata dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura, è quella che impone all’interessato di attendere 60 giorni per iniziare la causa se l’assicurazione sospetta una frode. Si finisce così per dare potere all’assicuratore – una parte privata senza rilievo pubblicistico – di poter impedire al danneggiato di fargli causa per altri sessanta giorni. Infatti, tale termine si aggiunge ad analogo termine che era già previsto dalle norme generali (articolo 145 Codice delle assicurazioni): questo significa impedire l’esercizio di una facoltà costituzionalmente garantita, rischiando di favorire atteggiamenti dilatori.


Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
14 Mar 2016 Roberto Bottero

L’ennesimo colpo di mano da parte di un Governo amico di banche, assicurazioni, finanziarie e gruppi simili. Un oltraggio al diritto e al processo, un’offesa alla dignità di chi subisce un sinistro, un manifesto abuso che si aggiunge agli altri che abbiamo già visto, nel settore r.c. auto e non. Siamo un paese da preistoria giuridica, si stanno facendo troppi passi indietro e tutto questo è inaccettabile. Non senza evidenziare l’ignoranza del Legislatore che si fa sempre più grassa: se l’indicazione immediata dei testi vale solo per i danni alle cose e non alle persone, quid in caso di danni sia alle cose che alle persone? Circostanza non inusuale in un sinistro. Quindi cosa succede? Che i testi indicati successivamente consentirebbero di provare dinamica e responsabilità ai fini della risarcibilità delle lesioni ma non per i danni al veicolo? Nel medesimo sinistro? Qualcuno riesce a ricondurre a logica questa parcheria?