Pensione di invalidità civile parametrata alle capacità di lavoro
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12 Mar 2016
 
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Pensione di invalidità civile parametrata alle capacità di lavoro

L’invalidità va verificata alla luce delle capacità lavorativa del richiedente: non si tratta quindi di un dato biologico, ma di valutare se le attitudini dell’assicurato possono essere espletate.

 

Più difficile ottenere l’assegno di invalidità [1]: la verifica, infatti della malattia, non va effettuata avendo a riferimento un dato biologico quale la generica capacità di guadagno, ma con riguardo alla capacità di lavoro, intesa come diminuzione effettiva di svolgere le attività in linea con le attitudini dell’assicurato. Ne deriva, pertanto, che occorrerà valutare in concreto le condizioni di quest’ultimo, tenendo conto della sua età, della sua formazione e personalità professionale e se tali fattori possano concretamente incidere sulla capacità di compiere tutte quelle attività svolte finora. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [2].

 

Ai fini della valutazione dell’invalidità, ciò che conta davvero è dunque la personalità professionale dell’assicurato che non è la somma delle singole manifestazioni morbose che lo affliggono né delle percentuali di invalidità relative a ciascuna infermità riscontrata.

A fare la differenza è il quadro morboso complessivo del richiedente. Non si può quindi valutare l’invalidità in base alle tabelle antinfortunistiche: ma occorre andare oltre, e verificare la capacità lavorativa dell’assicurato con riferimento alle sue specifiche attitudini.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 10 febbraio – 10 marzo 2016, n. 4710
Presidente Napoletano – Relatore Lorito

Svolgimento del processo

Di G.M. adiva il Tribunale di Velletri chiedendo dichiararsi il diritto alla pensione di inabilità ai sensi dell’art.2 1.222/84 o in subordine all’assegno di invalidità ex art.1 1.222/84 e la condanna dell’INPS al pagamento della prestazione. L’INPS, costituitosi, deduceva l’infondatezza della domanda di cui chiedeva il rigetto.
Il giudice adito con sentenza n.2098/2005 respingeva le domande per difetto dei requisito sanitario.
Sul gravame interposto dall’assicurato, ammessa ed espletata nuova c.t.u., in esito al deposito della relazione, la Corte d’appello di Roma con sentenza 16 febbraio 2010, in riforma dell’impugnata sentenza, dichiarava il diritto dell’appellante all’assegno di invalidità con decorrenza 10 luglio 2001 oltre interessi legali e rivalutazione monetaria, mostrando di condividere gli esiti dei rinnovati accertamenti peritali, ritenuti immuni da vizi di ordine logico.
Avverso questa pronuncia l’Inps propone ricorso per Cassazione sostenuto da tre motivi. L’intimato non ha svolto difesa alcuna.

Motivi della decisione

1.II

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[1] Ex art. 1 L. n. 222(1984.

[2] Cass. sent. n. 4710/2016 del 10.03.2016.

 


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Commenti
10 Nov 2016 varricchio mario

la senza chiarisce tutto