Debiti: saldo e stralcio negato a chi chiede un mutuo sproporzionato
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13 Mar 2016
 
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Debiti: saldo e stralcio negato a chi chiede un mutuo sproporzionato

Stop al piano del consumatore a chi si indebita colpevolmente se non aveva la ragionevole prospettiva di poter adempiere.

 

Duro colpo per molti indebitati con un prestito al di sopra delle proprie possibilità di restituzione: il piano del consumatore (meglio conosciuto come legge “salva suicidi[1]) che prevede la possibilità di ottenere, dal giudice, un saldo e stralcio del debito pendente con banche, Equitalia ed altri creditori, non opera tutte le volte in cui il soggetto ha colpevolmente contratto obbligazioni sopra le proprie possibilità. Così, non si può decurtare la rata del mutuo o l’importo delle cartelle di pagamento quando sia ravvisabile una “colpa” del consumatore. A dirlo è la Corte di Appello di Napoli che annulla l’omologa concessa, ad ottobre dell’anno scorso, dal Tribunale partenopeo in favore di un mutuatario il quale non ce la faceva più a pagare la rata con la banca.

 

Il presupposto principale affinché si possa applicare la famosa e sempre più invocata legge sul sovraindebitamento è che il debitore non abbia assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere oppure – ricorda il giudice di secondo grado – che non abbia colposamente determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali. Insomma, detto in parole più semplici, al momento della richiesta del prestito, il cliente della banca doveva avere la chiara prospettiva di poter onorare il proprio debito non solo nell’immediato, ma anche nel medio periodo. Solo un fatto sopravvenuto e imprevedibile potrebbe giustificare la sua assenza di colpa e, quindi, consentirgli di accedere al cosiddetto “piano del consumatore”. “Piano del consumatore che – si ricorda – consente a tutti i soggetti eccessivamente indebitati non per proprie colpe di ricorrere al giudice e farsi decurtare una parte sostanziosa dell’esposizione: ciò a patto di dimostrare che, anche con le migliori buone volontà, non si potrebbe mai adempiere.

 

Viene così annullata una sentenza che l’anno scorso aveva fatto il giro d’Italia, essendo una delle prime, dopo quella emessa dal Tribunale di Busto Arsizio (quest’ultima però riferita a debiti con Equitalia), a consentire il piano del consumatore quando il creditore sia un unico soggetto (nel caso di specie: la banca). Il tribunale di Napoli aveva, infatti, accolto il ricorso di un mutuatario impossibilitato a pagare ormai le rate del finanziamento. In secondo grado, però, la banca ha avuto la meglio. E questo perché, al momento in cui si era accollato l’obbligazione, il cliente non aveva la ragionevole prospettiva di poter adempiere”, come spiegano le motivazioni del provvedimento di accoglimento. Aver assunto il debito in un momento in cui la situazione economico-finanzaria del cliente era gravemente compromessa dallo stato di disoccupazione – continua la sentenza in commento – indipendentemente dal compimento di atti fraudolenti, induce a ritenere insussistenti i presupposti” per l’applicazione della legge “salvasuicidi”.

 

Rimarranno delusi dall’esito di questa lite i numerosi mutuatari che stavano guardando a questo caso, nella speranza di poter seguire le orme del cliente napoletano di Unicredit. Almeno al momento non è così.


[1] L. n. 3/2012.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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