Firma illegittima sull’avviso di accertamento dell’Agenzia Entrate
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13 Mar 2016
 
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Firma illegittima sull’avviso di accertamento dell’Agenzia Entrate

Nullo l’avviso del fisco se la delega di firma non indica il nome e cognome del funzinario e non è motivata: necessario specificare le ragioni di sostituzione come carenza di personale, assenze e malattia.

 

L’avviso di accertamento notificato dall’Agenzia delle Entrate al contribuente può anche non essere sottoscritto dal capo dell’ufficio, ma a condizione che questi abbia delegato l’effettivo firmatario dell’atto e che quest’ultimo, a sua volta, rientri nel personale appartenente alla carriera direttiva. Peraltro, tali condizioni non sono ancora sufficienti a rendere valido l’accertamento fiscale: è necessario, infatti, che la delega rispetti determinate condizioni fissate ormai dall’unanime giurisprudenza e, prima tra tutte, dalla sentenza dell’anno scorso della Cassazione [1]: in particolare la delega deve essere scritta, motivata, nominativa (deve cioè indicare nome e cognome del delegato) e presentare la data di scadenza. È quanto chiarito dalla Commissione Tributaria Provinciale di Roma con una recente sentenza [2].

 

Il tema è tra i più caldi del momento e ne abbiamo parlato, da ultimo, in “Come impugnare l’accertamento fiscale”: a giudicare dalla mole di contenzioso in essere e dalla copiosa giurisprudenza che viene costantemente pubblicata dalle Commissioni Tributarie, l’Agenzia delle Entrate – e in particolar modo i propri dirigenti – non ha mai osservato le norme sull’attribuzione dei poteri ai funzionari che firmano gli avvisi di accertamento. Il mancato rispetto delle prescrizioni che impongono alla delega precisi vincoli di forma comporta la nullità dell’accertamento stesso.

 

Al contribuente è dato verificare l’adempimento dei suddetti obblighi da parte del dirigente dell’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, effettuando una richiesta di accesso agli atti amministrativi, sebbene non competa a lui la prova dell’illegittimità della delega. Egli infatti potrebbe limitarsi a impugnare l’accertamento ricevuto, sollevando l’eccezione “alla cieca”, senza cioè aver mai visto la delega. Spetta poi all’amministrazione finanziaria dimostrare il contrario, producendo gli atti che dimostrino la legittimità del conferimento del potere in capo al firmatario.

 

Ad ogni modo, onde evitare inutile contenzioso e il rischio di una condanna alle spese, è sempre possibile “informarsi” preventivamente, presentando – come detto – una istanza di accesso agli atti amministrativi. Con questa importante precisazione: la richiesta di accesso non sospende i termini del ricorso pari a 60 giorni dalla notifica dell’accertamento. Una volta spirato tale termine, non c’è più possibilità di far valere l’eccezione in commento, nonostante il vizio sia “grave” (si parla, a riguardo, di nullità o inesistenza). Anche quest’ultima precisazione è stata fornita l’anno scorso dalla Cassazione.

 

 

La delega

Come anticipato in apertura, la validità dell’atto notificato dall’Agenzia delle entrate dipende dal contenuto della delega di firma che deve essere nominativo, motivato e a tempo.

La CTP di Roma ha ribadito che la delega deve essere nominativa, non potendo essere in bianco, né potendo indicare il firmatario con un richiamo alla sua qualifica e non al nome e cognome.

 

Una tale delega deve quindi essere considerata nulla in quanto priva il destinatario della possibilità di verificare agevolmente se il firmatario aveva il potere di sottoscrivere (in quanto appartenente alla terza area funzionale). L’inadeguatezza della delega si riflette così sull’atto impositivo che di conseguenza va annullato. Sulla questione la Ctp segue l’insegnamento della Cassazione: la Suprema Corte ha infatti stabilito che le deleghe di firma sono valide, purché gli atti di delega riportino, oltre alle cause che ne hanno resa necessaria l’adozione (per esempio: carenza di personale, assenza, vacanza, malattia, ecc.), il termine di validità della delega stessa e il nominativo del soggetto delegato. Non è sufficiente, infatti, che il delegante riporti esclusivamente la qualifica professionale del destinatario.

 

Le deleghe anonime”, ossia prive del nominativo del delegato, sono quindi illegittime, così come gli atti emanati di conseguenza, non essendo possibile verificare agevolmente da parte del contribuente se il delegatario avesse il potere di sottoscrivere l’avviso di accetamento e non essendo ragionevole attribuire al contribuente una tale indagine amministrativa al fine di verificare la legittimità dell’atto.

 

In sintesi, non è sufficiente, in caso di delega (di firma o di funzioni) l’indicazione della sola qualifica professionale del destinatario della delega, senza alcun riferimento al nome e cognome di chi effettivamente rivesta la qualifica richiesta.


[1] Cass. sent. n. 22803/2015.

[2] Ctp di Roma, sent. n. 1702/19/16.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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