Termine appellare: la pec della cancelleria con la sentenza non conta
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13 Mar 2016
 
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Termine appellare: la pec della cancelleria con la sentenza non conta

Il termine breve non decorre dalla email di posta elettronica certificata inviata dalla cancelleria con il testo integrale della sentenza.

 

Le nuove regole del processo civile telematico, che impongono alla cancelleria di notificare all’avvocato il testo integrale della sentenza tramite posta elettronica certificata, non hanno modificato le vecchie norme del codice di procedura civile sui termini di impugnazione: in particolare, il termine breve per l’appello continua a decorrere dalla notifica della sentenza fatta dall’avvocato al difensore di controparte e non, invece, dalla suddetta Pec della cancelleria. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [1].

 

Secondo la Corte, il termine breve di impugnazione decorre soltanto in forza di una conoscenza legale del provvedimento da impugnare. Non rileva che il soccombente sia venuto a conoscenza della sentenza integrale a mezzo di atto equipollente: anche se la notifica della cancelleria raggiunge lo scopo di far sapere all’avvocato la decisione del giudice, essa non vale per il decorso dei giorni per l’appello.


La sentenza

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 15 gennaio – 10 marzo 2016, n. 4727
Presidente Bucciante – Relatore Abete

Svolgimento del processo

Con ricorso depositato in data 17.10.2005 al giudice di pace di Rimini S.S. proponeva opposizione ai sensi dell’art. 22 della legge n. 689/1981 avverso il verbale n. 2258/2005/V elevato dalla polizia municipale di Coriano in data 18.8.2005 per infrazione all’art. 142, comma 1, c.d.s., ovvero per asserito eccesso di velocità rispetto al limite massimo consentito.
Chiedeva l’annullamento dell’atto recante la sanzione irrogatagli. Si costituiva il comune di Coriano.
Con sentenza n. 815/2007 il giudice adito rigettava l’opposizione. Proponeva appello S.S..
Resisteva il comune di Coriano.
Con sentenza n. 1722/2010 del tribunale di Rimini dichiarava inammissibile l’appello, compensava per metà le spese di lite e condannava l’appellante a rimborsare a controparte la residua metà.
Esplicitava il giudice dell’appello che “nel caso di specie la notificazione della sentenza di primo grado, per stessa ammissione dell’appellante, è avvenuta il 18.8.2008” (così sentenza d’appello, pag, 2); che l’atto di gravame, proposto con ricorso anziché con citazione,

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[1] Cass. sent. n. 4727/2016 del 10.03.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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