Tutela penale della famiglia
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19 Mar 2016
 
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Tutela penale della famiglia

I delitti contro la famiglia, principio della monogamia, dell’uguaglianza dei coniugi.

 

 

Delitti contro la famiglia

La famiglia, che nel nostro ordinamento positivo è considerata istituto prevalentemente di diritto pubblico fondato sul matrimonio monogamico (cfr. artt. 29-31 della Costituzione), è tutelata sul piano penale in quanto considerata indispensabile per la compagine statuale, che riconosce in essa, una fonte di moralità, di onestà, di educazione, di energia e di lavoro (così ANTOLISEI).

L’art. 29 della Costituzione proclama che «la Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio» ed aggiunge «il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare».

 

Da tale affermazione, enunciata in sede costituzionale, scaturiscono:

 

– il principio della monogamia;

 

– il principio dell’uguaglianza dei coniugi.

 

L’art. 30 della Costituzione proclama poi che «è dovere dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio» e che «la legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale compatibile con i diritti dei membri della famiglia».

 

Da tale affermazione derivano:

 

– il principio del dovere dei genitori (di entrambi), di educare, allevare ed istruire i figli in conformità al loro stato economico;

 

– il principio dell’equiparazione, ai fini di ogni tutela giuridica e sociale, dei figli legittimi con i figli nati fuori del matrimonio.

 

Norme fondamentali che regolano i rapporti di famiglia nel campo penale sono gli artt. 307 e 540 c.p. In tema di rapporti fra filiazione naturale e legittima, deve evidenziarsi che, nel dare attuazione ad una delega legislativa, contenuta nella L. 10 dicembre 2012, n. 219 (legge finalizzata a sancire l’eguaglianza giuridica di tutti i figli, siano essi nati nel matrimonio o fuori da esso, nel rispetto della Costituzione e degli obblighi internazionali imposti al nostro Paese in materia) è stato emanato il D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154, recante una organica revisione delle disposizioni in materia di filiazione. In particolare, il decreto realizza l’adeguamento delle norme (sia sostanziali che processuali) di fonte codicistica civile e penale, oltre che di fonte legislativa, al principio dell’unicità dello stato di figlio ed alla nozione di responsabilità genitoriale (dettata dal riformulato art. 316 c.c.) che sostituisce il riferimento alla potestà genitoriale (accentuando il rilievo degli obblighi genitoriali verso i figli minori, rispetto a quello della soggezione dei medesimi al potere-dovere dei genitori). Riguardo alle norme del codice penale, in particolare, si è sostituito il riferimento alla «potestà dei genitori» con quello alla «responsabilità genitoriale», nonché soppresso il distinguo fra filiazione legittima e naturale, nonché fra figlio legittimo e naturale riconosciuto, sostituiti con il distinguo fra filiazione «nel matrimonio» e «fuori del matrimonio».

 

Si segnala, infine, che, in occasione della riscrittura di una delle principali figure di reato appartenenti a tale categoria, i c.d. maltrattamenti in famiglia (art. 572 c.p.), il legislatore (con L. 1-10-2012, n. 172) ha provveduto ad estendere la nozione di famiglia oggetto di tutela a tutti coloro i quali siano «comunque conviventi» con il reo, per tal via traducendo normativamente una interpretazione della fattispecie ormai da tempo consolidata in dottrina e giurisprudenza, orientata a considerare famiglia ogni consorzio di persone tra le quali, per intime relazioni e consuetudini di vita, siano sorti legami di reciproca assistenza e protezione, e, conseguentemente, a considerare integrato il delitto in esame anche se perpetrato in danno di persona convivente «more uxorio», in presenza di un rapporto tendenzialmente stabile, sia pure naturale e di fatto, instaurato tra le due persone. Il correttivo ha opportunamente inciso anche sulla rubrica dell’articolo, riformulata in «Maltrattamenti contro familiari e conviventi».

Successivamente, la norma è stata oggetto di ulteriori correttivi ad opera del D.L. 14-8-2013, n. 93, convertito in L.15-10-2013, n. 119, noto come decreto sul femminicidio e la violenza di genere, concernenti l’aggravante posta a tutela dei minori.

 

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