Matrimonio breve, assegno di mantenimento confermato
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13 Mar 2016
 
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Matrimonio breve, assegno di mantenimento confermato

Separazione e divorzio: solo due anni di matrimonio sono insufficienti a far venire meno l’obbligo di pagare l’assegno di mantenimento.

 

Non sono pochi due anni di matrimonio per escludere l’obbligo di versare l’assegno di mantenimento. Lo ha chiarito un’ordinanza della Cassazione di due giorni fa [1].

 

È vero: la durata del matrimonio è un parametro di cui deve tenere conto il giudice nel momento in cui fissa l’ammontare dell’assegno mensile all’ex coniuge, sicché per le nozze “lampo”, cui sia subito seguita subito la separazione, si può escludere del tutto il mantenimento. Ma questo può valere per quei casi in cui il matrimonio è durato davvero poco (qualche mese o, addirittura, alcune settimane). Invece, nel caso di un’unione che si sia protratta per un tempo più prolungato, come ad esempio ventiquattro mesi, l’assegno di mantenimento non può essere negato.

 

La Corte ha ritenuto così legittima la richiesta della donna: a lei l’ex marito dovrà versare l’assegno divorzile, seppur a cifre contenute (150 euro mensili). Taglio giustificato dai giudici d’Appello con due considerazioni: primo, la “breve durata del matrimonio”, cioè due anni; secondo, le maggiori spese cui l’uomo deve fare fronte per il mantenimento della nuova famiglia di fatto che ha costituito con un’altra donna.

 

È illogico sostenere – si legge nella sentenza – che una breve durata del matrimonio possa costituire “ragione da sola sufficiente per escludere l’assegno divorzile”. Per cui, se uno dei due coniugi ha un reddito inferiore rispetto a quello dell’altro – vedendo quindi peggiorare il proprio tenore di vita rispetto a quello goduto in costanza di matrimonio – ha diritto all’assegno di mantenimento.


La sentenza

Corte di cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 14 gennaio – 11 marzo 2016, n. 4797
Presidente Ragonesi – Relatore Cristiano

E’ stata depositata la seguente relazione:
1) La Corte d’appello di Napoli, con sentenza del 7.1.2014, ha parzialmente accolto l’appello proposto da A.B. contro la sentenza del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere che, dichiarata la cessazione degli effetti civili del matrimonio da lui contratto il 12.8.2000 con S.T., aveva posto a suo carico l’obbligo di corrispondere a quest’ultima un assegno divorzile di € 200,00.
La corte territoriale, rilevato che la T. risulta affetta da disturbo bipolare, a prevalente componente depressiva, che la rende assolutamente inabile allo svolgimento di qualsivoglia attività lavorativa, ha ribadito il diritto della signora, che percepisce unicamente una pensione di invalidità di € 275,00 mensili, alla corresponsione dell’assegno divorzile, ma ha ridotto la misura dell’assegno ad € 150 mensili in ragione sia della breve durata del matrimonio (circa due anni) sia dei maggiori oneri cui il B. deve far fronte per il mantenimento della nuova famiglia di fatto che ha costituito con un’altra donna.
2) A.B. ha impugnato la sentenza con ricorso per cassazione affidato a due motivi, cui S.T. ha resistito

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[1] Cass. ord. n. 4797/16 dell’11.03.2016.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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