Peculiarità del processo minorile
Professionisti
19 Mar 2016
 
L'autore
Edizioni Simone
 


Leggi tutti gli articoli dell'autore
 

Peculiarità del processo minorile

Accertamento sull’età e sulla personalità del minore, l’assistenza dell’imputato minorenne, inammissibilità della costituzione di parte civile nel processo minorile.

 

Caratteristica del processo penale minorile è quella di avere una funzione ulteriore ri-spetto a quella dell’accertamento della verità: la funzione di recupero del minore, come emerge da una serie di disposizioni (artt. 1, 9, 27, 29, 31, D.P.R. 448/1988).

La valenza educativa del processo penale minorile si manifesta innanzitutto nel fatto che questo è visto come uno strumento per far conoscere al minore il disagio da cui è affetto ed eliminarne le cause ed è pertanto previsto l’obbligo per il giudice di illustrare all’imputato il significato delle attività processuali che si svolgono in sua presenza ed il contenuto e le ragioni etico-sociali delle decisioni (art. 1, co. 2, D.P.R. 448/1998) in vista di una responsabilizzazione del minore.

 

 

Accertamento sull’età e sulla personalità

La necessità di stabilire l’età dell’imputato è dettata dalla opportunità di decidere se il minore sia imputabile o meno e di conseguenza se debbono trovare applicazione le norme sostanziali e procedurali riguardanti i minori. L’art. 8 c.p.p.m. afferma che quando vi è incertezza sulla minore età dell’imputato, il giudice dispone, anche di ufficio, perizia; se dopo la perizia permangono dubbi sulla età, questa è presunta.

La perizia può essere disposta, d’ufficio, su richiesta del pubblico ministero o del difensore, nel corso delle indagini preliminari, nel dibattimento di primo e di secondo grado; inoltre, può -anche essere disposta nel corso del giudizio abbreviato, del giudizio immediato, del giudizio direttissimo e durante il giudizio di revisione.

Competente a disporre la perizia è il giudice avanti al quale si svolge la fase o il grado del procedimento al momento in cui sorgono dubbi sull’età.

Se il procedimento si svolge presso il giudice ordinario, e sorge dubbio sull’età dell’imputato il giudice ordinario deve dichiarare la propria incompetenza e trasmettere gli atti al giudice minorile.

La perizia verrà, però, di norma disposta sin dalle prime indagini; in tal caso sarà il P.M. a richiedere al giudice per le indagini preliminari di disporre perizia nelle forme dell’incidente probatorio.

 

Per completezza va detto che gli accertamenti peritali sull’età vengono di solito effettuati con esami radiografici delle ossa carpali per individuare la saldatura dei nuclei ipofisari radiale e ulnare. Ove tale saldatura sia pressoché completa, si può determinare una età di almeno diciotto anni.

Se, tuttavia, all’esito degli accertamenti medici permangono incertezze, l’art. 67 c.p.p. prevede, per il favor rei, che il minore venga considerato infraquattordicenne se è in discussione l’imputabilità, o infradiciottenne se è in discussione la minore età.

 

Riguardo agli accertamenti sulla personalità, l’art. 9 c.p.p.m. stabilisce che il pubblico ministero e il giudice acquisiscono elementi circa le condizioni e le risorse personali, familiari, sociali e ambientali del minorenne al fine di accertarne l’imputabilità e il grado di responsabilità (art. 98 c.p.), valutare la rilevanza sociale del fatto (art. 27, D.P.R. 448/1988) nonché disporre le adeguate misure penali (art. 30, D.P.R. 448/1988) e adottare gli eventuali provvedimenti civili (art. 32, D.P.R. 448/1988). Agli stessi fini il pubblico mini-stero e il giudice possono assumere informazioni da persone che abbiano avuto rapporti con il minorenne e sentire il parere di esperti, anche senza alcuna formalità.

Il P.M. e il giudice debbono obbligatoriamente compiere speciali ricerche, ma posso-no, poi, assumere informazioni e pareri tecnici al fine di accertare la personalità.

Non sono previste particolari formalità per acquisire tali informazioni (art. 9, co. 2): lo strumento privilegiato a disposizione del Giudice e del P.M. per giungere ad una completa conoscenza del minore è dato dai Servizi Sociali ministeriali e territoriali (ma la PG ben può essere delegata a determinate verifiche) ma la stessa norma, al secondo comma, indica altri possibili canali nei pareri degli esperti ovvero nelle informazioni provenienti da coloro che con il minore abbiano avuti rapporti significativi (ad es. insegnanti, datori di lavoro etc.).

Va osservato che gli accertamenti vanno acquisiti sin dal primo momento in cui il mi-nore viene a contatto con il sistema giudiziario.

È già da questo momento che il P.M. e il giudice hanno necessità di conoscere il mi-nore, la sua provenienza, il suo grado di istruzione, per costruire e progettare interventi.

 

 

Inammissibilità della costituzione di parte civile nel processo minorile

La costituzione di parte civile è lo strumento processuale con cui si esercita l’azione civile nel processo penale, per ottenere le restituzioni ed il risarcimento del danno di cui all’art. 185 c.p. nei confronti dell’imputato e del responsabile civile.

Legittimati sono il soggetto al quale il reato ha recato il danno o i suoi successori.

Nel processo minorile non è ammessa la costituzione di parte civile, come fermamente statuito dall’art. 10, D.P.R. 22 settembre 1988, n. 448.

 

La sentenza penale non ha efficacia di giudicato nel giudizio civile per le restituzioni ed il risarcimento del danno cagionato dal reato e non può, inoltre, essere riconosciuta la sentenza penale straniera per conseguire le restituzioni o il risarcimento del danno.

La posizione della persona offesa nel processo minorile è posta infatti in secondo piano rispetto al processo ordinario, in quanto si mira innanzitutto al recupero del minore che delinque, tanto è vero che così come non è prevista la costituzione di parte civile, non è neanche prevista la legittimazione della parte offesa ad impugnare la sentenza di non doversi procedere per irrilevanza del fatto.

La presenza della parte offesa è prevista solo ai fini della cd. mediazione penale, per tentare la riconciliazione con l’imputato.

 

Cosa diversa è la riparazione economica diretta in favore della parte offesa, la quale, malgrado non rivesta un ruolo di parte processuale, è presente nel processo minorile e può esercitare le attività di cui all’art. 90 c.p.p., inoltre, essa può partecipare all’udienza preliminare ed al dibattimento nonché alla fase in cui si decide dell’adozione di provvedimenti anticipati quali l’irrilevanza del fatto o la messa alla prova.

 

In realtà, nel processo minorile, l’offeso dal reato costituisce un’importante fonte di informazioni per la ricostruzione del fatto e per l’individuazione del contesto in cui è stato commesso; esso rappresenta, poi, nell’ambito dell’istituto della messa alla prova o anche in quello dell’irrilevanza del fatto, un interlocutore indispensabile per valutare, ad esempio, la tenuità del fatto ovvero le prospettive di conciliazione.

 

La parte offesa, dunque, ha diritto di ricevere gli avvisi relativi al processo, ha diritto di essere informata della presentazione della richiesta di archiviazione del P.M. e può proporre opposizione.

 

 

L’assistenza all’imputato minorenne

Nel processo minorile l’imputato è costantemente assistito dai genitori o da persona diversa dallo stesso indicata e dai Servizi Minorili ossia da soggetti che, per ragioni affettive ovvero professionali, sono in grado di attenuare l’impatto del minore con il mondo giudiziario.

Tali soggetti possono essere esclusi dal compimento di singoli atti giudiziari solo ove lo richiedano esigenze processuali particolari ovvero l’interesse stesso del minore.

Il ruolo principale nell’ambito dell’assistenza che il minore deve ricevere nel processo spetta ai genitori e prescinde dall’effettivo legittimo esercizio della responsabilità genito-riale da parte degli stessi.

Quanto alla diversa figura contemplata dall’art. 11 D.P.R. cit. della persona idonea in-dicata dal minore va precisato che all’investimento operato dall’imputato minorenne deve seguire un provvedimento di ammissione da parte dell’AG che lo emetterà sulla scorta di informazioni idonee a valutarne l’idoneità.

 

Giova precisare che la figura in esame non è alternativa a quella dei genitori in quanto va intesa come una presenza ritenuta essenziale dal minore stesso laddove vada ad ag-giungersi ai genitori.

Il secondo comma dell’art. 12 cit. garantisce, poi, al minore l’assistenza da parte dei Servizi minorili di cui all’art. 6 del D.P.R. 448/1988, la scelta fra i quali dovrà cadere sul soggetto che abbia già in corso un rapporto con il minore ai fini di un più corretto e rapido svolgimento del processo.

 

Vista l’importanza dell’assistenza al minore, così come disciplinata dalla norma in esame, appare evidente che l’esclusione dei genitori e dei SS. dal compimento di singoli atti giudiziari deve ritenersi ipotesi eccezionale.

L’estromissione, allora, potrà derivare dal pericolo per l’acquisizione di una prova o per l’esecuzione di una misura ma, in ogni caso, dovrà limitarsi ad un singolo atto ed es-sere disposta con provvedimento motivato.

 

assistente-sociale

 

 


 


richiedi consulenza ai nostri professionisti

 
 
Commenti