Dopo aver cancellato il segreto bancario, ora l’Agenzia delle entrate si appresta a cancellare il “segreto telefonico”: già infatti dall’anno in corso, il Fisco intercetterà i dati relativi a consumi e crediti acquistati per tutte le utenze telefoniche, al fine di valutarli poi nello spesometro.
Andreotti scrisse che a pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Tuttavia, mai come in questo caso rincresce dover dire “lo sapevamo”. Non molte settimane fa, il Garante della privacy aveva scongiurato le numerose lesioni alla riservatezza che, in uno stato democratico, non dovrebbero mai avvenire e che, invece, da noi, in ragione di una crociata chiamata “lotta all’evasione”, realizzano più danni che benefici.
Così, per colpa di questa criminalizzazione del consumo – consumo che, se non ricordo male le nozioni di economia, è anche il volano della crescita di una nazione, “causa” di occupazione e di tanti altri “mali” – ieri il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha firmato un accordo storico. Grazie ad esso, da oggi in poi, tutti gli operatori di telefonia mobile e fissa dovranno inviare al Fisco, attraverso un servizio telematico (chiamato “Entratel”), ogni informazione su utenze, consumi (anche in sms) e credito acquistato dagli utenti. Tanto al fine di ricostruire l’identikit dei contribuenti e valutarne la capacità contributiva.
Preoccupazioni per la privacy (si pensi ai 92 milioni di SIM mobili attualmente registrate) o per una presunzione di responsabilità che non consente prove contrarie? Da uno Stato che colpevolizza la ricchezza, il commercio e gli scambi, ci si può aspettare qualsiasi cosa.
L’Agenzia delle Entrate fornisce massime rassicurazioni sul rispetto della privacy e sulla conservazione dei dati per il tempo strettamente necessario a effettuare i controlli. Le analisi saranno inoltre effettuate secondo un “principio di necessità”, ossia solo nel caso di esecuzione di controlli fiscali.
Ma il problema di fondo resta sempre lo stesso: fino a che punto sarà l’Amministrazione a procurarsi le prove dell’evasione o invece, raccolti semplici indizi (penso, per esempio, alle lunghe telefonate di una donna sola o alle centinaia di sms tra amanti), non obbligherà piuttosto i contribuenti a proporre opposizione contro le sanzioni? Ecco questo mi spaventa: la sostanziale “pigrizia” del nostro sistema burocratico, che pensa: “Per il momento mandiamo la sanzione. Che sia poi il contribuente a provare la propria innocenza”.
Intanto, per la trasmissione dei dati, le compagnie telefoniche hanno tempo sino al 30 settembre prossimo per quanto riguarda i dati del 2011.
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Rosalba Cavaliere
wow che notizia! Ma la gente lo sa come siamo messi? Grazie per questi interessanti articoli che vanno subito divulgati al fine di essere almeno a conoscenza delle strategie adottate dallo Stato per risanare ” i debiti “. Si fa di tutto per combattere l’evasione fiscale adesso che siamo al tracollo!