Misure precautelari applicabili ai minori
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19 Mar 2016
 
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Edizioni Simone
 


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Misure precautelari applicabili ai minori

L’arresto, il fermo e l’accompagnamento del minore.

 

Quando si parla di misure precautelari ci si riferisce a quegli strumenti limitativi della libertà personale di pertinenza della PG (arresto in flagranza e fermo di indiziato di delitto) e del P.M. (fermo), disciplinate nel codice di rito agli artt. 379 e ss.

Le misure precautelari applicabili ai minori sono l’arresto, il fermo e l’accompagnamento.

 

L’arresto in flagranza di reato operato dalla PG è sempre facoltativo e mai obbligatorio. Inoltre, l’esercizio di tale facoltà deve essere rapportato all’età e alla personalità del minorenne e alla gravità del fatto.

Non opera dunque nel campo del diritto minorile la distinzione tra arresto obbligatorio (art. 380 c.p.p.) e arresto facoltativo (art. 381 c.p.p.) sussistente per i maggiorenni.

 

Inoltre la soglia punitiva è molto più alta di quella contemplata per gli imputati maggiorenni ed è fissata nel limite della reclusione non inferiore nel massimo a nove anni (li-mite di carattere quantitativo), così come pure nelle ipotesi del fermo e della custodia cautelare (art. 23).

 

In base, poi, al criterio qualitativo, l’art. 23 detta un elenco di delitti per i quali è pure possibile l’arresto nonostante, per essi, la legge stabilisca una pena della reclusione inferiore nel massimo a nove anni; la norma rinvia alle ipotesi previste dall’art. 380, co. 2, c.p.p. e quindi ai reati, consumati o tentati, di rapina ed estorsione; di violenza sessuale; di quelli concernenti l’importazione, la vendita, la cessione e la detenzione di armi ed esplosivi; il traffico di sostanze stupefacenti; di furto aggravato dalla circostanza di essere stato commesso su armi, munizioni ed esplosivi; di furto aggravato dalla violenza sulle cose ex art. 625, co. 1, n. 2 prima ipotesi, c.p., a meno che non ricorra la circostanza attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità previsto dall’art. 62 n. 4 c.p.

 

La legge 26-3-2001, n. 128 (cd. pacchetto sicurezza) ha poi introdotto, nel corpo del codice penale, l’art. 624bis; quest’ultimo regolamenta, quali figure delittuose autonome, il furto in abitazione ed il furto con strappo.

La disciplina del computo della pena è, in linea di massima, quella stabilita dall’art. 379 c.p.p. il quale, a sua volta, rimanda all’art. 278 c.p.p.; i relativi criteri, pertanto, sono gli stessi operanti per gli adulti; ad essi però deve aggiungersi, pur non essendo espressamente richiamato dall’art. 16 D.P.R. 448/1988, il criterio previsto dall’art. 19, co. 5, D.P.R. 448 cit., il quale stabilisce che, nell’applicazione delle misure cautelari, si deve sempre tener conto della diminuente obbligatoria della minore età, sia pur nella misura minima di un giorno di reclusione, salvo che per i delitti di cui all’art. 73, co. 5, D.P.R. 309/1990 (produzione, il traffico e la detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope).

 

Per quanto concerne la misura precautelare del fermo del minorenne indiziato di un delitto, esso è disposto dalla Polizia Giudiziaria ovvero, con decreto, direttamente dal Pubblico Ministero minorile quando si procede per un reato per il quale è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a nove anni (anche qui vi è il rinvio all’ art. 23 D.P.R. cit. come per l’arresto) ma anche non inferiore nel minimo a due anni.

Ulteriori condizioni per l’applicabilità del fermo sono poi l’assenza della flagranza, la gravità degli indizi e il pericolo di fuga.

 

Notizia immediata dell’arresto o del fermo o dell’accompagnamento (vedi oltre) è dovuta: al Pubblico Ministero del luogo dove è stata eseguita la misura e, tanto, all’ovvio fine di consentire il tempestivo intervento dell’organo cui compete la valutazione sulla legittimità dell’operato della P.G.; al difensore di fiducia o di ufficio; all’esercente la responsabilità genitoriale o all’affidatario; tali ultimi due obblighi per la P.G. hanno la finalità di assicurare all’indagato minorenne un «diritto all’assistenza» visto non solo sul piano psicologico e affettivo, ma anche come «integrazione dell’autodifesa» di un soggetto debole, spesso incapace di esercitarla Autonomamente.

Fondamentale, quindi, è l’avviso agli esercenti la responsabilità genitoriale; essi possono autonomamente nominare un difensore di fiducia e devono essere obbligatoriamente informati.

Infine, devono essere tempestivamente avvisati del provvedimento coercitivo i Servizi Minorili dell’Amministrazione della Giustizia, che devono fornire assistenza al minore privato della sua libertà personale e che devono eseguire gli accertamenti previsti dalla legge sulla sua personalità. Questa ultima attività è di particolare importanza poiché la relazione dei Servizi Sociali sulla personalità del reo avrà notevole importanza nelle decisioni che il Pubblico Ministero ed il Giudice dovranno, rispettivamente, prospettare ed adottare, in tema di applicazione di misure cautelari dopo il provvedimento di convalida dell’arresto/fermo.

 

L’accompagnamento è previsto dall’art. 18bis del D.P.R. 448/1988 ed è una misura precautelare specifica per i minori. Può essere disposto nell’ipotesi in cui il minorenne venga colto in flagranza di delitto non colposo punito con la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni. Condotto il minore presso i propri Uffici, la Polizia Giudiziaria deve avvisare immediatamente il Pubblico Ministero e tempe-stivamente i Servizi Sociali minorili dell’amministrazione della giustizia; ovviamente va dato avviso anche al difensore.

Si effettua, quindi, l’invito all’esercente la responsabilità genitoriale a presentarsi di-nanzi agli organi procedenti per prendere in consegna il minore; l’atto della consegna comporta l’avvertimento all’interessato dell’obbligo di tenere il minore a disposizione del P.M. e di vigilare sul suo comportamento.

 

Mentre l’arrestato ed il fermato, fatta salva l’ipotesi limite di cui all’ art. 18, co. 2, secondo periodo, vengono condotti in un Centro di prima Accoglienza o in una Comunità, viceversa nell’accompagnamento (art. 18bis), il minore viene ricondotto presso la sua abitazione.

 

A questa regola fa eccezione il caso previsto dall’art. 18bis, co. 4, D.P.R. 448/1988, secondo il quale, pur in caso di accompagnamento in flagranza, il minore non deve essere accompagnato presso la sua abitazione, bensì deve essere condotto presso un Centro di Prima Accoglienza ovvero presso una Comunità nei seguenti casi:

 

– quando non sia possibile provvedere ad invitare i genitori del minore a presentarsi in Ufficio per prendere in consegna il minore;

– quando a tale invito la Polizia Giudiziaria ha provveduto ma l’esercente la responsabilità genitoriale non vi ha ottemperato;

– quando la persona alla quale il minorenne dovrebbe essere affidato appare manifestamente inidonea ad adempiere all’obbligo di vigilare sul comportamento del minore e di tenerlo a disposizione del P.M.

 

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