Fermo auto: competente non è il tribunale dell’esecuzione
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13 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Fermo auto: competente non è il tribunale dell’esecuzione

Ho ricevuto un fermo auto da parte di Equitalia: a quale giudice devo presentare ricorso?

 

Riceviamo spesso email di lettori che ci chiedono quali siano le regole sulla giurisdizione e competenza contro il fermo auto di Equitalia: in buona sostanza, il dubbio che, spesso, il contribuente si pone è a quale giudice vada presentato il ricorso per opporsi a quelle che, comunemente, vengono chiamate “ganasce fiscali”, ossia il fermo amministrativo dopo la cui iscrizione al PRA il mezzo non può più circolare.

 

La questione è stata definitivamente risolta a luglio del 2015 con una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione [1] che, definitivamente risolvendo il contrasto insorto in materia, ha chiarito che… una regola uguale per tutti i casi non esiste, ma dipende dalla causa (tributo, sanzione, ecc.) per cui è stato effettuato il fermo. Una cosa però è certa: il ricorso non va presentato – come in molti hanno spesso fatto – davanti al tribunale ordinario, giudice dell’esecuzione forzata. E questo perché – dice chiaramente la Suprema Corte – il blocco dell’auto non è una misura di espropriazione (contro la quale, altrimenti, sarebbe effettivamente scattata la competenza del giudice dell’esecuzione), ma una misura cautelare, che nulla ha a che fare con il pignoramento (atto, invece, eventuale e successivo).

 

Insomma, detto in parole povere, il fermo amministrativo non espropria un bel niente, ma serve solo a “garantire” il creditore (Equitalia) dal rischio che il bene venga venduto, rovinato, distrutto, ecc. Il pignoramento può (ma non necessariamente deve) avvenire successivamente (anzi, a ben vedere, non avviene quasi mai, limitandosi Equitalia a porre il blocco come misura sufficientemente afflittiva per ottenere, già con essa, il pagamento del proprio credito).

 

Ma allora, quale giudice è competente per il ricorso contro il fermo di Equitalia? Semplice: bisogna seguire le stesse regole stabilite quando si deve fare ricorso contro una cartella di pagamento. E, quindi, è necessario stabilire la “causale” della richiesta di pagamento. Per cui:

 

– se il fermo viene iscritto per multe da violazioni del codice della strada, la competenza è del Giudice di Pace;

 

– se il fermo viene iscritto per tasse e tributi (Irpef, Iva, Ires, Tosap, Imu, Tasi, Ici, Tari, Tarsu, bollo auto, canone Rai, ecc.) la competenza è della Commissione Tributaria Provinciale;

 

– se il fermo viene iscritto per contributi previdenziali Inps e Inail, la competenza è del giudice del lavoro.

 

Che succede se la cartella esattoriale è mista, ossia contiene tributi e/o sanzioni appartenenti a più categorie di quelle appena elencate? Il contribuente è purtroppo costretto a presentare tanti ricorsi contro ognuno di essi, e quindi moltiplicare le impugnazioni per ciascun giudice competente. Il che potrebbe, peraltro, porre anche un problema di contrasto tra le decisioni, potendo un giudice decidere per la sospensiva del fermo e un altro no.


La sentenza

Cassazione civile, sez. un., 22/07/2015, (ud. 23/06/2015, dep.22/07/2015), n. 15354

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il Giudice di Pace di Palmi, con sentenza de 9 aprile 2013, n. 252, dichiarò la propria incompetenza per materia a conoscere l’opposizione, proposta da O.N., avverso il provvedimento di fermo amministrativo conseguente al mancato pagamento di cartella esattoriale relativa a sanzioni amministrative (contravvenzioni al codice della strada), di importo pari a Euro 4.042,41, per l’effetto rimettendo le parti dinanzi al Tribunale. Riassunta la causa, il giudice designato ha richiesto d’ufficio regolamento di competenza, ex art. 45 c.p.c..

Ha ricordato che, nel dichiararsi incompetente, il Giudice di Pace aveva richiamato l’arresto di queste sezioni unite, secondo cui la competenza per l’impugnazione di un provvedimento di fermo amministrativo, previsto dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 86 (o anche di un semplice “preavviso”, relativo a crediti di natura non tributaria) è, in base all’art. 9 c.p.c., comma 2, inderogabilmente del tribunale, in virtù della natura esecutiva del provvedimento in discussione (Cass. civ. sez. un. 12 ottobre 2011, n. 20931).

A giudizio del decidente, invece, pur dovendo essere condiviso l’orientamento di

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[1] Cass. ord. n. 15354/2015 del 22.07.2015.

 

Autore immagine: 123rf com

 


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