Una clausola nulla rende il contratto nullo?
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13 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Una clausola nulla rende il contratto nullo?

Contratti: nullità di singole clausole o di parti di esse, estensione all’intero contratto.

 

Quante volte si sente dire che la clausola di un contratto è nulla perché in contrasto con la legge: si pensi al caso di un mutuo ove siano previsti interessi usurari, al diritto attribuito a una delle parti di sciogliersi dal contratto e da ogni impegno assunto in qualsiasi momento e sulla base di una sua semplice e discrezionale scelta, alla clausola contenuta in un contratto di locazione che prevede una durata inferiore a quella minima prevista dalla legge, ecc.

 

Ebbene, se non vi sono dubbi che la clausola sia nulla, si può anche dire che tale nullità si riversi sull’intero contratto rendendo nullo anch’esso? La risposta va data caso per caso, in base all’importanza che tale clausola (nulla) riveste all’interno del contratto e al peso che le parti le hanno voluto dare. Come stabilisce il codice civile [1], la nullità di una o più clausole di un contratto comporta la nullità dell’intero contratto (e, quindi, lo scioglimento da ogni vincolo per le parti) qualora i contraenti non lo avrebbero mai conclusolo senza quella parte del suo contenuto.

 

Come ha precisato la Cassazione [2], in caso di nullità di una parte del contratto affinché questa si estenda all’intero contratto, occorre avere riguardo alla volontà delle parti, per valutare se esse avrebbero o meno concluso l’accordo senza quella parte affetta da nullità.

 

Questo significa che la legge non stabilisce una regola, ma rimette tutto alla verifica di quelle che erano le iniziali intenzioni delle parti. È chiaro – per esempio – che in un contratto di finanziamento, il consumatore firmerebbe ugualmente il contratto pur in presenza di un tasso di interesse più basso, a lui, quindi, più conveniente. La clausola usuraria, quindi, non può dirsi, nelle intenzioni di entrambe le parti, essenziale. La conseguenza è che, in presenza di interessi superiori al limite stabilito dalla normativa, il contratto rimane in vita, il mutuatario sarà tenuto a restituire il prestito alle scadenze concordate, ma non al tasso convenuto (perché illegale).

 

Ma a chi spetta dimostrare tale inscindibilità della clausola dal contratto? Sicuramente alla parte interessata a valersi di tale clausola. Dice infatti la Cassazione [3]: la prova che le parti non avrebbero concluso il contratto senza quella parte affetta da nullità, con conseguente estensione della invalidità all’intero contratto, deve essere fornita dall’interessato. Il giudice dovrà verificare la volontà delle parti quale obiettivamente ricostruibile sulla base del contratto.

 

Ed ancora: la nullità di singole clausole contrattuali, o di parti di esse, si estende all’intero contratto, o a tutta la clausola, ove l’interessato dimostri che la porzione colpita da invalidità non ha un’esistenza autonoma, né persegue un risultato distinto, ma è in correlazione inscindibile con il resto, nel senso che i contraenti non avrebbero concluso il contratto senza quella parte del suo contenuto colpita da nullità [4].

 

 

Quando la clausola viene sostituita direttamente dalla legge

Ci sono poi dei casi in cui la contrarietà alla legge della clausola non comporta la nullità della stessa, né tantomeno dell’intero contratto, ma la sua sostituzione automatica con quanto prevede la legge. Questo avviene quando le norme di legge sono imperative, ossia non consentono alle parti di derogarvi e di prevedere accordi di tipo diverso. L’esempio classico è quello della durata dell’affitto. Si pensi alla locazione a canone libero, ove però padrone di casa e inquilino stabiliscano una durata inferiore ai 4 anni (per esempio: 2 anni). In tal caso, si applica direttamente il termine legale di 4 anni e ogni diverso accordo delle parti si considera come mai avvenuto.

 


[1] Art. 1419 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 27839/2009.

[3] Cass. sent. n. 6756/2003.

[4] Cass. sent. n. 2314/2016. Cfr. anche Cass. sent. n. 2390/2014: “La nullità della singola clausola contrattuale comporta la nullità dell’intero contratto ovvero la conservazione dello stesso in dipendenza della scindibilità del contenuto negoziale, il cui accertamento richiede, essenzialmente, la valutazione della potenziale volontà delle parti in relazione all’eventualità del mancato inserimento di tale clausola, e, dunque, in funzione dell’interesse in concreto dalle stesse perseguito”.

 

Autore immagine: 123rf cin

 


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