Le tasse nascoste che paga un lavoratore dipendente sono il 96%
Miscellanea
14 Mar 2016
 
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Redazione
 


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Le tasse nascoste che paga un lavoratore dipendente sono il 96%

Da quest’anno il lavoratore dipendente pagherà in modo consapevole solo il bollo auto e la Tari: tutte le altre tasse sono invece nascoste.

 

Il 96% delle tasse che paga un lavoratore dipendente sono nascoste: vengono cioè pagate attraverso la ritenuta alla fonte sullo stipendio o con il prezzo del bene corrisposto al venditore. Non c’è quindi una piena consapevolezza del contribuente sul peso fiscale subìto. È quanto rilevato da uno studio della CGIA di Mestre (la nota Associazione Artigiani Piccole Imprese).

 

Chi ha un contratto di lavoro dipendente versa solo il 4% delle imposte in modo consapevole, ossia attraverso un’operazione presso uno sportello bancario o postale. Il restante 96% viene invece corrisposto in modo indiretto, non consapevole e, quindi, del tutto sottratto a qualsiasi controllo. È il caso, innanzitutto, del cosiddetto “prelievo alla fonte”, quello cioè operato dal datore di lavoro: con questo sistema avviene il pagamento della tassa per eccellenza sul reddito, l’Irpef, nonché i versamenti dei contributi previdenziali Inps necessari alla successiva pensione, i premi di produzione, le addizionali regionali e comunali Irpef, le indennità di trasferta nonché gli indennizzi per infortuni professionali.

 

Sempre inconsapevolmente, il contribuente paga, insieme alle bollette della luce e del gas le relative accise: spesso, addirittura, con la delega in banca, l’utente si accorge solo dell’addebito finale, senza poter misurare le singole voci della bolletta.

Stesso discorso avviene con la benzina, le cui accise costituiscono la parte più sostanziosa del prezzo pagato al distributore.

Ancora in modo nascosto il contribuente si fa carico dell’imposta sull’assicurazione rc auto, che viene inglobata nell’ammontare del premio, di cui peraltro una voce viene corrisposta a titolo di canone Rai per l’autoradio. Ed ancora, in modo nascosto, egli paga le tasse di bollo sul conto corrente – con un prelievo annuale dal deposito stesso – e sui dossier titoli.

 

Da quest’anno, poi, c’è anche il canone Rai che, come ormai noto, verrà riscosso in modo indiretto, non più con pagamento con il bollettino postale, ma con la bolletta della luce, in modo da impedire qualsiasi forma di “dissenso” ed evasione.

 

Ciliegina sulla torta, il contribuente è anche consumatore e, come tale, nel momento in cui acquista qualsiasi bene, si fa anche carico dell’IVA senza poterla a sua volta scaricare dalla dichiarazione. Egli, insomma, è destinatario del prelievo applicato dal fisco sull’intera catena produttiva.

 

A conti fatti, ad oggi, un lavoratore dipendente paga in modo consapevole solo il bollo auto e la Tari, l’imposta sulla spazzatura, che corrispondono appunto al 4% dell’imposizione fiscale. Il restante 96% lo ha versato senza alcun atto di volontà esplicita (e spesso consapevole).

 

Al contrario, invece, per i lavoratori autonomi è quasi sempre necessario mettere mano al portafogli: ed è proprio per questo – sostiene lo studio della CGIA di Mestre – che i professionisti e gli imprenditori costituiscono proprio quella categoria di contribuenti che più si lamentano dell’imposizione fiscale; la loro consapevolezza rende più pesante il versamento del dovuto. Una cosa, infatti, è percepire un reddito già al netto delle tasse, un’altra invece è riceverlo al lordo e poi dover mettere mani al portafogli e vederlo inesorabilmente sgonfiarsi.


Autore immagine: 123rf com

 


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Commenti
15 Mar 2016 foibar

Inutile, essendo allevati in batteria non si è consapevoli del fatto che la “fuori” c’è pure l’erba verde………….